(AGENPARL) - Roma, 17 Ottobre 2026 - Il presidente Mirziyoyev annuncia sei grandi accordi energetici e prepara nuove gare per 2.200 megawatt di capacità solare ed eolica. Opportunità anche nelle reti elettriche, nell’accumulo energetico e nell’esplorazione di petrolio e gas. Emirati, Arabia Saudita, Giappone e Francia tra i protagonisti della trasformazione industriale uzbeka
L’Uzbekistan accelera la trasformazione del proprio sistema energetico e apre una nuova fase di investimenti internazionali, con l’obiettivo di sostenere la crescita industriale, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e consolidare il proprio ruolo economico nell’Asia centrale. Il presidente Shavkat Mirziyoyev ha annunciato la firma di sei accordi nel settore energetico per un valore complessivo di 4,7 miliardi di dollari, accompagnati da un programma di nuove gare competitive, interventi sulle infrastrutture elettriche e progetti industriali destinati ad ampliare la partecipazione delle imprese straniere.
Gli accordi, sottoscritti il 16 ottobre durante un incontro con investitori nazionali e internazionali a Tashkent, prevedono la realizzazione di 3.000 megawatt di nuova capacità di generazione elettrica e 400 megawatt di capacità di accumulo. Il programma si inserisce in una strategia più ampia attraverso la quale il governo uzbeko intende superare alcune delle criticità strutturali del proprio sistema energetico, caratterizzato da una domanda crescente e dalla necessità di modernizzare le reti di trasmissione e distribuzione.
Negli ultimi dieci anni il settore ha attratto circa 35 miliardi di dollari di investimenti, favoriti dall’apertura al capitale privato e dall’introduzione di partenariati pubblico-privati. La quota delle fonti rinnovabili nella produzione elettrica nazionale ha raggiunto il 31%, mentre il governo punta a portarla al 54% entro il 2030.
La novità più significativa riguarda tuttavia il cambiamento delle modalità con cui saranno sviluppati e assegnati i futuri progetti. Finora gli investitori potevano proporre direttamente la localizzazione degli impianti, un sistema che aveva contribuito ad accelerare la costruzione di nuove centrali ma aveva anche determinato una distribuzione non sempre equilibrata della capacità produttiva sul territorio.
Il nuovo modello prevede invece che siano le autorità a individuare preventivamente il fabbisogno energetico delle diverse regioni, definendo localizzazione, capacità, condizioni di connessione alla rete e modalità di acquisto dell’elettricità. I progetti saranno successivamente assegnati attraverso procedure competitive aperte agli operatori interessati.
Per gli investitori internazionali si tratta di un cambiamento rilevante, perché la disponibilità anticipata delle informazioni tecniche e commerciali potrebbe ridurre alcune delle incertezze che normalmente accompagnano lo sviluppo di grandi infrastrutture energetiche.
Nuove gare per 2.200 megawatt e investimenti nelle reti elettriche
La prima applicazione del nuovo sistema riguarderà sei progetti solari ed eolici per una capacità complessiva di 2.200 megawatt, che il governo intende mettere a gara prossimamente.
Queste iniziative sono distinte dai sei accordi da 4,7 miliardi di dollari già sottoscritti e rappresentano quindi un’ulteriore opportunità di partecipazione per gli operatori internazionali.
Le autorità uzbeke hanno annunciato che gli investitori potranno conoscere in anticipo le caratteristiche dei terreni disponibili, le condizioni di collegamento alle infrastrutture elettriche e i meccanismi previsti per la vendita dell’energia prodotta.
La disponibilità di queste informazioni costituisce un elemento importante per la valutazione economica dei progetti, soprattutto in un mercato nel quale la redditività degli investimenti dipende non soltanto dalla capacità di generazione, ma anche dall’efficienza delle reti e dalla certezza dei ricavi futuri.
Il programma energetico nazionale prevede inoltre, entro il 2030, la realizzazione di 5.000 chilometri di nuove linee elettriche e 16 grandi sottostazioni, oltre all’espansione della capacità di accumulo fino a 4,5 gigawatt.
Il governo intende aggiungere complessivamente 22.000 megawatt di capacità di generazione e portare la produzione annua di elettricità oltre 129 miliardi di chilowattora.
L’espansione delle infrastrutture apre prospettive anche per le aziende specializzate nella produzione di trasformatori, apparecchiature ad alta tensione, sistemi di controllo delle reti, batterie industriali e tecnologie per l’integrazione delle fonti rinnovabili.
Per rendere più prevedibile la programmazione degli investimenti, Tashkent ha inoltre annunciato la preparazione del primo Piano energetico nazionale con orizzonte al 2050, la cui pubblicazione è prevista entro luglio 2027. Una mappa delle opportunità di connessione alla rete dovrebbe essere disponibile entro marzo dello stesso anno.
Si tratta di strumenti che potrebbero assumere un ruolo significativo nelle decisioni delle imprese interessate a entrare nel mercato uzbeko, soprattutto per progetti con tempi di realizzazione e recupero del capitale particolarmente lunghi.
Emirati, Arabia Saudita e Giappone nella trasformazione energetica uzbeka
La nuova strategia energetica di Tashkent si sviluppa attraverso una rete di partenariati che coinvolge alcuni dei principali investitori internazionali del settore.
Tra le società presenti nei programmi energetici uzbeki figurano la saudita ACWA Power, l’emiratina AMEA Power, le giapponesi Toyota Tsusho e Sojitz, la francese EDF e la qatariota Nebras Power.
Un ruolo particolarmente significativo è svolto dagli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi anni hanno rafforzato la propria presenza economica in Uzbekistan attraverso investimenti nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture.
Il 16 ottobre Mirziyoyev ha incontrato a Tashkent Mohamed Jameel Al Ramahi, amministratore delegato di Masdar, e Hussain Al Nowais, presidente di AMEA Power, per discutere l’accelerazione dei progetti congiunti.
Secondo le informazioni diffuse dalla Presidenza uzbeka, gli scambi commerciali bilaterali con gli Emirati sono aumentati del 40% dall’inizio dell’anno. Le parti hanno concordato di ampliare la cooperazione nell’energia verde, nelle infrastrutture moderne, nell’industria, nel turismo e nei servizi.
La presenza delle società del Golfo assume un significato che supera la dimensione dei singoli impianti energetici. Per gli Emirati e l’Arabia Saudita, l’Asia centrale rappresenta un mercato nel quale diversificare gli investimenti internazionali, valorizzare le competenze sviluppate nelle energie rinnovabili e consolidare relazioni economiche con Paesi collocati lungo importanti direttrici commerciali eurasiatiche.
Per l’Uzbekistan, la collaborazione con investitori provenienti da aree geografiche differenti permette invece di ampliare le fonti di finanziamento e ridurre la dipendenza da un numero limitato di partner.
Questa diversificazione si inserisce nella politica economica di Tashkent, che cerca di mantenere rapporti di cooperazione con Russia, Cina, Paesi del Golfo, Giappone e Unione Europea, evitando che lo sviluppo delle proprie infrastrutture strategiche dipenda esclusivamente da un singolo interlocutore.
Nucleare, data center e nuove infrastrutture industriali
Accanto allo sviluppo delle energie rinnovabili, l’Uzbekistan intende rafforzare il proprio programma nucleare, considerato uno degli strumenti per garantire una maggiore stabilità della produzione elettrica nel lungo periodo.
Il Paese ha già avviato un progetto nucleare nella regione di Jizzakh, sviluppato con la partecipazione della società russa Rosatom. Il programma prevede una combinazione di reattori di grande e piccola taglia, con una capacità complessiva prevista di 2.110 megawatt.
Il governo ha inoltre prospettato la costruzione di altre due centrali nucleari, senza aver ancora annunciato partner industriali, finanziamenti o calendari definitivi.
La scelta di affiancare energia nucleare e fonti rinnovabili risponde alla necessità di sostenere una domanda elettrica destinata a crescere con l’espansione industriale e lo sviluppo delle infrastrutture digitali.
Tra i settori che richiederanno maggiori disponibilità energetiche figurano infatti i data center, la cui diffusione sta modificando le strategie di investimento di numerosi Paesi.
L’Uzbekistan punta a rendere il proprio sistema elettrico capace di sostenere anche attività industriali e tecnologiche caratterizzate da consumi elevati e dalla necessità di un’alimentazione continua.
La disponibilità di energia affidabile diventa così un fattore competitivo per attrarre nuovi investimenti, soprattutto nei settori della trasformazione industriale, delle telecomunicazioni e dei servizi digitali.
Il programma nucleare presenta inoltre una dimensione industriale. Le autorità hanno annunciato l’intenzione di realizzare una zona specializzata nella produzione di apparecchiature e materiali destinati alla centrale in costruzione nel distretto di Forish.
L’iniziativa potrebbe favorire lo sviluppo di una filiera locale di fornitori, coinvolgendo imprese specializzate in componentistica, lavorazioni industriali, sistemi elettrici e servizi tecnici.
La concreta accessibilità di queste opportunità agli operatori stranieri dipenderà tuttavia dalle procedure di qualificazione, dai requisiti tecnici e dalle modalità di assegnazione delle future commesse.
Petrolio e gas, 128 blocchi esplorativi disponibili per gli investitori
Nonostante la crescente attenzione alle energie rinnovabili, il governo uzbeko continua a considerare petrolio e gas componenti importanti della propria strategia energetica.
Durante l’incontro con gli investitori, Mirziyoyev ha annunciato che 128 blocchi destinati all’esplorazione di idrocarburi sono stati predisposti per potenziali operatori stranieri.
L’iniziativa si affianca alle attività già avviate sull’altopiano di Ustyurt, dove la compagnia petrolifera statale azera SOCAR e la britannica BP sono coinvolte in progetti esplorativi su sei blocchi.
La partecipazione di SOCAR introduce un ulteriore elemento di interesse geopolitico, collegando lo sviluppo energetico uzbeko alla crescente cooperazione economica tra i Paesi dell’Asia centrale e dell’area caspica.
L’obiettivo di Tashkent non consiste soltanto nell’incrementare la produzione di materie prime, ma anche nel rafforzare le attività di trasformazione industriale.
Tra i programmi annunciati figura un progetto methanol-to-olefins nella regione di Bukhara, destinato alla produzione di composti chimici utilizzati nell’industria delle materie plastiche.
Sono inoltre previsti interventi di modernizzazione delle raffinerie di Bukhara e Fergana.
L’apertura di nuovi blocchi esplorativi e lo sviluppo delle attività di raffinazione potrebbero creare opportunità per operatori specializzati in servizi petroliferi, tecnologie di perforazione, ingegneria industriale e impiantistica.
Occorre tuttavia distinguere la disponibilità dei blocchi per potenziali investitori dall’apertura formale di procedure competitive: modalità di partecipazione, requisiti e scadenze dovranno essere verificati attraverso i successivi provvedimenti delle autorità competenti.
Investimenti industriali per 850 milioni e nuove opportunità per le imprese
Uno degli aspetti più interessanti del programma riguarda la volontà del governo di sviluppare una filiera industriale nazionale collegata agli investimenti energetici.
Tashkent ha predisposto dodici progetti per un valore complessivo di 850 milioni di dollari, destinati a favorire la produzione locale di apparecchiature ad alta tensione, sistemi di accumulo e componenti per turbine eoliche.
L’obiettivo è ridurre progressivamente la dipendenza dalle importazioni di tecnologie e materiali, aumentando il valore aggiunto generato all’interno del Paese.
Questa strategia potrebbe interessare anche le imprese europee specializzate nella produzione di componentistica elettrica, automazione industriale, tecnologie energetiche e servizi di ingegneria.
Per le aziende italiane, in particolare, i settori potenzialmente rilevanti comprendono le apparecchiature per la distribuzione elettrica, i sistemi di controllo industriale, le tecnologie per l’efficienza energetica e la realizzazione di infrastrutture di rete.
Non si tratta ancora di opportunità contrattuali automaticamente accessibili. Le possibilità effettive dipenderanno dalla pubblicazione dei bandi, dalle condizioni di partecipazione e dall’eventuale presenza di requisiti relativi alla produzione locale o alla costituzione di partenariati industriali.
Il governo uzbeko ha comunque manifestato l’intenzione di rafforzare il coinvolgimento degli investitori stranieri anche nelle attività produttive, superando un modello nel quale la partecipazione internazionale si concentra prevalentemente sul finanziamento e sulla costruzione degli impianti.
Il collegamento con il Caspio e la prospettiva delle esportazioni elettriche verso l’Europa
La trasformazione energetica dell’Uzbekistan si inserisce in un contesto regionale più ampio, caratterizzato dallo sviluppo di nuove infrastrutture commerciali e di collegamento tra Asia centrale, Caucaso ed Europa.
Tra i progetti strategici figura il futuro corridoio energetico attraverso il Mar Caspio, destinato a creare le condizioni per esportare elettricità prodotta da fonti rinnovabili verso i mercati europei.
L’iniziativa coinvolge Uzbekistan, Kazakistan e Azerbaigian e si collega ai programmi di interconnessione elettrica attraverso il Caucaso meridionale e il Mar Nero.
Il progetto, ancora nella fase degli studi di fattibilità, potrebbe assumere un’importanza crescente nella strategia europea di diversificazione degli approvvigionamenti energetici.
Per Tashkent, la prospettiva di esportare elettricità rappresenterebbe un’evoluzione significativa del proprio ruolo economico: da mercato impegnato soprattutto a soddisfare la domanda interna a possibile fornitore di energia per sistemi regionali interconnessi.
La realizzazione di questi collegamenti richiederà tuttavia investimenti considerevoli, accordi commerciali di lungo periodo e un coordinamento tecnico tra le reti elettriche dei Paesi coinvolti.
Il potenziamento della produzione uzbeka costituisce quindi soltanto uno degli elementi necessari per rendere concretamente realizzabile il progetto.
La dimensione energetica si affianca a quella dei trasporti e delle telecomunicazioni, contribuendo alla progressiva integrazione economica dell’Asia centrale con il Caucaso e i mercati europei.
In questo quadro, il Caspio si conferma un’area di crescente rilevanza strategica, nella quale convergono interessi commerciali, energetici e infrastrutturali.
La sfida degli investimenti: trasparenza, reti e stabilità normativa
L’entità dei programmi annunciati evidenzia le ambizioni economiche dell’Uzbekistan, ma pone anche interrogativi sulla capacità del sistema nazionale di gestire una trasformazione così ampia.
La costruzione di nuovi impianti di generazione, infatti, non garantisce automaticamente una maggiore disponibilità di elettricità per imprese e cittadini se non viene accompagnata da un adeguato sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione.
Il presidente Mirziyoyev ha riconosciuto la necessità di superare inefficienze amministrative e ostacoli burocratici che possono rallentare la realizzazione dei progetti.
Per affrontare queste criticità è prevista l’istituzione di un Consiglio degli investitori del settore energetico, con il compito di facilitare il coordinamento tra amministrazioni pubbliche e operatori privati.
L’organismo dovrà intervenire sulle questioni relative all’assegnazione dei terreni, alle connessioni elettriche, alle autorizzazioni tecniche e alle difficoltà che possono emergere durante la realizzazione delle infrastrutture.
Per gli investitori internazionali, la prevedibilità del quadro normativo e la certezza delle condizioni contrattuali costituiscono fattori determinanti, soprattutto in un settore caratterizzato da investimenti iniziali elevati e tempi di recupero del capitale pluriennali.
La transizione verso un sistema di gare competitive potrebbe migliorare la trasparenza e favorire una maggiore partecipazione internazionale, ma la sua efficacia dipenderà dalle modalità concrete di applicazione.
La pubblicazione dei documenti di gara, la definizione delle garanzie contrattuali e la disponibilità di meccanismi affidabili per l’acquisto dell’energia saranno elementi decisivi per valutare l’effettiva attrattività dei nuovi progetti.
L’Uzbekistan nella nuova geografia economica dell’Asia centrale
La strategia annunciata da Tashkent riflette una trasformazione più ampia degli equilibri economici dell’Asia centrale.
La regione sta assumendo una crescente importanza nelle politiche di investimento di Paesi che cercano nuovi mercati industriali, opportunità energetiche e collegamenti commerciali tra Oriente e Occidente.
L’Uzbekistan, grazie alla propria posizione geografica e alla progressiva apertura economica, cerca di inserirsi in questo processo attraverso una politica di diversificazione dei partner internazionali.
La presenza contemporanea di investitori del Golfo, imprese giapponesi, operatori europei e società russe evidenzia una strategia orientata ad attrarre capitali e tecnologie da differenti aree economiche.
L’energia rappresenta uno degli strumenti principali di questa trasformazione, perché condiziona direttamente la possibilità di sviluppare nuove attività industriali, infrastrutture digitali e collegamenti commerciali.
Gli accordi da 4,7 miliardi di dollari costituiscono dunque soltanto una parte di un programma più articolato, nel quale la produzione elettrica si collega alla modernizzazione industriale, allo sviluppo delle reti, all’esplorazione di risorse naturali e alla costruzione di nuove relazioni economiche internazionali.
Per gli investitori, il passaggio più significativo sarà ora verificare come gli annunci governativi si tradurranno in progetti finanziati, gare effettivamente aperte e contratti assegnati.
La disponibilità di capitali internazionali appare importante, ma altrettanto determinante sarà la capacità delle autorità uzbeke di garantire condizioni operative stabili, procedure trasparenti e infrastrutture adeguate.
La trasformazione energetica dell’Uzbekistan potrebbe così contribuire a ridefinire il ruolo economico del Paese nello spazio eurasiatico, rafforzandone la posizione non soltanto come mercato di destinazione degli investimenti, ma anche come futuro nodo industriale ed energetico tra Asia centrale, Caspio ed Europa.
