(AGENPARL) - Roma, 29 Settembre 2026 - "C'è un aspetto della vicenda del price cap sui carburanti su cui credo valga la pena fermarsi. Per anni ci è stato spiegato che mettere un tetto ai prezzi dell'energia fosse sostanzialmente impossibile. Che avrebbe alterato il mercato, allontanato gli investitori, danneggiato le imprese energetiche, prodotto conseguenze peggiori del problema che si voleva risolvere. Nel 2022, nel pieno della crisi energetica, proponemmo anche al Governo Draghi un tetto nazionale al prezzo dell'energia. La proposta arrivò in Consiglio dei ministri e venne stralciata, lo ricordo come fosse ieri.
Quattro anni dopo accade una cosa piuttosto interessante. Eni decide autonomamente di fissare un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, circa 17 centesimi sotto i livelli medi precedenti. Altri operatori seguono la stessa strada. E il mercato? Non sembra essere accaduta quella catastrofe che per anni ci era stata prospettata. Anzi, nella giornata di avvio del price cap il titolo Eni è salito del 2,2%. Naturalmente un price cap deciso volontariamente da un'impresa e un tetto stabilito per legge non sono la stessa cosa. Ma demolisce almeno un dogma: non è vero che limitare un prezzo sia per definizione incompatibile con il funzionamento del mercato.
E qui c'è un secondo elemento, forse ancora più importante. Una tassa sugli extraprofitti interviene a valle, un price cap interviene invece direttamente sulla formazione del prezzo: stabilisce che oltre un certo livello quel prodotto non può essere venduto. È quindi uno strumento che impatta molto più violentemente sul funzionamento del mercato. Eppure oggi sono le stesse compagnie a utilizzarlo. Onestamente non credo alla balla delle "interlocuzioni" col Governo, o che le grandi compagnie petrolifere siano improvvisamente diventate organizzazioni benefiche. La spiegazione economica è molto più semplice: quando il prezzo sale troppo, inizia a comprimere la domanda. Per una compagnia petrolifera avere un margine ancora più elevato serve a poco se contemporaneamente iniziano a diminuire i litri venduti.
Ed è proprio questo che dovrebbe farci riflettere. Se le compagnie hanno oggi uno spazio tale nei loro margini da poter assorbire una parte degli aumenti, fissare autonomamente un tetto e continuare tranquillamente a operare (mentre persino i mercati finanziari non mostrano la reazione devastante che ci era stata annunciata) significa che quello spazio esisteva. Significa che probabilmente esisteva anche spazio per un intervento pubblico più coraggioso. Questo è il punto politico che trovo enorme: abbiamo perso almeno quattro anni. Dal 2022 in poi famiglie e imprese hanno trasferito una quantità enorme di risorse verso il settore energetico mentre ogni proposta di intervento strutturale sui prezzi veniva bollata come dirigista, antieconomica, incompatibile con il mercato. Oggi scopriamo che il price cap si può fare; noi lo dicevamo dal 2022, ben svegliati".
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