(AGENPARL) - Roma, 29 Settembre 2026 - La visita a sorpresa di Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti apre un nuovo fronte politico e diplomatico a poche settimane dalle elezioni israeliane. Al centro dell’incontro con il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan, noto come MBZ, ci sarebbe anche la controversia sugli avvertimenti ricevuti prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
La missione del premier israeliano ad Abu Dhabi, inizialmente tenuta riservata, è stata confermata lunedì sia dall’ufficio di Netanyahu sia dalle autorità degli Emirati. Secondo l’agenzia ufficiale WAM, i due leader hanno discusso dei rapporti bilaterali tra Israele e Emirati Arabi Uniti e delle modalità per rafforzare la cooperazione, oltre alle principali questioni regionali.
Ma parallelamente è emersa una versione diversa sul contenuto dei colloqui.
Netanyahu avrebbe chiesto a MBZ di smentire l’avvertimento su Hamas
Secondo fonti citate dall’Associated Press, Netanyahu avrebbe incontrato Mohamed bin Zayed anche per chiedergli di smentire le informazioni secondo cui il leader emiratino lo aveva avvertito, prima del 7 ottobre 2023, del rischio di un imminente attacco di Hamas.
La notizia era stata pubblicata nelle scorse settimane da Haaretz e aveva riacceso il dibattito sulle informazioni disponibili alle autorità israeliane prima dell’attacco. Netanyahu ha già respinto questa ricostruzione e il suo ufficio ha definito l’ipotesi di una richiesta di smentita come “fake news”.
Le fonti che hanno riferito ad AP il presunto contenuto dell’incontro non sono state identificate pubblicamente. Una di esse ha dichiarato di avere informazioni dirette sui colloqui, mentre un funzionario regionale sarebbe stato informato della riunione.
Gli Emirati, dal canto loro, non hanno confermato né smentito questa parte della ricostruzione.
Abu Dhabi conferma l’incontro, ma non entra nella controversia
La posizione ufficiale emiratina è rimasta circoscritta agli aspetti diplomatici della visita.
L’agenzia WAM ha riferito che Netanyahu e Mohamed bin Zayed hanno discusso delle relazioni tra i due Paesi e delle possibilità di rafforzarle. Nel comunicato non viene menzionata la controversia sugli avvertimenti relativi a Hamas.
Anche il governo israeliano sostiene che la missione riguardasse i rapporti bilaterali e le questioni regionali.
Secondo quanto riferito da Channel 12, tuttavia, l’ufficio del premier avrebbe cercato più volte di organizzare l’incontro con il presidente emiratino. La stessa fonte sostiene che Abu Dhabi avrebbe considerato la questione legata agli avvertimenti sul 7 ottobre come un problema interno alla politica israeliana, soprattutto in vista delle elezioni.
Al momento, dunque, restano sul tavolo due versioni differenti del significato politico della visita.
L’incontro con altri Paesi: al centro anche l’Iran
La missione di Netanyahu potrebbe però essere stata più ampia del solo colloquio con Mohamed bin Zayed.
Secondo la televisione pubblica israeliana Kan, dopo l’incontro con il presidente degli Emirati il premier avrebbe partecipato a una riunione allargata con esponenti di diversi Paesi mediorientali.
Tra gli Stati rappresentati ci sarebbero anche Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche con Israele. Kan ha riferito della presenza ad Abu Dhabi, nelle stesse ore, di un aereo governativo libico, di un Hercules proveniente dal Marocco, di un velivolo militare del Qatar e di un aereo governativo emiratino arrivato da Riyadh. La notizia è stata sottoposta alla censura militare israeliana prima della pubblicazione.
Secondo la stessa ricostruzione, la riunione allargata avrebbe riguardato soprattutto la cooperazione regionale nei confronti dell’Iran.
Questo elemento aggiunge una dimensione strategica alla trasferta di Netanyahu. La visita non sarebbe quindi stata limitata al rapporto personale e bilaterale con la leadership emiratina, ma avrebbe incluso colloqui più ampi sulla sicurezza regionale.
La visita è avvenuta in forma riservata
Netanyahu sarebbe arrivato ad Abu Dhabi a bordo di un aereo privato e avrebbe trascorso diverse ore negli Emirati.
Il viaggio è stato reso pubblico mentre il premier era ancora in fase di rientro in Israele. La diffusione della notizia ha provocato una reazione da parte delle autorità israeliane.
Lo Shin Bet ha presentato una denuncia alla censura militare in relazione alla pubblicazione della notizia da parte di Channel 12. Secondo l’ufficio del primo ministro, la diffusione dell’informazione mentre Netanyahu e la delegazione erano ancora in viaggio avrebbe creato un rischio per la loro sicurezza.
La delegazione comprendeva, secondo quanto comunicato dall’ufficio del premier, anche la moglie Sara Netanyahu, il direttore del Mossad Roman Gofman, il capo del Consiglio di sicurezza nazionale Shmuel Ben-Ezra, il segretario militare del premier e il responsabile della divisione sicurezza dello Shin Bet.
Il caso degli avvertimenti prima del 7 ottobre
La controversia sulla presunta informazione ricevuta da Netanyahu dagli Emirati si inserisce in un quadro più ampio.
Negli ultimi giorni sono emerse nuove ricostruzioni relative a possibili avvertimenti provenienti dall’Egitto prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Secondo ricostruzioni pubblicate da The Wall Street Journal e The Atlantic, l’allora capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel avrebbe trasmesso avvertimenti a esponenti israeliani nei giorni precedenti all’attacco. Una delle ricostruzioni riguarda anche un presunto contatto diretto con Netanyahu.
Netanyahu ha negato di avere ricevuto un avvertimento dall’Egitto.
In un messaggio pubblicato sui social, il premier ha affermato che nei mesi precedenti al 7 ottobre non aveva incontrato né parlato con Kamel e che nessun esponente dell’intelligence israeliana gli aveva trasmesso un avvertimento egiziano sull’attacco. Ha inoltre annunciato l’intenzione di intraprendere un’azione legale per diffamazione.
Netanyahu e lo scontro sulle responsabilità del 7 ottobre
La questione degli eventuali avvertimenti si collega direttamente al più ampio confronto sulle responsabilità per il fallimento della sicurezza israeliana del 7 ottobre.
Netanyahu continua a sostenere che una parte significativa della responsabilità ricada sui vertici della sicurezza israeliana dell’epoca. Nelle sue dichiarazioni più recenti ha nuovamente accusato l’allora capo dello Shin Bet Ronen Bar di non averlo informato adeguatamente durante le ore precedenti l’attacco.
Bar ha respinto le accuse e ha annunciato a sua volta l’intenzione di presentare una causa per diffamazione contro Netanyahu.
Il confronto politico e giudiziario arriva in una fase particolarmente delicata per Israele, con le elezioni parlamentari previste per il 27 ottobre.
Una visita dal significato ancora da chiarire
La trasferta ad Abu Dhabi assume quindi un significato che va oltre il semplice incontro diplomatico.
Da una parte c’è la versione ufficiale, secondo cui Netanyahu e Mohamed bin Zayed hanno discusso delle relazioni tra Israele ed Emirati e delle principali questioni regionali. Dall’altra ci sono le ricostruzioni di AP e di alcuni media israeliani, secondo cui uno degli obiettivi dell’incontro sarebbe stato affrontare direttamente la controversia sull’avvertimento attribuito al leader emiratino prima del 7 ottobre.
A questo si aggiunge la notizia di colloqui più ampi con rappresentanti di altri Paesi mediorientali, dedicati secondo Kan alla cooperazione regionale e alla minaccia iraniana.
Per ora non esiste una conferma pubblica indipendente del presunto tentativo di ottenere una smentita da parte di MBZ. La visita, però, arriva proprio mentre le ricostruzioni sui possibili avvertimenti ricevuti prima del 7 ottobre stanno tornando al centro del dibattito politico israeliano.
E il tempismo, a meno di un mese dalle elezioni, rende la vicenda particolarmente rilevante.
