(AGENPARL) - Roma, 11 Settembre 2026 - Il campo di battaglia non è più soltanto il terreno fisico delimitato da confini geografici o infrastrutture critiche, ma la mente umana e il tessuto stesso delle società. È questa la tesi di fondo che posiziona l’intelligenza umana e il consenso sociale al centro della moderna competizione strategica, ridefinendo radicalmente i parametri della sicurezza internazionale. Una visione innovativa che ha trovato eco e riconoscimento diretto anche nei circuiti della difesa euro-atlantica.
Il framework STCB e il saggio di Hooda e Rajan
Il fulcro di questa evoluzione concettuale risiede in un lavoro pionieristico firmato da due ex ufficiali militari indiani, il tenente generale D.S. Hooda e il tenente colonnello Pavithran Rajan. Nel loro studio intitolato ‘Beyond the Kinetic: Deconstructing Warfare in the Socio-Technical-Cognitive Battlespace’, gli autori elaborano il framework noto come STCB. L’acronimo identifica uno spazio di scontro integrato dove si intersecano tre dimensioni chiave: la struttura sociale, l’infrastruttura tecnologica e la cognizione umana.
Il principio cardine teorizzato dagli esperti è netto: nei conflitti contemporanei le società stesse si sono trasformate in campi di battaglia. Un’impostazione che ha attirato l’attenzione internazionale, venendo ripresa e citata all’interno di una recente monografia sulla guerra ibrida co-finanziata dalla NATO e pubblicata dall’Associazione Polacca per la Sicurezza Nazionale.
La monografia polacca e la deriva dell’«algorithmic warfare»
Il volume europeo, redatto dagli scienziati politici Jarosław Tomasiewicz e Michal Piekarski insieme all’esperto di studi sulla difesa Marcin Lipka, analizza l’intersezione tra le minacce ibride, le operazioni informatiche e le reti di comunicazione avanzate. La tesi centrale degli autori polacchi è che la confluenza tecnologica stia spingendo la guerra ibrida verso la cosiddetta algorithmic warfare, ovvero una guerra algoritmica potenziata dall’intelligenza artificiale.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale funge da moltiplicatore di forza, permettendo agli attori ostili di identificare le vulnerabilità sistemiche, generare messaggi mirati su scala industriale e modulare le campagne informative in tempo reale. L’obiettivo primario non è più la distruzione fisica delle capacità militari avversarie, bensì la disarticolazione dei sistemi attraverso cui una collettività percepisce la realtà, assume decisioni e ripone fiducia nelle proprie istituzioni democratiche.
I tre domini e il substrato algoritmico
Il modello STCB scompone la complessità del conflitto in tre domini interconnessi, sorretti da una struttura neurale digitale:
- Il dominio sociale: Comprende le identità condivise, le reti di fiducia, le narrazioni collettive e le faglie identitarie o politiche sfruttabili per frammentare il Paese bersaglio.
- Il dominio tecnico: Raggruppa le capacità cibernetiche, l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati, le piattaforme di comunicazione e le tecnologie di sorveglianza. Come nota il saggio, un esempio chiave di questo dominio è rappresentato dalla fornitura dei sistemi satellitari Starlink di Elon Musk all’Ucraina, evidenziando come il controllo delle piattaforme abilitanti costituisca un vantaggio strategico primario.
- Il dominio cognitivo: Rappresenta il vero centro nevralgico, mirato ai processi mentali, alle convinzioni, ai bias cognitivi e alla manipolazione dei flussi informativi per attaccare il ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act) dell’avversario.
A legare indissolubilmente queste tre sfere interviene il substrato algoritmico, ovvero l’insieme di codici, flussi di dati e politiche di piattaforma che determinano la visibilità e la credibilità delle informazioni.
Resilienza democratica e contromisure
Di fronte a minacce così pervasive, la risposta dei Paesi democratici non può risolversi nell’imitazione di pratiche di propaganda aggressiva. Come sottolineano sia il framework indiano che l’analisi accademica europea, la vera linea di difesa risiede nella resilienza sociale.
La capacità di uno Stato di assorbire shock e crisi senza sprofondare nella paralisi dipende dal rafforzamento della fiducia nelle istituzioni pubbliche, tutelando al contempo le libertà civili e la libertà di espressione. Come ricorda efficacemente la monografia polacca citando lo storico britannico Mark Galeotti, i “buoni” possono utilizzare gli stessi strumenti esattamente con la stessa efficacia dei “cattivi”, dimostrando che i valori democratici possono difendersi con efficacia anche nell’era della competizione cognitiva globale.
