(AGENPARL) - Roma, 25 Settembre 2026 - TERREMOTI | Tsunami della Kamčatka 2025: la complessità della rottura
sismica ne ha limitato l'impatto
Uno studio offre nuove informazioni sul potenziale dei grandi terremoti di
subduzione di generare tsunami, contribuendo a migliorare i sistemi di
allerta e le valutazioni della pericolosità
[Roma, 25 settembre 2026]
L'impatto limitato dello tsunami generato dal terremoto della Kamčatka del
2025 è legato a specifiche caratteristiche della rottura sismica. È quanto
emerge dal nuovo studio "Limited impact of the 2025 Kamchatka tsunami
explained by the complex seismic rupture", pubblicato sulla rivista
Communications
Earth & Environment di Nature e condotto dal team di ricerca dell'Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del CINECA in Italia,
dell'Osservatorio
Nazionale di Atene (NOA) in Grecia e dell'Università di Malaga in Spagna.
Lo studio nasce dalla necessità di spiegare l'impatto contenuto dello
tsunami osservato a grande distanza dalla faglia del terremoto di magnitudo
8.8 del 29 luglio 2025. In prossimità della zona sorgente, lo tsunami del
2025 ha registrato un run up massimo delle onde di 18-19 metri lungo le
coste della penisola della Kamčatka e delle isole Kurili, valore
comparabile ai 20 metri registrati per lo tsunami del 1952 generato da un
evento sismico di magnitudo 8.8-9.0 nella stessa zona. Tuttavia, l'esame
delle ampiezze massime delle onde registrate dai mareografi costieri più
distanti mostra che l'evento del 1952 ha avuto un impatto generale maggiore
nel campo lontano.
Studiando le caratteristiche della rottura sismica del terremoto del 2025,
i ricercatori hanno rilevato che la dislocazione della placca, avvenuta
principalmente a profondità relativamente elevate all'interno della crosta
terrestre e tale da generare una minore deformazione del fondale marino, ha
limitato l'energia potenziale iniziale della massa d'acqua spostata e
quindi l'impatto dello tsunami a grande distanza dalla sorgente, risultando
inferiore rispetto a quello dello tsunami del 1952, data la minore
magnitudo. Al contempo, settori di dislocazione a profondità minori, che
hanno causato uno spostamento localizzato del fondale marino, spiegano
l'impatto analogo tra lo tsunami del 2025 e quello del 1952 nelle vicinanze
della zona sorgente.
Il confronto con altri eventi del passato oltre a quello del 1952, come lo
lo tsunami di Nias-Simeulue del 2005 (magnitudo 8.6-8.7 al largo di
Sumatra, Indonesia), ha permesso di validare i risultati dello studio.
"L'eccezionale combinazione di dati forniti dalla geodesia terrestre e
spaziale, dal monitoraggio dello tsunami in acque profonde e da satellite
ha offerto l'opportunità di svelare l'intricata relazione tra le
caratteristiche del terremoto, la profondità marina locale e l'impatto
dello tsunami sia vicino che lontano dalla sorgente – spiega Stefano Lorito,
coordinatore del Centro Allerta Tsunami dell'INGV e primo autore dello
studio – Impariamo qualcosa da ogni nuovo evento e questi risultati
rappresentano un altro piccolo passo per migliorare le valutazioni future
di pericolosità e le allerte tsunami".
Lo studio evidenzia le sfide che i centri di allerta tsunami devono
affrontare per fornire previsioni accurate, a causa delle incertezze legate
al meccanismo di generazione dello tsunami e della finestra temporale
ridotta disponibile per inviare allerte tempestive alle popolazioni
costiere a rischio. Il futuro dell'allerta tsunami passa quindi dalla
gestione di questi margini di errore, attraverso una maggiore disponibilità
di dati in tempo reale da sensori in acque profonde e satelliti, oltre a
una quantificazione sempre più accurata delle incertezze, a supporto dei
decisori chiamati ad assumere decisioni basate su livelli di rischio
accettabili.
Link allo studio
Link alla versione in inglese
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
CINECA
Osservatorio Nazionale di Atene (NOA)
Università di Malaga
[image: Immagine1.png]
Figura – Istantanea della simulazione numerica della propagazione dello
tsunami dal modello del terremoto della Kamčatka del 2025 (Lorito et al.,
Communications Earth & Environment, 2026;
modellazione dello tsunami
effettuata con il codice JAGURS (Baba et al., 2017;
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