(AGENPARL) - Roma, 29 Settembre 2026 - Dal 29 settembre al 2 ottobre al Centro Congressi “La Nuvola” delegazioni di 43 Paesi a confronto. Al centro della quattro giorni romana ci sono l’idrodiplomazia per la stabilità del bacino, la gestione transfrontaliera delle risorse e l’innovazione tecnologica basata su intelligenza artificiale e satelliti
Si apre ufficialmente oggi, martedì 29 settembre 2026, nella cornice del Centro Congressi “La Nuvola” dell’Eur, il Primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Un appuntamento di portata storica per il quadrante euro-mediterraneo, che riunisce fino al prossimo 2 ottobre delegazioni governative, autorità di bacino, gestori dei servizi idrici, organismi di ricerca e massimi esperti provenienti da 43 Stati di Europa, Africa e Medio Oriente.
L’evento nasce dalla necessità di dare una risposta coordinata e strutturale a un’emergenza che non conosce confini: il bacino del Mediterraneo è infatti riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno dei principali hotspotclimatici del pianeta. Qui l’innalzamento delle temperature corre a una velocità superiore alla media globale, accompagnato da periodi di siccità prolungata, desertificazione galoppante e una pressione demografica e industriale senza precedenti sulle fonti di approvvigionamento idrico.
Geopolitica e idrodiplomazia: la sfida della “Rome Initiative”
Il cuore politico della prima giornata e dell’intera kermesse si fonda sul concetto di idrodiplomazia. L’acqua non è più soltanto una risorsa primaria da tutelare dal punto di vista ambientale ed economico, ma un vero e proprio fattore geopolitico critico, capace di determinare la stabilità o di acuire le tensioni nei territori transfrontalieri.
I lavori si inseriscono nel solco della “Rome Initiative”, promossa in seno all’Unione per il Mediterraneo (UpM) per rilanciare il dialogo multilaterale tra le sponde nord e sud del mare nostrum. L’iniziativa punta a superare la logica dell’emergenza attraverso la creazione di quadri normativi condivisi, accordi bilaterali e multilaterali sui bacini idrografici comuni e un piano di cooperazione permanente che veda l’Italia nel ruolo di ponte strategico.
Il Forum è ideato e promosso dal comitato italiano “One Water” – con figure chiave tra cui il vicepresidente Marco Rago e il direttore generale Emilio Ciarlo – e realizzato in stretta collaborazione con l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, oltre a contare sul supporto di attori istituzionali di primo piano come l’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione Sviluppo) e il CIHEAM di Bari. L’obiettivo dichiarato dei panel politici è trasformare la vulnerabilità climatica in un’opportunità di cooperazione e crescita economica condivisa.
Innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e telerilevamento
Accanto agli accordi diplomatici, il Forum affronta la sfida operativa della transizione ecologica e digitale integrandosi con i lavori del Festival dell’Acqua 2026 (promosso da Utilitalia). La gestione del Servizio Idrico Integrato richiede oggi un salto di paradigma tecnologico per azzerare gli sprechi, modernizzare le infrastrutture e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
Tra le soluzioni al centro del dibattito tecnico spiccano:
- Modelli predittivi basati sull’Intelligenza Artificiale: Algoritmi avanzati di machine learning vengono applicati alla sensoristica delle reti per anticipare i guasti strutturali, individuare le perdite occulte prima che provochino interruzioni del servizio e ottimizzare la pressione nei tubi in tempo reale.
- Telerilevamento satellitare e monitoraggio geospaziale: L’utilizzo dei dati provenienti dai programmi europei di osservazione della Terra (come Copernicus) consente di tracciare con precisione millimetrica lo stato di salute dei corpi idrici sotterranei, l’umidità dei suoli agricoli e la portata dei bacini montani, fornendo agli enti gestori strumenti previsionali infallibili contro la siccità.
- Water Security Plan e resilienza urbana: Protocolli industriali e normativi rigorosi per proteggere le infrastrutture critiche dagli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore anomale e bombe d’acqua, che mettono a rischio la continuità dell’erogazione nelle aree urbane ad alta densità.
Verso il “Patto per la resilienza idrica”
La quattro giorni romana non si esaurisce nel dibattito teorico, ma mira a produrre risultati tangibili. I lavori convergeranno infatti nella stesura e nella sottoscrizione del nuovo “Patto per la resilienza idrica”.
Si tratta di un documento programmatico e vincolante che impegnerà i Paesi partecipanti a intensificare gli investimenti congiunti in ricerca e sviluppo, ad accelerare i processi di digitalizzazione delle reti idriche e a favorire il trasferimento tecnologico e di know-how tra le sponde settentrionali e meridionali del Mediterraneo. Solo attraverso un approccio che unisca la lungimiranza della diplomazia internazionale alla concretezza dell’innovazione ingegneristica, conclude il comitato promotore, sarà possibile garantire un futuro sicuro e sostenibile alle prossime generazioni dell’intera regione.
