(AGENPARL) - Roma, 14 Settembre 2026 - *Con preghiera di pubblicazione.*
FERRARESI*
Cari studenti,
oggi è un giorno importante, perché rappresenta l'inizio di una nuova
avventura scolastica: per alcuni di voi è l'avvio di un percorso
completamente nuovo, per altri il proseguimento di un cammino già
cominciato.
Cesare Pavese, che sicuramente avrete occasione di studiare, scriveva che
«L'unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è
cominciare, sempre, ad ogni istante è bello vivere, perché vivere è
cominciare, sempre, ad ogni istante».
Mi piace estendere questa frase anche alla scuola, che oggi rappresenta una
parte importante della vostra vita. Qui farete nuove esperienze,
conoscerete materie che potranno diventare fondamentali per il vostro
futuro professionale, incontrerete nuovi docenti con cui confrontarvi e,
soprattutto, costruirete nuove amicizie.
Ogni istante sarà diverso dall'altro e ce ne saranno alcuni che ricorderete
per sempre. Perché non saranno soltanto le lezioni dei vostri professori a
rendervi persone più mature e pronte ad affrontare la vita, ma anche tutto
ciò che imparerete dalle esperienze che la scuola vi farà vivere insieme,
dentro e fuori dall'istituto.
È passato molto tempo dal mio primo giorno di scuola, ma ricordo ancora
bene quegli anni. Da allora il mondo è cambiato profondamente e
probabilmente oggi, se tornassi indietro, farei fatica a riconoscerlo. A
cominciare dalla tecnologia, che ormai pervade ogni aspetto della nostra
vita. Uno strumento straordinario, capace di aiutarci e di offrirci
possibilità che un tempo non esistevano, ma che rischia anche di impoverire
i rapporti umani e di standardizzare i processi creativi.
Io ero felice di andare a scuola anche perché sapevo che spesso era l'unica
occasione per incontrare e parlare con i miei amici. Era bello raccontarsi
sogni, aspirazioni, paure e problemi guardandosi negli occhi, e non
attraverso uno schermo. Non perdete questa abitudine.
La tecnologia ha portato nella scuola anche strumenti che personalmente
apprezzo meno, come il registro elettronico. Credo che un controllo
costante e immediato di ogni voto, assenza o difficoltà rischi talvolta di
deresponsabilizzare lo studente, trasferendo automaticamente ai genitori
problemi che un ragazzo deve imparare, gradualmente, anche a gestire da
solo.
Quando prendevo un brutto voto, magari cercavo di minimizzarlo con i miei
genitori o non raccontavo proprio tutto. Ma sapevo che quel problema era
soprattutto mio e che spettava a me risolverlo. Quel peso mi spingeva a
mettermi al lavoro, recuperare, studiare di più e cercare di ottenere un
risultato migliore la volta successiva. Anche questo significa crescere:
imparare che alle proprie scelte corrispondono delle conseguenze e che,
prima o poi, bisogna assumersene la responsabilità.
Oggi, inoltre, la scuola è molto più ricca di studenti provenienti da altri
Paesi. Quando ero ragazzo era molto più raro incontrare tra i banchi
compagni con nomi, lingue, culture e storie familiari diverse dalle nostre.
Imparate a conoscere le loro storie, siate curiosi, confrontatevi e
lasciate che queste esperienze allarghino i vostri orizzonti.
Allo stesso tempo, custodite le vostre radici. Un domani qualcuno di voi
resterà qui, altri partiranno per studiare o lavorare altrove, magari molto
lontano. Ovunque andrete, portate con voi con orgoglio il vostro
territorio, la vostra storia e la vostra identità. Aprirsi al mondo non
significa dimenticare chi si è e da dove si viene.
Vi auguro quindi di vivere questo nuovo anno con curiosità, entusiasmo e
anche con la libertà di sbagliare.
Buon anno scolastico a tutti voi.
*Alan Fabbri*
Sindaco di Ferrara
N.B. – Le
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