(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - A dieci anni dal referendum sulla Brexit, il rapporto tra Regno Unito e Unione europea torna al centro del dibattito politico britannico. E questa volta il segnale arriva direttamente dal governo.
Il primo ministro Andy Burnham ha detto che Londra dovrà valutare tutte le possibili strade per ridefinire il rapporto con Bruxelles, arrivando a non escludere neppure l’ipotesi di un futuro ritorno del Regno Unito nell’Unione europea.
La dichiarazione arriva mentre il dibattito sull’eredità della Brexit sta entrando in una nuova fase. Un sondaggio condotto da Public First aveva mostrato che il 70% degli intervistati considera auspicabile un rapporto più stretto con l’UE, anche se con posizioni diverse su quanto lontano debba spingersi questo riavvicinamento.
Quel dato non significava che il 70% dei britannici volesse cancellare la Brexit e rientrare nell’Unione. Al contrario, il sondaggio mostrava una situazione più articolata: una parte degli elettori vuole semplicemente una cooperazione più stretta con Bruxelles, mentre altri sono disposti ad accettare anche un ritorno ad alcune regole europee.
Ora, però, è la politica britannica ad allargare il campo della discussione.
Parlando alla conferenza del Partito Laburista a Liverpool e successivamente alla BBC, Burnham ha indicato diverse possibilità per il futuro rapporto con l’Europa. Si può mantenere l’assetto attuale, ha spiegato, oppure valutare un’unione doganale, un ritorno nel mercato unico o persino una strada che porti nuovamente alla piena adesione all’Unione europea.
Il primo ministro ha precisato che tutte le opzioni dovranno essere valutate sulla base di ciò che è concretamente possibile e dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna. Non c’è dunque una decisione del governo per il ritorno nell’UE e non è stata annunciata alcuna procedura per riaprire formalmente la Brexit.
Ma il semplice fatto che la piena adesione venga oggi indicata pubblicamente come una delle possibilità da esaminare rappresenta un cambiamento significativo nel linguaggio politico di Londra.
La distanza rispetto alla precedente linea del Labour è evidente. Il partito aveva affrontato le elezioni del 2024 escludendo il ritorno del Regno Unito nel mercato unico e nell’unione doganale europea. Burnham, invece, sta proponendo una riflessione più ampia sul rapporto che Londra dovrà avere con Bruxelles nel prossimo decennio.
Ed è qui che il sondaggio assume un significato particolare.
Il 70% favorevole a rapporti più stretti con l’UE non rappresentava una richiesta uniforme di rientro nell’Unione. Ma mostrava che la posizione dell’opinione pubblica britannica sulla Brexit non può più essere descritta semplicemente attraverso la vecchia contrapposizione tra Leave e Remain.
Anche tra gli elettori di Reform UK, il partito associato alla stagione politica di Nigel Farage e alla Brexit, il 51% degli intervistati aveva indicato la volontà di avere rapporti più stretti con Bruxelles. È un dato che contribuisce a spiegare perché il tema stia tornando al centro del dibattito politico britannico.
Adesso Burnham vuole utilizzare il prossimo vertice tra Regno Unito e Unione europea, previsto entro la fine dell’anno, per mettere sul tavolo le diverse possibilità e cercare una direzione di lungo periodo.
La questione, quindi, non è ancora se il Regno Unito tornerà nell’Unione europea. La questione è se, dieci anni dopo il referendum, Londra sia finalmente pronta a discutere senza più escludere a priori nessuno degli scenari possibili.
Ed è un cambiamento importante rispetto al dibattito degli ultimi anni. La Brexit non viene formalmente cancellata, ma il suo assetto torna a essere oggetto di una discussione politica molto più ampia: dal semplice miglioramento dei rapporti con Bruxelles fino all’eventualità, oggi esplicitamente evocata dal primo ministro, di un futuro ritorno nell’Unione.
