(AGENPARL) - Roma, 15 Settembre 2026 - Mentre Ottawa cerca di diversificare i legami commerciali per attutire lo scontro economico con Washington, le esportazioni verso Pechino toccano il record dal 1997. A trainare la crescita sono petrolio, rame e prodotti agricoli
Le turbolenze e i “mal di testa” nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti stanno costringendo Ottawa a ridisegnare la mappa geoeconomica del Paese. Secondo il rapporto pubblicato dal Canada China Business Council (CCBC) e dal China Institute dell’Università di Alberta, il commercio di merci tra Canada e Cina ha raggiunto quota 66,60 miliardi di dollari canadesi nel primo semestre del 2026, segnando un aumento del 3,6% su base annua.
All’interno di questo interscambio, la dinamica più rilevante è la netta divergenza dei flussi: le esportazioni canadesi verso la Cina sono balzate del 30,1% a 21,74 miliardi di dollari canadesi (il valore più alto per un primo semestre dal 1997), mentre le importazioni dalla Cina sono diminuite del 5,8% a 44,86 miliardi. Di conseguenza, il deficit del commercio di merci su base doganale si è ridotto del 25,2%, scendendo a 23,12 miliardi di dollari.
Energia, minerali e la spinta delle materie prime Il motore principale di questa espansione è concentrato nei settori energetico e minerario, che da soli rappresentano ben il 58,4% delle esportazioni interne verso Pechino. In particolare:
- Petrolio greggio: Le spedizioni totali verso la Cina sono più che raddoppiate, raggiungendo i 5,96 miliardi di dollari canadesi con un incremento di ben 3,20 miliardi rispetto all’anno precedente (+81,8%).
- Rame e minerali: I minerali metallici e non metallici hanno rappresentato un ulteriore 22,6% del totale, crescendo del 29,0% a quota 2,64 miliardi di dollari.
Sgravi tariffari e rilancio del settore agricolo Accanto a energia e metalli, il rapporto evidenzia come i recenti sgravi tariffari e il ripristino dell’accesso al mercato abbiano sostenuto in modo significativo esportazioni agricole selezionate:
- Le esportazioni di semi di colza sono cresciute del 19,4% a 1,42 miliardi di dollari grazie alla riduzione delle tariffe cinesi.
- I piselli hanno registrato un balzo del 39,6% a 282 milioni di dollari in seguito alla sospensione delle tariffe aggiuntive.
- La carne bovina disossata congelata ha compiuto un rimbalzo clamoroso, risalendo da circa 0,5 milioni a 156,6 milioni di dollari dopo il ripristino ufficiale dell’accesso al mercato. Ciononostante, altri prodotti come l’aragosta restano al di sotto dei livelli del 2025, confermando una risposta a macchia di leopardo.
Importazioni e divari provinciali Sul fronte delle importazioni, il calo del 5,8% non riflette un ritiro uniforme dall’offerta cinese, ma piuttosto un cambiamento nel mix di acquisti del Canada. La contrazione è infatti spiegata principalmente dalla flessione dei beni di consumo (-13,5%) e dell’elettronica (-14,4%). Al contrario, sono cresciuti i macchinari industriali (+18,6%) e i veicoli a motore con relative parti (+9,3%).
Anche i risultati provinciali mostrano una forte polarizzazione: Alberta e British Columbia hanno generato il 92,3% dell’aumento netto delle esportazioni canadesi verso la Cina, spinte in modo schiacciante da energia e risorse minerarie. D’altro canto, l’Ontario ha registrato la contrazione maggiore sul fronte delle importazioni, frenato proprio dal calo di beni di consumo ed elettronica.
Il quadro che emerge è quello di una relazione commerciale che, mossa dalla necessità di arginare le tensioni con la Casa Bianca, si sta espandendo in modo selettivo ma profondo lungo l’asse transpacifico.
