(AGENPARL) - Roma, 12 Ottobre 2026 - Teheran giudica insufficiente la risposta americana sulle condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz. Rezaei avverte che le infrastrutture digitali regionali potrebbero essere colpite in caso di una nuova escalation
TEHERAN, 12 OTT – L’Iran minaccia di estendere un’eventuale ripresa delle ostilità alle infrastrutture digitali del Golfo, compresi cavi sottomarini per le telecomunicazioni, data center e strutture dedicate all’intelligenza artificiale. L’avvertimento arriva mentre proseguono i contatti diplomatici indiretti con gli Stati Uniti, senza che sia stato ancora raggiunto un accordo sulle condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riferito dai media statali iraniani, Mohsen Rezaei ha avvertito che, in caso di una nuova guerra, le infrastrutture digitali presenti nella regione potrebbero diventare obiettivi. Il funzionario ha indicato in 2.000 miliardi di dollari il valore complessivo delle strutture potenzialmente esposte, una cifra che non risulta verificata indipendentemente.
La minaccia amplia il quadro delle possibili ripercussioni del conflitto: oltre alle installazioni militari e alle rotte marittime, Teheran evoca il rischio di attacchi contro infrastrutture essenziali per le telecomunicazioni, i servizi digitali e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La dichiarazione, tuttavia, non dimostra l’esistenza di un piano operativo già approvato né consente di stabilire quali strutture potrebbero essere prese di mira.
Hormuz, proseguono i contatti tra Iran e Stati Uniti
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Teheran sta esaminando l’ultima proposta presentata da Washington e che i messaggi tra i due Paesi continuano attraverso mediatori.
Il confronto resta concentrato sulle condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz e superare lo stallo diplomatico. Rezaei ha giudicato insufficiente la risposta americana alle richieste iraniane, sostenendo che alcune condizioni sarebbero state accolte, mentre su altre non sarebbero arrivati chiarimenti adeguati.
Baghaei ha inoltre respinto la ricostruzione secondo cui la chiusura dello stretto sarebbe uno strumento di pressione negoziale, sostenendo che si tratta di una risposta agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Il portavoce ha affermato che la sicurezza della navigazione non potrà essere ripristinata finché resterà in vigore il blocco navale americano.
Le dichiarazioni rappresentano la posizione di Teheran in una crisi che coinvolge uno dei principali passaggi strategici per il commercio mondiale di petrolio e gas. Le restrizioni alla navigazione alimentano le preoccupazioni per le forniture energetiche, i costi assicurativi e la sicurezza del traffico commerciale.
La minaccia si estende anche alle installazioni militari
Nel quadro delle dichiarazioni arrivate da Teheran, il parlamentare iraniano Mohammad Seraj ha affermato che le forze del Paese avrebbero individuato i luoghi in cui si trova il personale militare statunitense e israeliano, oltre ai siti in cui sarebbero custoditi aerei e attrezzature.
Anche in questo caso si tratta di un’affermazione attribuita a un esponente iraniano, che non costituisce di per sé una verifica indipendente delle capacità operative rivendicate.
Le dichiarazioni si inseriscono in una fase di forte tensione regionale, nella quale il confronto militare si intreccia con i negoziati sul futuro di Hormuz e con le minacce rivolte a infrastrutture strategiche.
L’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe quindi accrescere i rischi non soltanto per la navigazione e gli impianti energetici, ma anche per le reti di comunicazione e le infrastrutture digitali da cui dipendono numerosi servizi internazionali. Per il momento, tuttavia, la minaccia contro data center e cavi sottomarini resta una dichiarazione condizionata a una nuova escalation, non la conferma di un attacco imminente.
