(AGENPARL) - Roma, 18 Settembre 2026 - «L'eccezionalità del contesto e dei materiali portati alla luce – dice l'assessore regionale ai Beni culturali e all'Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – ci permette di conoscere aspetti ancora poco indagati della vita dell'antica Akragas. Con questo Open day vogliamo restituire alla comunità un pezzo fondamentale della sua storia, rendendo i cittadini partecipi della ricerca e della conoscenza del nostro patrimonio archeologico».
Gli scavi, ripresi in questi giorni, rientrano nel progetto di ricerca avviato nel 2019 dall'Università di Bologna, sotto la direzione scientifica del professore Vincenzo Baldoni, e dal Parco della Valle dei Templi, con Maria Concetta Parello. Le indagini condotte negli ultimi anni hanno permesso di scoprire grandi fornaci destinate alla produzione ceramica della polis che, per dimensioni eccezionali, complessità e stato di conservazione, non trovano finora confronti nella Sicilia di età greca.
In queste strutture gli artigiani akragantini producevano un grandissimo numero di oggetti ceramici, utilizzati quotidianamente nei diversi contesti di vita della città, dai santuari alle abitazioni fino alle necropoli. Si tratta di coppe, brocche, ciotole e anfore di produzione locale e, in misura minore, di statuette, pesi da telaio, terrecotte architettoniche e sostegni-distanziatori, fondamentali per l'ottimale cottura dei manufatti all'interno delle fornaci. Una varietà che testimonia le capacità degli artigiani akragantini, attivi in un'area produttiva particolarmente complessa e articolata.
La produzione artigianale della polis rappresenta uno degli aspetti meno conosciuti della storia di Agrigento in età arcaica e classica, ma riveste un grande interesse per la comunità scientifica perché consente di aprire una finestra inedita sulla vita della grande polis in una fase cruciale del suo sviluppo sociale e politico.
ad/cv





