(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - La vista di oltre una dozzina di petroliere iraniane riunite al largo della costa dello Sri Lanka, insieme all’affondamento di una nave iraniana da parte di un sottomarino degli Stati Uniti a marzo, ha posto ancora una volta la nazione al centro di una crisi geopolitica ben oltre i suoi confini. Ancora più importante, questo episodio ha evidenziato qualcosa che lo Sri Lanka ha troppo spesso dato per scontato: la sua geografia strategica. L’isola si trova a cavalcioni di alcune delle corsie marittime più trafficate del mondo e, nel corso della storia, la sua posizione le ha conferito un’importanza sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. I portoghesi, gli olandesi e gli inglesi lo compresero perfettamente, e durante la seconda guerra mondiale l’ammiraglio Lord Louis Mountbatten vi stabilì il quartier generale del Comando del Sud-Est asiatico, mantenendo cruciali linee di rifornimento e comunicazioni alleate attraverso l’Oceano Indiano.
Un ricordo emblematico di quel ruolo fondamentale fu il celebre servizio aereo “Double Sunrise”: a partire dal 1943, i voli Qantas Catalina operavano tra l’Australia e lo Sri Lanka garantendo un collegamento indispensabile dopo la caduta di Singapore, con rotte così estese che gli equipaggi e i passeggeri assistevano a due albe. L’interrogativo cruciale oggi è se il Paese sia in grado di replicare quel modello e farlo di nuovo.
I tre beni marittimi e i freni storici dello sviluppo
Attualmente lo Sri Lanka possiede tre straordinari beni marittimi che potrebbero fungere da trampolino di lancio. Colombo è evoluto in uno dei centri di trasbordo più importanti del mondo, gestendo circa 90 lakh TEU all’anno e legando gran parte della propria attività commerciale all’India. Trincomalee custodisce uno dei porti naturali più grandi del pianeta, offrendo un potenziale enorme per l’energia, lo stoccaggio e lo sviluppo industriale. Hambantota, infine, si trova in prossimità delle principali rotte marittime est-ovest e garantisce capacità di terra e acque profonde ideali per industrie che non trovano spazio attorno alla capitale. Insieme, queste risorse potrebbero dar vita a un hub logistico ed energetico nel subcontinente indiano paragonabile per concetto a grandi realtà globali come Rotterdam, Singapore e Dubai.
Tuttavia, lo Sri Lanka non ha mai sfruttato appieno questo potenziale. Dall’indipendenza in poi, lo sviluppo economico è proceduto a singhiozzo, spinto da singoli progetti slegati da una strategia nazionale coerente. Inoltre, i trent’anni di guerra civile hanno prosciugato le risorse, frenato gli investimenti esteri e bloccato la pianificazione infrastrutturale a lungo termine. Superato il conflitto dopo il 2009, il problema non è più la mancanza di una geografia strategica, bensì la carenza cronica di volontà politica e continuità per convertire tale posizione in effettivo potere economico.
L’opportunità post-Hormuz e la necessaria svolta nei rapporti con l’India
Il contesto internazionale offre ora all’isola un’occasione irripetibile che potrebbe non ripresentarsi. Le tensioni e le interruzioni attorno allo Stretto di Hormuz e al Medio Oriente stanno accelerando la ricerca di catene di approvvigionamento alternative, sicure e resilienti. Si sta creando uno spazio vitale tra gli hub del Golfo e quelli del sud-est asiatico in cui lo Sri Lanka potrebbe inserirsi con autorevolezza. Tuttavia, se l’isola non si muoverà tempestivamente, l’India svilupperà inevitabilmente alternative proprie.
Sarebbe un errore madornale considerare l’infrastruttura marittima in rapida espansione dell’India come una semplice concorrenza. Al contrario, rappresenta l’opportunità per lo Sri Lanka di integrarsi in un ecosistema logistico di scala ben superiore, facendo sì che Colombo e Trincomalee operino in chiave complementare rispetto ai porti indiani. Per fare questo serve un cambio di paradigma radicale: espandere il porto di Colombo, ammodernare l’aeroporto introducendo eventualmente accordi doganali e di immigrazione condivisi con l’India, privatizzare senza indugi Sri Lankan Airlines per rilanciare la connettività aerea e trasformare Trincomalee in un polo energetico integrato per lo stoccaggio petrolifero, la raffinazione e il trasporto di idrogeno verde e rinnovabili.
Verso un sistema economico interconnesso
Il passo più audace e trasformativo, sebbene politicamente e ambientalmente delicato, sarebbe la connettività fisica diretta tra India e Sri Lanka attraverso un collegamento stradale e ferroviario lungo lo Stretto di Palk. Ciò simboleggerebbe il superamento definitivo della visione di due economie separate, inserendole in un unico sistema integrato che si estende dal subcontinente verso il Medio Oriente. Come dimostrano le esperienze storiche dei Paesi Bassi con Rotterdam, di Singapore o degli Emirati Arabi Uniti con Dubai, nessuna grande trasformazione economica avviene per caso: richiede coerenza, investimenti e una netta decisione nazionale sul proprio destino. Lo Sri Lanka si trova di fronte all’ultima grande chiamata della sua storia geopolitica.
