(AGENPARL) - Roma, 8 Ottobre 2026 - La visita del sultano Haitham bin Tariq ad Astana rafforza la cooperazione tra i due Paesi. Investimenti, energia, trasporti e nuove tecnologie al centro degli accordi. Per il Kazakistan l’obiettivo è ampliare le fonti di capitale e le rotte commerciali verso i mercati del Sud
La visita di Stato del sultano dell’Oman Haitham bin Tariq in Kazakistan, il 6 ottobre, segna un nuovo passo nei rapporti tra Astana e i Paesi del Golfo e apre una prospettiva più ampia sulla crescente proiezione internazionale dell’Asia centrale.
Per il sultano si è trattato della prima visita in Kazakistan e, più in generale, della sua prima missione in Asia centrale in qualità di capo di Stato. I colloqui con la leadership kazaka hanno portato alla firma di una serie di accordi nei settori degli investimenti, dell’energia, dei trasporti, dell’aviazione e della cooperazione commerciale.
Più che il numero degli accordi, è la loro composizione a indicare la direzione della nuova partnership: collegare capitale, risorse, tecnologia e infrastrutture logistiche.
Astana punta a diversificare capitale e mercati
Il Kazakistan sta intensificando da tempo i rapporti economici con le monarchie del Golfo. Per Astana, l’interesse è legato soprattutto alla ricerca di nuovi investitori, capitali di lungo periodo, tecnologie e sbocchi commerciali alternativi.
L’Oman, dal canto suo, sta cercando di rafforzare la diversificazione della propria economia e di ampliare la propria presenza sui mercati internazionali. In questo quadro il Kazakistan rappresenta un interlocutore particolarmente rilevante: è la principale economia dell’Asia centrale, dispone di consistenti risorse naturali e occupa una posizione strategica tra Cina, Russia, Mar Caspio ed Europa.
La visita del sultano può quindi essere letta come il passaggio da un rapporto prevalentemente politico a una fase nella quale i due Paesi cercano di costruire strumenti concreti per sostenere la cooperazione economica.
Un nuovo quadro per gli investimenti
Tra gli elementi più significativi dell’intesa figura l’accordo sulla promozione e la protezione reciproca degli investimenti, accompagnato dai passi verso la creazione di un meccanismo congiunto per favorire gli investimenti tra i due Paesi.
Le aree individuate sono numerose: risorse naturali, industria, agricoltura, sanità, energie rinnovabili, logistica, turismo, attività estrattive e intelligenza artificiale.
Per il Kazakistan, il coinvolgimento di capitali omaniti aggiunge un ulteriore canale alla strategia di diversificazione degli investimenti esteri. Per Muscat, invece, il mercato kazako può rappresentare una porta d’ingresso verso una regione caratterizzata da importanti risorse naturali e da crescenti esigenze infrastrutturali.
Il passaggio decisivo, tuttavia, sarà quello dall’intesa politica ai progetti effettivamente finanziati. Accordi e strumenti istituzionali possono creare le condizioni per gli investimenti, ma saranno la realizzazione dei progetti e la loro sostenibilità economica a misurare la solidità della nuova partnership.
Energia: dagli idrocarburi alle nuove tecnologie
L’energia resta uno dei pilastri della cooperazione. KazMunayGas e OQ Exploration & Production hanno concordato di rafforzare la collaborazione nell’esplorazione e nella produzione di petrolio e gas.
In questo contesto assume rilievo anche il giacimento di Dunga, oggetto di attenzione nell’ambito dell’agenda economica bilaterale.
La collaborazione energetica, però, non sembra destinata a limitarsi agli idrocarburi. Gli accordi includono infatti anche le energie rinnovabili e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’esplorazione geologica.
È un elemento che potrebbe contribuire a caratterizzare il rapporto Kazakistan-Oman rispetto a una tradizionale cooperazione tra Paesi produttori di energia. La prospettiva è quella di combinare risorse naturali, tecnologia e nuovi investimenti.
La logistica può essere il vero punto strategico
È tuttavia sul fronte dei trasporti che la cooperazione potrebbe produrre gli effetti più rilevanti nel medio e lungo periodo.
Il Kazakistan si trova al centro delle grandi direttrici commerciali eurasiatiche, ma la sua posizione continentale lo rende dipendente da infrastrutture e Paesi di transito per raggiungere i mercati marittimi.
L’Oman presenta una caratteristica complementare: i suoi porti offrono accesso diretto all’Oceano Indiano e collegamenti con il Golfo, l’Asia meridionale e l’Africa orientale.
Da qui nasce l’interesse per possibili collegamenti tra il Kazakistan e i porti omaniti, anche attraverso le infrastrutture e i corridoi regionali esistenti.
L’obiettivo di Astana non è sostituire le rotte già operative verso la Russia, la Cina o attraverso il Mar Caspio, ma aumentare il numero di alternative disponibili. La strategia kazaka è quella di costruire una rete più articolata di corridoi, capace di offrire maggiore flessibilità alle esportazioni e alle importazioni.
In questa prospettiva l’Oman potrebbe diventare uno degli sbocchi marittimi meridionali per il Kazakistan, rafforzando l’accesso ai mercati dell’Oceano Indiano.
Una simile direttrice potrebbe assumere particolare importanza anche per i rapporti con India, Paesi del Golfo e Africa orientale. Ma perché il progetto diventi economicamente competitivo saranno necessari costi di trasporto sostenibili, procedure doganali efficienti, infrastrutture affidabili e volumi di merci sufficienti.
Dalle relazioni istituzionali al settore privato
Un altro elemento della visita riguarda la creazione di un Consiglio d’affari Kazakistan-Oman.
La struttura può favorire il passaggio da una cooperazione prevalentemente istituzionale, sostenuta da governi, fondi e grandi aziende, a una maggiore partecipazione del settore privato.
Il potenziale riguarda soprattutto agricoltura, manifattura, logistica e servizi. Per il Kazakistan, l’interesse non consiste soltanto nell’aumentare le esportazioni verso il mercato omanita, relativamente limitato in termini demografici, ma nell’utilizzare l’Oman come piattaforma per raggiungere mercati più ampi.
È questa dimensione logistica e commerciale a rendere il rapporto particolarmente interessante per la strategia di diversificazione di Astana.
Una politica estera sempre più “multi-vettore”
La nuova intesa con Muscat si inserisce nella più ampia politica economica e diplomatica kazaka.
Astana sta cercando di ampliare la platea degli investitori esteri, rafforzare la cooperazione con i Paesi del Golfo e aumentare le proprie opzioni nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della tecnologia e dei trasporti.
La logica non è quella di sostituire un partner con un altro, ma di aumentare il numero di interlocutori e di rotte disponibili.
È una strategia particolarmente rilevante per un Paese che si trova al centro di una regione attraversata da interessi economici e geopolitici di Russia, Cina, Unione europea, Turchia e Paesi del Golfo.
Le ricadute per l’Asia centrale
La dimensione regionale potrebbe essere ancora più importante di quella strettamente bilaterale.
L’Asia centrale sta progressivamente ampliando le proprie connessioni esterne. A ovest, il corridoio transcaspico offre nuove possibilità verso il Caucaso e l’Europa; a est, la cooperazione con la Cina continua a rafforzare gli scambi e le infrastrutture; verso sud, i Paesi della regione stanno valutando nuove direttrici attraverso Iran, Afghanistan, Pakistan e il Golfo.
Un maggiore coinvolgimento dell’Oman potrebbe inserirsi proprio in questa trasformazione.
Se i collegamenti con i porti omaniti raggiungessero una dimensione commercialmente sostenibile, il Kazakistan potrebbe non essere l’unico beneficiario. Il Paese potrebbe rafforzare anche il proprio ruolo di piattaforma di transito per merci provenienti da altri Stati dell’Asia centrale e dirette verso i mercati dell’Oceano Indiano.
Per l’Oman, al tempo stesso, si aprirebbe la possibilità di consolidare la propria presenza economica in una regione dove gli Stati del Golfo stanno aumentando progressivamente investimenti e iniziative.
Il nodo ora è l’attuazione
Gli accordi siglati durante la visita del sultano Haitham bin Tariq non rappresentano ancora, di per sé, una svolta economica.
Il loro valore sarà determinato dalla capacità di trasformare gli impegni istituzionali in investimenti, infrastrutture e flussi commerciali concreti.
Se il meccanismo di investimento congiunto riuscirà a finanziare nuovi progetti, se la collaborazione tra OQ e KazMunayGas si tradurrà in ulteriori attività e se i collegamenti logistici con i porti dell’Oman diventeranno economicamente competitivi, la relazione tra Astana e Muscat potrebbe assumere una dimensione ben più ampia.
Per il Kazakistan significherebbe disporre di un ulteriore canale di capitale e di un nuovo accesso potenziale ai mercati globali. Per l’Oman, una maggiore presenza nella principale economia dell’Asia centrale e nelle reti commerciali eurasiatiche.
Per l’intera regione, la partnership rappresenta invece un altro segnale della trasformazione in corso: l’Asia centrale sta cercando di rafforzare il proprio ruolo non più soltanto come area di passaggio tra grandi potenze, ma come spazio economico autonomo, capace di collegare Europa, Cina, Golfo e Asia meridionale.
La relazione Kazakistan-Oman è ancora agli inizi. Ma proprio la sua impostazione – investimenti, energia, tecnologia e connettività – mostra la direzione verso cui si sta muovendo la nuova geografia economica dell’Asia centrale.
