(AGENPARL) - Roma, 8 Settembre 2026 - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficialmente dichiarato che la Luna appartiene al suo Paese, accompagnando l’annuncio con una rappresentazione del satellite sovrastato dalla bandiera a stelle e strisce e dalla didascalia “La nostra luna”. Una mossa che va ben oltre la provocazione mediatica o la propaganda interna: dietro le parole del capo della Casa Bianca si cela una spregiudicata partita giuridica ed economica per il controllo delle risorse strategiche del sistema solare. Washington sfida apertamente i trattati internazionali per garantire ai propri colossi privati il monopolio dello sfruttamento extraterrestre.
Il muro del diritto internazionale e la dottrina americana dello sfruttamento
Sulla carta, la pretesa statunitense si scontra frontalmente con l’architettura legale globale. Il Trattato sullo Spazio Esterno del 1967 — ratificato da 118 Stati, inclusi gli Stati Uniti — vieta in modo inequivocabile l’appropriazione nazionale dei corpi celesti, sancendo il principio del patrimonio comune dell’umanità. L’articolo II del trattato esclude la possibilità di stabilire la sovranità sulla Luna attraverso dichiarazioni dirette, occupazioni o qualsiasi altro mezzo. La bandiera piantata da Neil Armstrong nel 1969 aveva un valore puramente simbolico e storico, incapace di fondare un titolo di sovranità territoriale sul modello delle antiche potenze coloniali terrestri.
Per aggirare questo blocco, Washington ha elaborato una dottrina giuridica sottile ma dirompente: la distinzione tra la proprietà del corpo celeste e la proprietà delle risorse in esso estratte.
- Il precedente del 2015: Con il Commercial Space Launch Competitiveness Act, gli Stati Uniti hanno formalizzato un modello in cui la superficie della Luna resta immobile e non appropriabile, ma i minerali, l’acqua e la regolite estratti diventano a tutti gli effetti beni mobili commerciabili.
- La regola delle acque internazionali: Si applica un principio analogo a quello della pesca d’alto mare: l’oceano non appartiene a nessuno, ma il pesce pescato diventa di proprietà di chi lo ha catturato.
- Gli Accordi di Artemide: Questa interpretazione è stata estesa a livello internazionale attraverso gli Artemis Accords, sottoscritti da 69 Stati, che escludono lo sfruttamento minerario dal concetto di “appropriazione nazionale”.
Gli interessi industriali: la tutela dei colossi privati e la posta in gioco al Polo Sud
La mossa di Trump risponde alle necessità stringenti del capitalismo spaziale americano. Aziende come SpaceX e Blue Origin richiedono certezze normative per giustificare investimenti da miliardi di dollari nell’estrazione extraterrestri. Senza la garanzia giuridica di poter disporre liberamente del carico estratto, l’intera economia lunare resterebbe al palo.
L’obiettivo strategico e commerciale si concentra sul Polo Sud della Luna, dove si concentrano riserve stabili di ghiaccio d’acqua. L’acqua non serve soltanto a sostenere i futuri avamposti umani permanenti, ma rappresenta la chiave di volta per la produzione in loco di ossigeno e propellente per i razzi diretti su Marte. Chi controlla le riserve idriche del polo lunare otterrà un vantaggio geostrategico incolmabile, trasformando l’orbita terrestre nel nuovo centro di gravità della potenza industriale globale.
La spaccatura globale: il blocco occidentale contro l’asse eurasiatico
La dichiarazione unilaterale di Trump cristallizza la divisione del pianeta in blocchi contrapposti anche nello spazio profondo.
- La coalizione guidata dagli Stati Uniti: Imperniata sul programma Artemis e sostenuta da partner chiave come il Giappone, l’Agenzia Spaziale Europea e il contributo tecnologico del Canada, punta a imporre standard di mercato favorevoli alle imprese occidentali.
- L’alleanza sino-russa: Pechino e Mosca oppongono il progetto della Stazione Lunare Scientifica Internazionale (ISS). La Cina, forte dei successi del programma Chang’e sul lato nascosto della Luna, guida una rete di cooperazione che già include Paesi come Serbia, Pakistan, Sudafrica e Brasile, opponendosi a quella che definisce una violazione dello spirito del trattato del 1967.
- Le posizioni autonome: Potenze come l’India mantengono una linea indipendente, portando avanti i propri programmi di esplorazione pur dialogando con entrambi i blocchi.
La fuoruscita di Washington dalle cautele diplomatiche tradizionali apre una fase di deregolamentazione aggressiva. La Luna non è più soltanto il traguardo della ricerca scientifica, ma il primo vero teatro di una nuova e spietata corsa alle risorse.
