(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - Il Vietnam sta entrando nel quarto trimestre del 2026 con un dato che rende difficile ignorarne la trasformazione economica: nel terzo trimestre il PIL è cresciuto del 9,95% su base annua, dopo l’8,15% del primo trimestre e l’8,81% del secondo. Nei primi nove mesi la crescita è stata del 9,01%, il dato più alto degli ultimi 15 anni secondo le autorità vietnamite.
Non si tratta soltanto di una forte espansione dei consumi. A trainare l’economia sono soprattutto industria, costruzioni, servizi ed esportazioni, mentre gli investimenti stranieri stanno raggiungendo livelli particolarmente elevati. Nel terzo trimestre il comparto industria-costruzioni è cresciuto del 12,50%; nei primi nove mesi l’indice della produzione industriale è aumentato del 12,3%.
È proprio qui che emerge la questione centrale: il Vietnam sta diventando uno dei principali nodi manifatturieri e produttivi dell’Asia?
Una crescita sostenuta dall’industria
Il dato sulla produzione industriale aiuta a capire la natura dell’accelerazione. Nei primi nove mesi del 2026 il settore industria e costruzioni ha contribuito per quasi la metà alla crescita complessiva del valore aggiunto dell’economia vietnamita. Nello stesso periodo, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 23,27% nel terzo trimestre, mentre gli investimenti in capitale sono cresciuti del 21,39%.
Anche il commercio estero sta raggiungendo dimensioni considerevoli. Tra gennaio e settembre il valore complessivo di importazioni ed esportazioni ha raggiunto 888,02 miliardi di dollari, con esportazioni pari a 434,30 miliardi e importazioni a 453,72 miliardi.
Il dato mostra però anche una delle caratteristiche più importanti dell’economia vietnamita: il Paese importa enormi quantità di componenti, macchinari e materie prime per alimentare una produzione fortemente orientata all’esportazione.
A settembre le esportazioni sono aumentate del 39,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, raggiungendo 59,48 miliardi di dollari. Ma le importazioni sono cresciute ancora più rapidamente, del 45,8%, arrivando a 58,21 miliardi. Nei primi nove mesi il Vietnam ha quindi registrato un deficit commerciale di 19,42 miliardi di dollari.
Il vero segnale arriva dagli investimenti stranieri
Se il PIL racconta la velocità della crescita, i flussi di capitale raccontano meglio dove il Vietnam vuole andare.
Nei primi nove mesi del 2026 gli investimenti esteri diretti registrati hanno raggiunto 50,36 miliardi di dollari, con un aumento del 76,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli investimenti FDI effettivamente realizzati sono arrivati a 21,07 miliardi di dollari, il livello più alto registrato nei primi nove mesi degli ultimi cinque anni.
Il dato è particolarmente significativo perché non riguarda soltanto un aumento degli impegni finanziari sulla carta. Dei 50,36 miliardi registrati, 29,24 miliardi riguardano nuovi progetti, mentre il capitale effettivamente realizzato sta anch’esso crescendo.
La manifattura rimane il principale destinatario dei nuovi capitali: nei primi nove mesi i nuovi progetti nel settore della trasformazione e produzione hanno raccolto 13,38 miliardi di dollari, pari al 45,8% del capitale FDI di nuova registrazione. Il settore trasporti e logistica ha attirato altri 5,14 miliardi.
Questo è un elemento importante per capire la trasformazione vietnamita. Non stiamo parlando soltanto di capitali che entrano in un’economia in crescita. Stanno arrivando capitali per costruire capacità produttiva.
Il Vietnam dentro le catene industriali asiatiche
Il ruolo del Vietnam nelle catene globali del valore non è nuovo. La differenza è la scala che sta raggiungendo.
Il Paese è diventato una base produttiva importante per elettronica, apparecchiature, componentistica, tessile, calzature e altri beni destinati ai mercati internazionali.
Samsung rappresenta uno degli esempi più evidenti. A giugno 2026 le attività produttive del gruppo in Vietnam avevano raggiunto un valore cumulativo delle esportazioni di 500 miliardi di dollari. L’investimento complessivo di Samsung nel Paese aveva raggiunto circa 24 miliardi di dollari.
E la presenza del gruppo sta continuando a evolversi.
Samsung Electronics ha pianificato un investimento di circa 1,5 miliardi di dollari per un nuovo impianto destinato al testing dei semiconduttori, con avvio previsto nel 2027. L’impianto si inserisce nella crescente importanza del Vietnam nelle attività di assemblaggio e testing della filiera dei chip.
Anche Samsung Electro-Mechanics ha annunciato a settembre un investimento di circa 2,51 trilioni di won nella propria controllata vietnamita per ampliare la produzione di substrati FCBGA destinati anche alla crescente domanda legata ai server AI.
Sono segnali che mostrano come il Vietnam non stia rimanendo confinato alla manifattura a basso costo. La direzione è verso elettronica, semiconduttori, componentistica e tecnologie necessarie alle nuove infrastrutture digitali.
La Cina resta fondamentale
Ma la trasformazione vietnamita non significa allontanamento dalla Cina.
Al contrario, la Cina rimane il principale fornitore di importazioni del Vietnam. Nei primi nove mesi del 2026 il Paese asiatico ha acquistato beni dal Vietnam per circa 140 miliardi di dollari, mentre le importazioni vietnamite dalla Cina hanno raggiunto 187,34 miliardi. Gli Stati Uniti sono invece il principale mercato di esportazione vietnamita, con circa 140 miliardi di dollari nei primi nove mesi.
Questa struttura commerciale dice molto sulla posizione del Vietnam.
La Cina fornisce una parte importante degli input necessari alla produzione vietnamita, mentre Stati Uniti ed Europa rappresentano mercati fondamentali per i prodotti finiti.
È una posizione che rende il Vietnam particolarmente importante nella riorganizzazione delle catene di approvvigionamento asiatiche.
La Banca Mondiale osserva che le esportazioni tecnologiche ed elettroniche vietnamite continuano a beneficiare della crescita degli investimenti globali, ma sottolinea anche che le importazioni stanno crescendo più rapidamente, proprio a causa della domanda di componenti e input da parte dei produttori FDI orientati all’export.
Il problema è quanto valore rimane in Vietnam
È qui che la storia diventa più interessante.
Una grande quantità di produzione destinata all’esportazione non significa automaticamente che tutto il valore economico venga creato e trattenuto all’interno del Paese.
La Banca Mondiale ha evidenziato che le imprese straniere rappresentano circa il 73% delle esportazioni vietnamite e che la partecipazione delle imprese locali alle catene globali del valore è diminuita dal 35% al 18% tra il 2009 e il 2023.
La sfida quindi non è soltanto attirare Samsung, altri produttori elettronici o nuovi investitori. È fare in modo che attorno a queste grandi aziende cresca una rete di fornitori vietnamiti, imprese tecnologiche, servizi logistici, ricerca e sviluppo e aziende specializzate.
Se questo collegamento aumenta, una fabbrica straniera può diventare il punto di partenza di un ecosistema industriale molto più ampio. Se rimane debole, una parte consistente del valore continuerà a dipendere da componenti importati e da decisioni prese dalle multinazionali.
È una delle questioni decisive per la prossima fase dello sviluppo vietnamita.
Anche le infrastrutture stanno seguendo la crescita
Per sostenere una piattaforma industriale di queste dimensioni servono porti, strade, ferrovie, aree industriali e collegamenti affidabili con i mercati internazionali.
La Banca Mondiale ha approvato a settembre 666,74 milioni di dollari di finanziamenti per tre progetti destinati, tra l’altro, a rafforzare i corridoi commerciali vietnamiti utilizzati per esportare prodotti agricoli e manifatturieri.
Uno dei progetti riguarda Hai Phong, principale porto del Vietnam settentrionale e importante centro industriale. Un altro prevede la riqualificazione di 251 chilometri di strade strategiche nel delta del Mekong.
L’obiettivo è ridurre i costi logistici e rendere più affidabili i collegamenti tra le aree produttive e i mercati.
È un passaggio fondamentale. Perché il vantaggio del Vietnam non dipende soltanto dal costo del lavoro o dalla presenza di grandi aziende internazionali. Dipende dalla capacità di muovere rapidamente componenti e prodotti finitiattraverso una rete logistica sempre più complessa.
Un mercato che interessa anche l’Europa
La trasformazione vietnamita ha conseguenze anche per le imprese europee.
L’Unione europea considera il Vietnam il suo principale partner commerciale in termini di beni all’interno dell’ASEAN. Nel 2025 gli scambi di merci tra UE e Vietnam hanno raggiunto 76 miliardi di euro. L’accordo di libero scambio UE-Vietnam è in vigore dal 2020.
Questo crea un quadro commerciale particolarmente rilevante per un’economia che sta aumentando rapidamente la propria capacità industriale.
Il Vietnam può quindi essere contemporaneamente mercato di consumo, base produttiva e piattaforma di esportazione.
Per le imprese straniere questa combinazione è uno degli elementi che rende il Paese interessante.
La crescita però deve ancora dimostrare di essere sostenibile
Il dato del 9,95% nel terzo trimestre è impressionante, ma non significa che il Vietnam abbia eliminato i propri rischi.
L’inflazione a settembre ha raggiunto il 5,08% e il deficit commerciale dei primi nove mesi ha toccato 19,42 miliardi di dollari. Anche il costo dell’energia rappresenta un elemento di pressione, mentre gli analisti citati da Reuters hanno segnalato rischi legati alla domanda globale e alla capacità dell’economia di mantenere ritmi così elevati.
C’è poi una questione strutturale.
Più il Vietnam cresce come piattaforma manifatturiera internazionale, più diventa esposto alle condizioni dell’economia globale. Una contrazione della domanda negli Stati Uniti o in Europa, una modifica delle politiche commerciali o un rallentamento degli investimenti tecnologici possono quindi avere effetti significativi sull’industria vietnamita.
La crescita deve perciò essere accompagnata da una maggiore capacità di creare valore domestico.
Il Vietnam sta diventando il nuovo polo industriale dell’Asia?
La domanda del titolo non ha ancora una risposta definitiva.
I numeri, però, mostrano perché il Vietnam meriti oggi una posizione diversa nell’analisi economica asiatica.
Un’economia in crescita del 9,01% nei primi nove mesi, un settore industriale in espansione a doppia cifra, oltre 50 miliardi di dollari di FDI registrati, 21 miliardi di investimenti esteri effettivamente realizzati e una rete sempre più profonda di multinazionali della tecnologia e dell’elettronica stanno trasformando il Paese.
Il punto non è stabilire se il Vietnam sostituirà la Cina come grande fabbrica asiatica. La struttura delle due economie e la scala industriale sono troppo diverse.
La questione più interessante è un’altra.
Il Vietnam può diventare uno dei principali nodi attraverso cui passerà la prossima fase della manifattura asiatica?
La crescita degli investimenti, l’espansione dell’elettronica e dei semiconduttori, la posizione nelle catene di approvvigionamento e l’accesso ai grandi mercati occidentali suggeriscono che il Paese sta già costruendo parte di questa posizione.
Il prossimo passaggio sarà più difficile: aumentare il valore aggiunto prodotto dalle imprese vietnamite, sviluppare una rete domestica di fornitori e ridurre la dipendenza dagli input importati.
Se riuscirà a farlo, il Vietnam non sarà soltanto una piattaforma dove le multinazionali producono per esportare.
Potrà diventare uno dei centri industriali attraverso cui l’Asia sta ridisegnando le proprie catene globali del valore.
Questo, più del dato trimestrale del PIL, è probabilmente il numero da osservare nei prossimi anni.
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