(AGENPARL) - Roma, 6 Ottobre 2026 - ABU DHABI – Dove sta andando il capitale degli Emirati Arabi Uniti? La domanda diventa sempre più rilevante mentre Abu Dhabi e Dubai consolidano la propria presenza sui mercati internazionali attraverso investimenti in infrastrutture, energia, tecnologia, intelligenza artificiale, logistica, industria e servizi finanziari.
La fotografia più aggiornata arriva dai nuovi dati dell’UN Trade and Development (UNCTAD), diffusi il 5 ottobre. Nel 2025 i flussi di investimento diretto estero in uscita dagli Emirati hanno raggiunto 63,353 miliardi di dollari, mentre lo stock complessivo degli investimenti diretti emiratini all’estero è arrivato a 402,729 miliardi di dollari. Il portafoglio si estende a sei continenti e comprende economie avanzate ed emergenti.
Il dato racconta quindi una trasformazione che va oltre la semplice diversificazione finanziaria. Gli Emirati stanno utilizzando il capitale per costruire una presenza internazionale articolata, concentrandosi in particolare su settori considerati strategici per la crescita dei prossimi decenni.
Una presenza globale che parte dagli Stati Uniti
Tra le principali destinazioni del capitale emiratino ci sono gli Stati Uniti.
La dimensione americana emerge con particolare chiarezza osservando il portafoglio di Mubadala, uno dei principali veicoli di investimento di Abu Dhabi. Secondo i dati pubblicati dallo stesso fondo, il 44% del portafoglio geografico è concentrato nel Nord America, contro il 15% in Europa e il 13% nell’area Asia-Pacifico.
Mubadala ha inoltre indicato impegni per circa 170 miliardi di dollari negli Stati Uniti, pari al 44% del proprio portafoglio, in settori che comprendono intelligenza artificiale, semiconduttori, energia, sanità e manifattura avanzata.
La tendenza non riguarda soltanto Mubadala.
Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati Global SWF riportati da Reuters, i fondi sovrani del Medio Oriente hanno investito complessivamente 102 miliardi di dollari in 245 operazioni. Il 45% del valore è stato destinato agli Stati Uniti, che si sono confermati la principale destinazione geografica.
Per Abu Dhabi, inoltre, l’attività nel 2026 è stata particolarmente intensa: Mubadala ha raggiunto 26,2 miliardi di dollari di investimenti tra gennaio e settembre, includendo operazioni realizzate anche attraverso Abu Dhabi Investment Council, Mubadala Capital e MGX.
L’Europa resta nella mappa
La prevalenza americana non significa che l’Europa sia uscita dalla strategia emiratina.
Nel portafoglio geografico di Mubadala, l’Europa rappresenta il 15%, una quota superiore a quella dell’Asia-Pacifico.
La presenza europea comprende tecnologia, infrastrutture, industria, energia, sanità e scienze della vita. L’investimento non segue però necessariamente un’unica direttrice: il capitale emiratino tende a concentrarsi su progetti considerati strategici e su partnership industriali di lungo periodo.
La Germania rappresenta uno degli esempi più recenti di questa strategia. Ma il dato geografico complessivo suggerisce una lettura più ampia: l’Europa continua a essere una destinazione importante, ma all’interno di una strategia globale molto più diversificata.
L’Asia-Pacifico come seconda grande direttrice
L’altra grande area del portafoglio internazionale è l’Asia-Pacifico, che rappresenta il 13% degli investimenti geografici di Mubadala.
Qui la strategia emiratina incontra alcuni dei settori più dinamici dell’economia globale: tecnologia, infrastrutture, logistica, industria, servizi finanziari e data center.
La presenza asiatica è inoltre coerente con la crescente attenzione degli Emirati verso le grandi direttrici commerciali che collegano Medio Oriente, Asia centrale e Asia-Pacifico.
Il capitale segue quindi anche le nuove infrastrutture che stanno ridisegnando i collegamenti tra Europa e Asia.
Africa, una direttrice in forte espansione
Se la graduatoria finanziaria dei grandi portafogli internazionali mette in evidenza soprattutto Stati Uniti, Europa e Asia-Pacifico, l’Africa rappresenta una delle aree nelle quali la presenza emiratina si sta espandendo più rapidamente.
Secondo una dichiarazione del consigliere diplomatico del presidente degli Emirati, Anwar Gargash, gli investimenti emiratini nel continente africano si stanno avvicinando a 150 miliardi di dollari, mentre il commercio annuale tra UAE e Africa ha superato i 107 miliardi.
La presenza comprende infrastrutture, porti, logistica, energia, rinnovabili, tecnologia e servizi finanziari. Gargash ha sottolineato in particolare la scelta degli Emirati di sviluppare rapporti diretti con i Paesi africani, senza passare necessariamente attraverso i tradizionali intermediari europei e occidentali.
È un elemento importante perché mostra come la strategia emiratina non si limiti ai mercati finanziari più avanzati.
Non solo geografia: cambia anche ciò in cui gli Emirati investono
La distribuzione geografica è soltanto una parte della storia.
Nei primi nove mesi del 2026, gli investimenti dei fondi sovrani MENA hanno privilegiato soprattutto la tecnologia, che ha rappresentato circa il 28% del volume delle operazioni e quasi il 30% del valore. Al secondo posto sono arrivate le infrastrutture, con il 22%, seguite dai servizi finanziari con il 14%.
Il real estate, tradizionale destinazione del capitale del Golfo, ha invece perso peso relativo, scendendo al 5% del volume delle operazioni e all’11% del valore.
È una trasformazione significativa.
Il capitale emiratino si sta dirigendo sempre più verso asset legati alla nuova economia, dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, dai data center alle infrastrutture energetiche, senza abbandonare i settori tradizionali come energia, logistica e trasporti.
Il capitale come rete globale
La fotografia che emerge è quindi meno semplice di una classifica dei Paesi destinatari.
Gli Emirati stanno costruendo una rete di partecipazioni che attraversa Nord America, Europa, Asia, Africa e altri mercati emergenti, utilizzando differenti veicoli finanziari e industriali.
Il risultato è una presenza internazionale nella quale capitale, infrastrutture, tecnologia ed energia tendono a sovrapporsi.
La dimensione degli investimenti rende questa strategia particolarmente visibile. I 63,353 miliardi di dollari di FDI in uscita registrati nel 2025 non rappresentano infatti un episodio isolato, ma si inseriscono in uno stock estero che a fine anno ha raggiunto 402,729 miliardi di dollari.
E nel 2026 l’attività dei grandi veicoli di Abu Dhabi è proseguita a ritmo sostenuto.
La domanda, quindi, non è più soltanto quanto investono gli Emirati, ma soprattutto dove scelgono di posizionare il capitale e quali infrastrutture economiche intendono accompagnare nella loro crescita.
La risposta emerge dalla geografia degli investimenti: gli Stati Uniti rappresentano oggi uno dei principali poli di attrazione, l’Europa mantiene un ruolo significativo, l’Asia-Pacifico resta una direttrice strategica e l’Africa sta assumendo un peso crescente.
Una mappa che racconta, più dei singoli accordi, la trasformazione degli Emirati in un investitore globale.
