(AGENPARL) - Roma, 7 Settembre 2026 - La tensione nello scacchiere mediorientale e lungo le rotte energetiche globali registra un nuovo, deciso innalzamento della posta in gioco. Teheran ha formalmente messo in guardia la Corea del Sud contro qualsiasi partecipazione o presenza militare nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, definendo un’eventuale mossa in tal senso come un “sostegno diretto all’aggressione statunitense”.
Il duro avvertimento è stato affidato a un messaggio in lingua coreana pubblicato su X dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei. Pur ribadendo il valore storico dei legami bilaterali tra Teheran e Seoul — consolidati in oltre 64 anni di relazioni basate sul rispetto reciproco —, il portavoce iraniano ha tracciato una linea rossa invalicabile. La presa di posizione si inserisce nel solco delle tensioni già aperte nei giorni scorsi attorno alle mosse e ai piani di dispiegamento navale della Repubblica di Corea, assecondando le pressioni arrivate da Washington per presidiare il corridoio strategico.
Teheran ha tuttavia ribadito che nessun paese sovrano dovrebbe cedere alle pressioni e alle estorsioni degli Stati Uniti, trasformandosi di fatto in complice di azioni ostili. Una mossa operativa nello Stretto — avverte la diplomazia della Repubblica Islamica — comporterà “gravi conseguenze”, inserendosi nel quadro del più ampio scontro geopolitico che vede l’Iran deciso a blindare la propria linea di difesa lungo le rotte petrolifere e commerciali.
