(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2026 - Democratici e repubblicani contestano l’allentamento delle restrizioni sul carburante russo. Dubbi sull’efficacia per i prezzi negli Stati Uniti e sulla coerenza con la strategia delle sanzioni contro Mosca
WASHINGTON – La decisione di Donald Trump di autorizzare temporaneamente determinate operazioni relative al diesel di origine russa ha provocato una reazione bipartisan al Congresso degli Stati Uniti. Democratici e repubblicani hanno criticato la scelta della Casa Bianca, avvertendo che l’allentamento delle restrizioni potrebbe garantire nuove entrate a Mosca mentre prosegue la guerra contro l’Ucraina.
Secondo quanto riferito dal Kyiv Independent, le contestazioni riguardano sia le possibili conseguenze economiche della misura sia la sua coerenza con le iniziative legislative statunitensi volte a mantenere la pressione sulla Russia.
Il Dipartimento del Tesoro, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha pubblicato il 9 ottobre una licenza generale che autorizza determinate operazioni riguardanti la vendita, la consegna, lo scarico e l’importazione di diesel di origine russa. Il documento prevede una scadenza fissata al 7 aprile 2027.
Le critiche dei democratici e dei repubblicani
Tra le voci contrarie figura la senatrice democratica Jeanne Shaheen, componente della Commissione per le relazioni estere del Senato. Shaheen ha richiamato il divieto sulle importazioni statunitensi di prodotti energetici russi introdotto nel 2022, sostenendo che il presidente non possa semplicemente ignorare una legge approvata dal Congresso.
Critiche sono arrivate anche dalla senatrice repubblicana Lisa Murkowski. Secondo la parlamentare, l’amministrazione dovrebbe utilizzare gli strumenti disponibili per aumentare la pressione economica su Mosca, anziché consentire alla Russia di ricavare ulteriori proventi dalle esportazioni di diesel.
Il senatore democratico Richard Blumenthal ha contestato la decisione sostenendo che rischia di contraddire l’obiettivo delle misure bipartisan sulle sanzioni. Secondo la dichiarazione riportata dal Kyiv Independent, l’accordo potrebbe contribuire a finanziare la prosecuzione della guerra e avere conseguenze sulle vittime civili in Ucraina.
Le critiche evidenziano una divergenza tra la scelta della Casa Bianca e la linea sostenuta da una parte del Congresso, dove esponenti di entrambi i partiti chiedono di mantenere la pressione economica sul governo russo.
I dubbi sui prezzi del carburante
Trump ha motivato la decisione con la necessità di alleviare la carenza globale di diesel, attribuendola anche agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. La mossa si inserisce nel quadro delle tensioni sui mercati energetici e degli aumenti dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti durante la crisi legata al conflitto con l’Iran.
Diversi legislatori hanno tuttavia messo in dubbio che l’apertura al diesel russo possa tradursi in una riduzione significativa dei prezzi per i consumatori americani. I critici sostengono che i benefici economici della misura siano incerti, mentre il possibile aumento delle entrate russe rappresenterebbe un rischio per la strategia di contenimento di Mosca.
Il confronto riguarda quindi anche l’effettiva convenienza dell’operazione: da un lato, l’obiettivo dichiarato di contribuire all’offerta globale di carburante; dall’altro, il timore che nuove possibilità di esportazione rafforzino le risorse finanziarie russe senza produrre vantaggi proporzionati per gli automobilisti e le imprese statunitensi.
Il nodo delle sanzioni e della legge
La controversia presenta anche un profilo giuridico. Nel 2022 gli Stati Uniti hanno introdotto un divieto sulle importazioni di prodotti energetici russi. Il nuovo provvedimento amministrativo autorizza determinate operazioni sul diesel, ma la sua pubblicazione non dimostra, da sola, che l’amministrazione abbia violato la legge federale.
La compatibilità della misura con il quadro legislativo deve essere valutata sulla base delle disposizioni applicabili e della portata effettiva dell’autorizzazione. Le contestazioni dei parlamentari rappresentano una posizione politica e giuridica da riportare con attribuzione, non una pronuncia definitiva sull’illegalità dell’accordo.
Il Congresso ha inoltre promosso nuove iniziative per rafforzare la pressione economica sulla Russia, comprese disposizioni che consentono al presidente di valutare l’imposizione di dazi su determinati Paesi che acquistano energia russa. La portata di questi strumenti e il loro rapporto con la nuova autorizzazione devono essere distinti dal divieto sulle importazioni statunitensi.
La vicenda apre così un nuovo fronte nel dibattito americano sulla strategia verso Mosca. Le critiche bipartisan mostrano che la decisione sul diesel non è condivisa da una parte dei parlamentari, preoccupati per le possibili conseguenze sulle entrate russe, sull’efficacia delle sanzioni e sul sostegno all’Ucraina. Resta da verificare se l’allentamento delle restrizioni produrrà gli effetti economici invocati dalla Casa Bianca e quale sarà il suo impatto concreto sulla pressione finanziaria esercitata sul Cremlino.
