(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - Il 27 settembre i cittadini svizzeri votano sull’iniziativa per sancire la neutralità armata nella Costituzione e revocare le restrizioni contro Mosca.
Se l’iniziativa popolare per rafforzare la neutralità sarà approvata al referendum del 27 settembre, la Svizzera dovrà revocare le attuali restrizioni imposte contro la Federazione Russa. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri svizzero, precisando che il testo prevede l’inserimento permanente della neutralità armata nella Costituzione e il divieto di applicare sanzioni agli stati belligeranti, fatta eccezione per le misure approvate dalle Nazioni Unite.
I dettagli del referendum e il sistema di voto
La proposta sul tavolo richiede una modifica costituzionale e, per essere approvata, dovrà superare il rigido sistema della doppia maggioranza svizzera:
- Sarà necessario il voto favorevole di oltre il 50% dei cittadini a livello nazionale.
- L’iniziativa dovrà ottenere la maggioranza dei voti in oltre la metà dei 26 cantoni e semi-cantoni della confederazione.
Mentre a fine luglio i sondaggi YouGov registravano una leggera prevalenza dei sostenitori della linea rigida (40% contro il 38%), le rilevazioni di metà agosto di Tamedia, gfs.bern e dello stesso istituto sociologico hanno evidenziato un’inversione di tendenza, con il 50% degli intervistati contrario al progetto e un nucleo di favorevoli stimato tra il 32% e il 42%.
Le conseguenze su sanzioni e cooperazione internazionale
Dal 2022 Berna ha aderito a gran parte dei pacchetti di sanzioni dell’Unione Europea contro Mosca, compreso il 20° pacchetto approvato il 20 agosto nei settori energetico, finanziario e commerciale. Secondo il ministero degli Esteri, un’eventuale vittoria dei “sì” non solo bloccherebbe l’adesione a futuri pacchetti UE, ma imporrebbe anche la cancellazione delle misure già in vigore e la limitazione della cooperazione militare con la NATO, riducendo esercitazioni congiunte e scambio di dati.
Tuttavia, l’ambasciatore russo a Berna Sergei Harmonin e diversi osservatori evidenziano che il governo potrebbe comunque mantenere un profilo di restrizione appellandosi a decreti speciali per impedire l’elusione delle sanzioni internazionali attraverso il territorio svizzero, replicando un precedente già visto dopo il 2014.
Il dibattito politico e il ruolo diplomatico
I promotori dell’iniziativa, guidati dal Partito popolare svizzero, sostengono che l’allineamento alle sanzioni occidentali abbia danneggiato l’immagine neutrale del Paese e compromesso il suo ruolo di mediatore imparziale. Al contrario, il Consiglio federale consiglia di respingere la proposta per preservare una “neutralità flessibile” e non compromettere le relazioni con i partner occidentali, lasciando aperta una partita cruciale per il futuro geopolitico ed economico della confederazione.
