(AGENPARL) - Roma, 26 Agosto 2026 - La Repubblica Ceca sta entrando in una delle fasi più importanti della propria storia energetica. Il nucleare, già oggi pilastro del sistema elettrico nazionale, non viene considerato a Praga una tecnologia destinata semplicemente a essere preservata: la strategia delineata nel testo di riferimento punta a rafforzarne significativamente il ruolo nei prossimi decenni, attraverso il prolungamento della vita degli impianti esistenti, la costruzione di due nuovi grandi reattori a Dukovany e lo sviluppo parallelo di piccoli reattori modulari.
I numeri descrivono con chiarezza il punto di partenza. La Repubblica Ceca dispone di sei reattori operativi, per una capacità netta complessiva di 3.972 MWe. Nel 2024 il nucleare ha prodotto 29,7 TWh, pari a circa il 40% della generazione elettrica nazionale, davanti a un sistema nel quale il carbone conserva ancora un peso molto rilevante, pari al 36%. Il paese è inoltre esportatore netto di elettricità: nel 2024 ha importato 15,3 TWh ed esportato 22 TWh, per un saldo netto positivo di 6,7 TWh.
Ma è soprattutto la traiettoria futura a rendere il caso ceco particolarmente significativo per l’Europa. Nel Piano nazionale per l’energia e il clima aggiornato e presentato alla Commissione europea nel gennaio 2025, il governo prevede che la quota dell’elettricità prodotta dal nucleare possa salire fino al 68% entro il 2040.
Si tratta di una trasformazione strutturale, non di un semplice programma di sostituzione della capacità esistente.
Dukovany e Temelín, i due pilastri dell’atomo ceco
La geografia nucleare della Repubblica Ceca è oggi concentrata in due grandi poli: Dukovany e Temelín.
Dukovany rappresenta il nucleo storico dell’industria elettronucleare del paese. I suoi quattro reattori VVER V-213 dispongono attualmente di una capacità netta indicata nel testo di 479 MWe ciascuno. Le unità furono collegate alla rete tra il 1985 e il 1987. Temelín ospita invece due VVER V-320, rispettivamente da 1.027 e 1.029 MWe netti, collegati alla rete nel 2000 e nel 2002.
La storia dei due siti racconta anche l’evoluzione politica e industriale del paese.
La costruzione di Dukovany iniziò nel 1978. I quattro VVER-440 furono progettati da aziende russe ed Energoprojekt e costruiti da Škoda Praha, entrando progressivamente in servizio tra il 1985 e il 1987. Da allora gli impianti sono stati oggetto di numerosi interventi di modernizzazione.
Più complesso fu il percorso di Temelín. Il progetto originario prevedeva quattro VVER-1000, ma dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 il nuovo governo decise di interrompere la costruzione delle unità 3 e 4. Le prime due furono invece completate. Uno degli aspetti tecnologicamente più interessanti fu l’integrazione di sistemi occidentali di strumentazione e controllo forniti da Westinghouse con la tecnologia dei reattori di progettazione russa.
Questa eredità tecnologica ibrida è importante per comprendere l’evoluzione successiva della politica energetica ceca: Praga dispone di una lunga esperienza operativa con i VVER, ma negli ultimi anni ha progressivamente diversificato tecnologie, fornitori e soprattutto approvvigionamenti di combustibile.
Una flotta esistente che Praga vuole utilizzare molto più a lungo
La costruzione di nuove unità non significa che la Repubblica Ceca intenda rinunciare rapidamente ai sei reattori esistenti. Al contrario, uno degli elementi centrali della strategia consiste nell’allungarne significativamente la vita operativa.
A Dukovany è in corso da anni un vasto programma di ammodernamento. Tra il 2009 e il 2017 il progetto di gestione a lungo termine avviato da ČEZ ha coinvolto circa 230 sottoprogetti e comportato investimenti indicati in 18 miliardi di corone ceche. Successivamente l’operatore ha programmato ulteriori investimenti sui sistemi di controllo, sul cablaggio e sulla sicurezza.
Il processo continua. Nel 2025 ČEZ indicava che le quattro unità erano in grado di fornire complessivamente 2.048 MWe; nel febbraio 2026 sono state annunciate capacità di 512 MWe per ciascuna unità. Ancora più significativa è la prospettiva di lungo periodo: nell’aprile 2026 l’azienda stava valutando la possibilità di portare la vita operativa di Dukovany fino a 80 anni, superando quindi l’attuale obiettivo dei 60.
Una strategia analoga riguarda Temelín. Nel gennaio 2026 ČEZ ha comunicato che l’intera flotta nucleare ceca aveva prodotto nel 2025 il record di 32,1 TWh. Nel luglio successivo è stato avviato il processo per valutare l’estensione della vita delle due unità di Temelín fino a 80 anni, rispettivamente al 2080 e al 2082, accompagnandola con interventi sui turbogeneratori, sui sistemi di controllo e sulle tubazioni dell’acqua di raffreddamento.
È una scelta strategicamente rilevante: il nuovo nucleare non dovrebbe semplicemente prendere il posto del vecchio, ma potrebbe per un periodo considerevole affiancarlo.
Il nuovo cuore del programma: Dukovany 5 e 6
Il passaggio decisivo riguarda tuttavia la costruzione di nuova capacità.
Dopo un processo politico e industriale durato anni, la Repubblica Ceca ha scelto Korea Hydro & Nuclear Power (KHNP) per il nuovo programma di Dukovany.
La procedura ha subito un’importante evoluzione. In origine era prevista un’offerta vincolante per una sola nuova unità a Dukovany e opzioni non vincolanti per altre tre unità. Il governo ha successivamente modificato l’impostazione chiedendo offerte vincolanti per un massimo di quattro reattori, nella prospettiva di ridurre il costo unitario attraverso economie di scala. Nel gennaio 2024 furono invitate EDF e KHNP; nel luglio dello stesso anno il governo annunciò la selezione della società sudcoreana.
Secondo il testo, l’offerta di KHNP era valutata intorno ai 200 miliardi di corone ceche per ciascuna unità APR-1000. Dopo il contenzioso promosso da EDF e la decisione della Corte amministrativa suprema, il contratto EPC è stato firmato nel giugno 2025 per un valore complessivo di 407 miliardi di corone, equivalenti nel testo a circa 18,6 miliardi di dollari.
La configurazione prevista per Dukovany 5 e 6 comprende due APR-1000 da 1.050 MWe ciascuno, per complessivi 2,1 GWe. Il programma riportato nel documento indica l’inizio della costruzione nel 2029 e la prima produzione entro il 2036.
Non siamo quindi più di fronte a una discussione teorica sulla necessità di nuovo nucleare. Il programma ha raggiunto una fase industriale molto più avanzata.
Nell’agosto 2025 sono iniziati i rilevamenti topografici. Nel febbraio 2026 è stato istituito un comitato direttivo ministeriale ceco-coreano; sono stati inoltre firmati contratti con Energoprojekt Praha e con Doosan Enerbility e Doosan Škoda Power per attività legate al progetto e alle turbine. Nell’aprile 2026 KHNP ha consegnato il primo progetto concettuale e, nel giugno successivo, il Ministero dell’Industria ha comunicato il completamento delle indagini geologiche, mantenendo l’obiettivo di avviare la costruzione nel 2029.
Il nodo finanziario e il ruolo dello Stato
Il programma di Dukovany mostra però anche uno dei problemi fondamentali del nuovo nucleare europeo: come finanziare infrastrutture caratterizzate da elevatissimi costi iniziali e tempi di realizzazione molto lunghi.
Praga ha progressivamente costruito un modello nel quale lo Stato assume un ruolo sostanziale. Già nel 2020 il governo aveva approvato un prestito pubblico destinato a coprire il 70% dei costi di costruzione del nuovo reattore, accompagnato da meccanismi pensati per ridurre il costo del capitale.
Nel maggio 2025 il governo ha inoltre annunciato l’intenzione di acquisire l’80% di Elektrárna Dukovany II, lasciando il restante 20% a ČEZ. La struttura finanziaria resta tuttavia sottoposta alla disciplina europea sugli aiuti di Stato. Il testo segnala che nell’ottobre 2025 il governo ha richiesto alla Commissione europea l’approvazione del finanziamento di Dukovany 6 e che nel dicembre successivo Bruxelles ha avviato un’indagine sul piano finanziario. La decisione è indicata come attesa entro l’inizio del 2027.
È un punto cruciale perché il caso ceco può diventare un riferimento per altri programmi nucleari europei: la competitività del nuovo nucleare dipende non soltanto dalla tecnologia scelta e dal costo dell’impianto, ma anche dalla struttura del capitale, dal costo del debito e dalla ripartizione dei rischi tra Stato, operatore e consumatori.
Non soltanto grandi reattori: la seconda scommessa sono gli SMR
La strategia ceca ha però un secondo pilastro, potenzialmente altrettanto importante: i Small Modular Reactors.
ČEZ studia questa tecnologia da anni. Il gruppo ha sottoscritto memorandum con diversi sviluppatori, tra cui GE Hitachi, NuScale, Rolls-Royce, EDF, Westinghouse, Holtec e KHNP. Nel marzo 2022 ha riservato un’area del sito di Temelín alla futura costruzione dei primi SMR cechi. Successivamente sono state individuate anche centrali a carbone come possibili siti di riconversione.
Il passaggio fondamentale è arrivato nell’ottobre 2024, quando ČEZ ha annunciato una partnership strategica con Rolls-Royce SMR, prevedendo la possibilità di installare fino a 3 GWe di piccoli reattori nella Repubblica Ceca e concordando l’acquisizione di una partecipazione di circa il 20% nella società, completata nel 2025.
La scelta presenta una logica industriale particolarmente interessante. Gli SMR potrebbero essere installati non soltanto nei siti nucleari tradizionali, ma anche in aree oggi occupate da centrali a carbone. In questo modo parte delle infrastrutture elettriche, delle competenze e del ruolo economico dei territori interessati dalla decarbonizzazione potrebbe essere preservata e riconvertita.
Nel giugno 2025 il governo ha confermato i piani per SMR a Tušimice e Prunéřov, entrambe località con centrali a carbone. Parallelamente procedono le attività per Temelín. Il documento indica come obiettivo la messa in servizio della prima unità SMR a Temelín a metà degli anni Trenta.
La tabella dei progetti riportata nel testo indica un Rolls-Royce SMR da 470 MWe a Temelín, oltre a unità proposte della stessa potenza a Tušimice, Dětmarovice e Prunéřov.
Dal carbone all’atomo: il vero significato della strategia ceca
È proprio nell’interazione fra nucleare e carbone che emerge il significato più profondo del programma.
Nel 2024 il carbone produceva ancora 26,8 TWh, pari al 36% dell’elettricità ceca. Il nucleare, con 29,7 TWh, rappresentava il 40%. Solare e idroelettrico contribuivano ciascuno per circa il 5%, il gas naturale per un altro 5%, mentre l’eolico si fermava all’1%.
Per Praga, quindi, la decarbonizzazione del sistema elettrico richiede di affrontare un problema di scala. Sostituire progressivamente il carbone significa rimpiazzare una fonte che ancora oggi fornisce più di un terzo della generazione nazionale.
La risposta delineata nel documento non è fondata su una singola tecnologia: prevede un sistema nel quale il nucleare assume però un peso crescente e diventa la componente strutturale della produzione programmabile a basse emissioni.
La prospettiva del 68% nucleare entro il 2040 va interpretata in questo quadro. Non è soltanto un obiettivo industriale, ma una trasformazione dell’architettura del sistema elettrico nazionale.
La diversificazione del combustibile dopo la crisi geopolitica europea
Un altro capitolo strategico riguarda il combustibile.
Storicamente, una parte fondamentale della filiera ceca era legata alla Russia. Il combustibile per Dukovany è stato fornito da TVEL, mentre anche Temelín, dopo una prima fase con Westinghouse, aveva adottato forniture russe.
Negli ultimi anni, tuttavia, ČEZ ha accelerato la diversificazione.
Nell’aprile 2022 sono state selezionate Westinghouse e Framatome per la fornitura del combustibile di Temelín. I contratti sono stati firmati nel giugno dello stesso anno e la prima consegna è avvenuta nel maggio 2025. Nel marzo 2023 ČEZ ha inoltre raggiunto un accordo con Westinghouse per elementi di combustibile VVER-440 destinati a Dukovany, con la prima consegna di 80 elementi NOVA E-6 avvenuta nel giugno 2025.
La diversificazione riguarda persino la materia prima: nell’aprile 2025 Kazatomprom ha firmato un accordo per fornire circa un terzo dell’uranio necessario agli elementi Westinghouse utilizzati a Temelín. Nell’aprile 2026 Framatome ha inoltre raggiunto un’intesa con ČEZ e altre utility europee per sviluppare un combustibile europeo VVER-440 denominato VERA-440, con forniture regolari previste all’inizio degli anni Trenta.
La sicurezza nucleare ceca, in altre parole, viene sempre più interpretata anche come sicurezza della catena di approvvigionamento.
Il problema inevitabile delle scorie
Una strategia nucleare di questa portata non può prescindere dalla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.
La responsabilità dello smaltimento è affidata alla SÚRAO/RAWRA, mentre ČEZ rimane responsabile dello stoccaggio e della gestione del combustibile esaurito fino al trasferimento all’ente statale. Il combustibile viene attualmente conservato presso le centrali, dove sono disponibili sistemi di stoccaggio temporaneo a secco.
Il passaggio decisivo sarà la realizzazione del deposito geologico profondo per i rifiuti ad alta attività. Sono stati preselezionati quattro siti: Hrádek, Horka, Březový potok e Janoch, quest’ultimo vicino alla centrale di Temelín. Il costo indicato per costruzione e gestione del deposito è di circa 130 miliardi di corone ceche, equivalenti nel testo a 5,2 miliardi di euro. Nel giugno 2026 SÚRAO ha avviato perforazioni esplorative nei siti candidati.
L’espansione nucleare ceca deve dunque essere letta lungo l’intero ciclo di vita: costruzione, esercizio, approvvigionamento del combustibile, stoccaggio, deposito definitivo e infine smantellamento.
Una politica industriale, non soltanto energetica
Il programma nucleare ceco assume infine una dimensione industriale.
Il paese possiede una tradizione nucleare che attraversa progettazione, ingegneria, produzione di componenti, ricerca e formazione. L’Istituto di ricerca nucleare di Řež, fondato nel 1955, rimane uno dei nodi di questo ecosistema e nel paese sono operativi anche reattori dedicati alla ricerca.
La collaborazione con KHNP e il coinvolgimento di imprese come Doosan Škoda Power ed Energoprojekt Praha mostrano quindi che Dukovany non deve essere considerato soltanto come l’acquisto di due reattori. Il programma può diventare una piattaforma per consolidare competenze, filiere produttive e capacità ingegneristiche destinate a durare per decenni.
La stessa logica emerge dall’investimento di ČEZ in Rolls-Royce SMR: invece di limitarsi a diventare cliente di una futura tecnologia, il gruppo ceco ha scelto di entrare direttamente nel capitale del produttore.
La Repubblica Ceca sceglie un futuro fortemente nucleare
La conclusione che emerge dal quadro complessivo è netta. La Repubblica Ceca non sta semplicemente mantenendo in vita il proprio programma nucleare: sta preparando una nuova generazione dell’industria atomica nazionale.
Il modello poggia contemporaneamente su quattro direttrici: prolungare la vita di Dukovany e Temelín; costruire due nuovi grandi APR-1000; introdurre gli SMR anche nei territori oggi legati al carbone; diversificare la filiera del combustibile e predisporre una soluzione di lungo periodo per i rifiuti.
Non mancano le incognite. La costruzione di grandi impianti nucleari comporta rischi finanziari, autorizzativi e industriali; il modello di finanziamento di Dukovany deve confrontarsi con le regole europee sugli aiuti di Stato; gli SMR devono ancora dimostrare su larga scala la competitività industriale promessa dai loro sviluppatori; e il deposito geologico resta un’infrastruttura da realizzare.
Ma la direzione politica descritta dal testo è inequivocabile. L’impegno governativo verso il nucleare è definito forte e il Piano nazionale per l’energia e il clima punta a portarne la quota fino al 68% della produzione elettrica entro il 2040.
Se questo programma verrà realizzato secondo le tempistiche previste, la Repubblica Ceca potrebbe trovarsi negli anni Trenta e Quaranta con un sistema profondamente diverso da quello attuale: grandi reattori modernizzati, nuove unità di generazione III+, una prima flotta di SMR e una dipendenza dal carbone fortemente ridimensionata.
Per Praga, dunque, l’atomo non rappresenta un’eredità del sistema energetico del Novecento. È una delle infrastrutture sulle quali il paese intende costruire il proprio sistema elettrico del XXI secolo.
