(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - *Negli ultimi dieci anni i comuni con almeno un'impresa sono cresciuti del
+57%, raddoppiato il numero delle imprese del comparto*
Roma, 28 agosto 2026 – Dieci anni fa lo street food era soprattutto un
fenomeno urbano, concentrato nelle grandi città e nelle mete turistiche più
consolidate. Oggi è diventato una presenza stabile nel tessuto economico
locale, capace di raggiungere anche piccoli centri, aree costiere e borghi
dell'entroterra. A raccontare questa trasformazione sono i dati del
Registro delle Imprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere.
Al 31 marzo 2026 i Comuni italiani con almeno un'impresa registrata che
svolge un'attività riconducibile allo street food sono *1.975*, contro i
1.258 del 2016. In dieci anni la geografia del settore si è dunque
allargata includendo *717 nuovi Comuni*, per una crescita del perimetro
coperto pari al *57%*. Nello stesso periodo il numero complessivo delle
imprese è *quasi raddoppiato*, passando *da 2.271* *a* *4.286 unità*
(+88,7%). Oggi più di un Comune italiano su quattro ospita almeno
un'attività del comparto, mentre dieci anni fa il fenomeno riguardava poco
più di uno su sei.
Dietro questi numeri emerge un cambiamento più profondo: lo street food non
rappresenta più soltanto una modalità alternativa di ristorazione, ma un
modello imprenditoriale che ha saputo adattarsi a contesti molto diversi
tra loro, intercettando nuove abitudini di consumo, la crescita del turismo
esperienziale e una domanda sempre più orientata verso formule di
ristorazione flessibili, informali e di prossimità.
La diffusione territoriale conferma questa evoluzione. Il Mezzogiorno
concentra quasi la metà delle imprese registrate, a testimonianza del
legame tra street food e crescente attrattività turistica e valorizzazione
delle tradizioni gastronomiche locali.
A livello regionale, dopo la Lombardia saldamente in testa con 544 imprese,
nel 2026 le regioni con il maggior numero di attività sono Sicilia (514),
Puglia (510), Lazio (371) e Campania (361). Tra le province, alle spalle di
Milano (256 imprese) troviamo Roma (230), Lecce (192), Torino (170) e
Napoli (162). Scendendo infine a livello comunale, la palma di regina dello
street food va a Roma (129 attività) che scavalca di pochissimo Milano
(128). A distanza seguono Torino (78), Palermo (48) e Bari (44).
Come detto, il dato forse più significativo che emerge dall'analisi
riguarda l'espansione del fenomeno oltre i tradizionali poli urbani: sono
infatti 717 i Comuni italiani entrati per la prima volta nella mappa dello
street food nell'arco dell'ultimo decennio, segnale di un settore che
continua ad ampliare la propria presenza sul territorio nazionale.
Parallelamente, è cambiata anche la struttura imprenditoriale del comparto.
Le *imprese individuali* restano la forma prevalente, con *3.157 attività*
registrate e una quota pari al *73,7% del totale*, confermando il forte
radicamento di iniziative di piccola dimensione e spesso a carattere
familiare. Accanto a questa componente storica si osserva però un processo
di progressiva strutturazione del settore. Le *società di capitale* sono
passate *da 105 a 620* unità in dieci anni, registrando una crescita che
sfiora il 500%. La loro incidenza sul totale delle imprese è salita dal
4,6% al 14,5%, evidenziando un comparto sempre più capace di attrarre
investimenti e consolidare la propria presenza sul mercato.
