(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Il Dipartimento di Stato americano ha imposto una pausa improvvisa su tutti gli appuntamenti per le green card nelle ambasciate e nei consolati del mondo. Dietro la mossa (giustificata con una formazione straordinaria del personale) c’è lo scontro con i tribunali federali. E in Asia cresce l’allarme
Una stretta improvvisa destinata a congelare migliaia di pratiche in tutto il mondo e a riaccendere le tensioni sul fronte migratorio. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ordinato lo stop temporaneo e il rinvio di tutti i colloqui per i visti di immigrazione (le procedure consolari per il rilascio delle Green Card) presso le sedi diplomatiche americane a livello globale.
Una decisione a sorpresa che, oltre a bloccare i candidati in partenza da decine di Paesi, sta avendo immediate e pesanti ripercussioni in Cina, nel resto dell’Asia e a Hong Kong, dove famiglie, professionisti e imprese si trovano ora a fare i conti con un muro d’incertezza burocratica.
La motivazione ufficiale: la stretta sul public charge
Formalmente, la misura è legata al lancio — avviato a inizio agosto — di una nuova iniziativa di formazione globaleper i funzionari consolari. Secondo quanto trapelato e riportato dai canali istituzionali e dai report di settore, il personale delle ambasciate deve completare un addestramento obbligatorio per valutare in modo più rigido i richiedenti rispetto alla regola del public charge (il principio che permette di negare il visto se si ritiene che l’immigrato possa dipendere in futuro da sussidi o assistenza statale).
Il blocco non cancella le pratiche alla radice, ma costringe a un rinvio a data da destinarsi dei colloqui già fissati. Al momento, il Dipartimento di Stato non ha fornito alcuna tempistica certa sulla ripresa delle normali attività di calendario. Restano invece esclusi, almeno formalmente, i visti temporanei (turismo, studio e affari), sebbene i disagi negli uffici consolari siano generalizzati.
Il retroscena: la mossa dopo lo stop dei giudici
La decisione globale arriva a pochissimi giorni da una pesante sconfitta incassata dall’amministrazione nei tribunali. Lo scorso 21 agosto, la giudice distrettuale federale di New York, Jeannette Vargas, aveva infatti bloccato e dichiarato illegale una precedente direttiva della Casa Bianca che mirava a sospendere l’emissione dei visti per i cittadini di ben 75 Paesi, stabilendo che l’esecutivo aveva scavalcato le prerogative del Congresso.
Per aggirare l’impasse giudiziario e superare il vincolo geografico, l’amministrazione ha optato per una strategia a tappeto: non più un divieto mirato a singoli Stati, ma una pausa tecnica e burocratica (la formazione dei funzionari) applicata indistintamente in tutto il mondo.
Le ricadute in Cina, Asia e Hong Kong
L’effetto domino della direttiva si sta abbattendo con forza sull’area asiatica. Come evidenziato dai report regionali – a partire dagli approfondimenti pubblicati dal South China Morning Post –, il blocco dei colloqui consolari sta creando fortissimi disagi in Cina continentale e a Hong Kong, snodi cruciali per le migrazioni basate sul lavoro qualificato e sui ricongiungimenti familiari.
- Lavoratori e aziende in bilico: Molti professionisti cinesi e asiatici con contratti già avviati negli Stati Uniti, o dipendenti di multinazionali in attesa di finalizzare il trasferimento definitivo tramite canali aziendali (employment-based green cards), si vedono cancellare l’appuntamento consolare all’ultimo minuto.
- Il fattore Hong Kong: Nel territorio autonomo, centro nevralgico della finanza internazionale e dei flussi migratori verso l’Occidente, la notizia ha alimentato la preoccupazione degli espatriati e delle camere di commercio. L’ennesima stretta sui visti USA rischia di spingere sempre più talenti e capitali asiatici a valutare rotte alternative (dal Medio Oriente all’Europa o ai Paesi dell’ASEAN), riducendo ulteriormente i ponti migratori diretti con l’America.
Mentre le rappresentanze diplomatiche invitano i richiedenti a monitorare costantemente le notifiche di rinvio, la sensazione prevalente è che la stretta sui visti stia diventando l’ennesimo terreno di scontro politico e giudiziario, con i cittadini e i lavoratori intrappolati nel mezzo.
