(AGENPARL) - Roma, 24 Agosto 2026 - *Ricostruito il paesaggio sommerso dell'Alto Adriatico: una nuova finestra
sulla vita delle comunità preistoriche*
*Uno studio frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Archeologia
della Università di Southampton e l'OGS ricostruisce l'evoluzione del
paesaggio dell'Alto Adriatico tra 9000 e 4000 anni a.C.*
TRIESTE 24 AGOSTO 2026 – Sotto le acque dell'Alto Adriatico si nascondono
ambienti un tempo abitati dalle popolazioni preistoriche. Un nuovo studio
dell'Università di Southampton e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e
di Geofisica Sperimentale – OGS, ricostruisce* l'evoluzione dei paesaggi
costieri che caratterizzavano questa regione tra il 9000 e il 4000 a.C.,
offrendo nuove informazioni sulle condizioni ambientali in cui vissero le
comunità del Mesolitico e del Neolitico*.
profondamente questi territori, sommergendo progressivamente pianure, zone
umide, lagune e sistemi costieri che erano stati parte integrante del
paesaggio frequentato dalle popolazioni dell'epoca.
Lo studio ha permesso di ricostruire questi paesaggi perduti combinando
dati già esistenti, provenienti dall'analisi di carote di sedimento, con
nuovi dati geofisici ad alta risoluzione, acquisiti dall'OGS. Attraverso
l'identificazione dei diversi ambienti deposizionali e la realizzazione di
modelli di inondazione, i ricercatori hanno potuto definire non solo la
distribuzione spaziale degli antichi paesaggi, ma anche la loro evoluzione
nel tempo.
Le ricostruzioni evidenziano la presenza di diverse generazioni di barriere
costiere (gli accumuli paralleli alla costa che fungono generalmente da
argine) e da retro-barriere (le zone più paludose che si sviluppano sul
retro della barriera costiera), oltre ad ambienti di laguna, palude e
delta. Questi paesaggi potevano svilupparsi durante le fasi in cui
l'innalzamento del livello del mare rallentava, per poi essere rapidamente
sommersi durante le successive fasi di ingressione marina.
I risultati hanno importanti implicazioni per lo studio della preistoria
europea. Le antiche zone umide costiere dell'Alto Adriatico rappresentavano
infatti ambienti particolarmente ricchi di risorse e potevano essere luoghi
attrattivi per le comunità di cacciatori-raccoglitori del Mesolitico.
Queste popolazioni, tuttavia, dovettero confrontarsi con un ambiente in
continua trasformazione. L'innalzamento del livello del mare, infatti,
modificava progressivamente la disponibilità e la distribuzione delle
risorse, la morfologia delle coste e i territori abitabili.
Anche durante il Neolitico, quando l'agricoltura si stava diffondendo lungo
le coste dell'Alto Adriatico, il paesaggio stava subendo importanti
trasformazioni. La ricostruzione della paleogeografia consente quindi di
inserire la diffusione delle comunità agricole in un contesto ambientale
dinamico, contribuendo a comprendere meglio le relazioni tra cambiamenti
climatici e ambientali, trasformazioni del territorio e dinamiche delle
popolazioni umane.
«I paesaggi sommersi sono un importante tassello mancante nello studio
della preistoria, specialmente in Alto Adriatico. I risultati di questa
ricerca ci permettono di ricostruire questi paesaggi perduti, che ambienti
ospitavano, come sono cambiati nel tempo e che importanza potevano avere
per le popolazioni preistoriche, un passo fondamentale per la futura
ricerca archeologica nell'area», afferma *Samuele Ongaro*, primo autore
dello studio e dottorando presso l'Università di Southampton.
«Questo studio dimostra come l'integrazione di dati geologici e geofisici
consenta di ricostruire l'evoluzione ambientale di aree ora sommerse,
evidenziando al contempo come i fondali marini siano parte integrante del
patrimonio archeologico. Una porzione significativa dei territori
frequentati dalle popolazioni antiche si trova oggi sott'acqua e la loro
storia ed evoluzione non può essere compresa attraverso la sola archeologia
terrestre», aggiunge *Federica Donda*, geologa marina della sezione di
Geofisica dell'OGS, co-autrice dell'articolo.
Per l'Alto Adriatico, queste informazioni rappresentano un tassello
fondamentale per affrontare alcune delle principali questioni
dell'archeologia preistorica: come si muovevano le popolazioni, dove si
insediavano, quali risorse sfruttavano e come reagivano alla trasformazione
del territorio provocata dall'innalzamento del livello del mare.
Il lavoro sottolinea quindi il potenziale delle ricostruzioni
paleogeografiche mediante analisi geologiche e geofisiche per lo studio
dell'evoluzione delle società del passato, restituendo alla ricerca
archeologica una parte di territorio che oggi non è più visibile, ma che
per migliaia di anni ha fatto parte del paesaggio dell'Europa.
FOTO
DIDASCALIA: La laguna di Grado, oggi un paesaggio dominato da barene,
canali e isole, ma in passato parte di una vasta pianura alluvionale. A
partire dal 9000 a.C. circa, l'innalzamento del livello del mare modificò
profondamente il preesistente ambiente, e portò alla formazione di aree
paludose e lagune.
LINK:
Foto 1 Autore: E.Lodolo, Crediti: Archivio OGS.
Foto 2 e 3 Autrice: F.Donda, Crediti: Archivio OGS.
ARTICOLO SCIENTIFICO ORIGINALE
"*Palaeolandscape reconstructions for the Northern Adriatic: Inundation
models, depositional environments, and potential archaeological
implications*" Ongaro S. et al., *Quaternary Science Reviews*, Volume 391,
2026.
