Dopo settimane di difficoltà tra blackout, aumento dei costi e problemi nell’approvvigionamento di carburante, le autorità di Tripoli cercano soluzioni per garantire continuità alla produzione, qualità e peso del pane. Sul tavolo costi operativi, materie prime, energia e sostegno ai panifici.
(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - Il governo di Tripoli prova ad affrontare, seppure tardivamente, le cause che hanno contribuito alla nuova crisi del pane in Libia. Una crisi che non riguarda soltanto il prezzo di uno degli alimenti fondamentali per le famiglie, ma che mette in evidenza problemi strutturali più profondi: approvvigionamento energetico, disponibilità di carburante, inflazione, pressione sul cambio e capacità delle istituzioni di garantire il funzionamento delle filiere essenziali.
Il sottosegretario del Ministero dell’Industria e delle Risorse Minerarie, Mustafa Al-Samo, ha incontrato il presidente del Comitato Supremo per il Monitoraggio dei Panifici, il presidente del Sindacato Generale dei Panifici e una serie di funzionari e specialisti per esaminare la situazione del settore e individuare possibili risposte alle difficoltà operative.
Al centro del confronto sono stati posti i costi sostenuti dai panifici, i prezzi delle materie prime e le esigenze necessarie per garantire la continuità della produzione.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a misure concrete che consentano ai produttori di sostenere i maggiori costi senza compromettere la qualità e il peso del pane destinato ai consumatori.
Una crisi che colpisce direttamente le famiglie
La questione è diventata particolarmente delicata perché il pane rappresenta uno dei beni alimentari di base della popolazione libica e beneficia di un sistema di sovvenzioni pubbliche.
I panifici ricevono infatti farina e carburante a condizioni agevolate. Quando questo meccanismo incontra difficoltà, oppure quando aumentano rapidamente gli altri costi di produzione, le conseguenze arrivano direttamente sui consumatori.
Negli ultimi mesi diversi operatori si sono trovati davanti a scelte difficili: sospendere l’attività, aumentare il prezzo del pane oppure ridurne peso e dimensioni.
In alcuni casi, secondo le segnalazioni riportate nel dibattito locale, la riduzione delle dimensioni delle baguette sarebbe diventata particolarmente evidente.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto il prezzo nominale del prodotto. Ridurre il peso mantenendo invariato il prezzo costituisce, di fatto, un aumento del costo sostenuto dal consumatore.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende la crisi particolarmente sensibile sul piano sociale.
Blackout e generatori: l’energia entra nel prezzo del pane
Tra le principali difficoltà segnalate figurano le interruzioni dell’energia elettrica che hanno interessato la Libia durante l’estate.
Per un panificio, un blackout non rappresenta semplicemente un disagio: significa rischiare di interrompere il ciclo produttivo.
Per continuare a lavorare durante le interruzioni della rete elettrica, numerose attività devono ricorrere a generatori autonomi. Ed è qui che entra in gioco un secondo problema: la disponibilità e il costo del gasolio.
Quando il carburante necessario ai generatori diventa più costoso o difficile da reperire, il costo effettivo della produzione aumenta.
Si crea così una catena estremamente semplice ma altrettanto pericolosa:
blackout → utilizzo dei generatori → maggiore domanda di gasolio → aumento dei costi → pressione sui panifici → aumento dei prezzi o riduzione della produzione.
Una crisi apparentemente alimentare diventa quindi anche una crisi energetica.
Il peso del cambio e dell’aumento dei prezzi
A questa situazione si aggiunge la pressione esercitata dal mercato valutario.
Il materiale disponibile segnala un cambio del dollaro sul mercato parallelo intorno a 9,20 dinari libici per dollaro. L’indebolimento della valuta sul mercato informale incide inevitabilmente sui beni e sui fattori produttivi collegati, direttamente o indirettamente, alle importazioni.
Materie prime, ricambi, macchinari, manutenzione, trasporto e altri costi possono risentire della variazione del cambio.
Il risultato è una progressiva erosione dei margini dei panifici, particolarmente problematica in un settore nel quale il prezzo finale è politicamente e socialmente molto sensibile.
Ed è proprio questa combinazione — energia, carburante, valuta e materie prime — che rende insufficiente intervenire su una sola voce di costo.
Le critiche al governo Dabaiba
Il governo guidato da Abdulhamid Dabaiba è stato oggetto di critiche per la gestione della situazione e, soprattutto, per non avere anticipato una crisi le cui cause non possono essere considerate completamente nuove.
Problemi analoghi si sono infatti manifestati ripetutamente in Libia negli anni successivi alla rivoluzione del 2011.
È proprio questo elemento ad alimentare le critiche: se le vulnerabilità della filiera erano conosciute, perché attendere che i panifici arrivassero a ridurre la produzione, modificare peso e dimensioni del pane o valutare la chiusura prima di intervenire?
La questione riguarda quindi non soltanto la risposta all’emergenza, ma la capacità di prevenzione e programmazione delle istituzioni.
Un Paese fortemente dipendente dalle entrate energetiche dovrebbe essere in grado di garantire con particolare attenzione il funzionamento delle infrastrutture necessarie alla produzione e alla distribuzione dei beni alimentari essenziali.
Il tavolo del Ministero
La riunione convocata dal sottosegretario Al-Samo rappresenta comunque un primo tentativo di affrontare il problema in maniera organica.
Secondo quanto riferito dal governo, il confronto ha riguardato costi operativi, prezzi delle materie prime ed esigenze gestionali, oltre a proposte e possibili misure pratiche per sostenere i panifici.
L’obiettivo è trovare un equilibrio non semplice: sostenere economicamente gli operatori senza trasferire integralmente gli aumenti sui cittadini e, contemporaneamente, garantire che il pane mantenga standard adeguati di qualità, peso e disponibilità.
Al-Samo ha sottolineato la necessità di arrivare a soluzioni concretamente attuabili e, soprattutto, di monitorarne successivamente l’applicazione.
Questo secondo elemento sarà determinante.
In Libia il problema non è infatti soltanto individuare formalmente una soluzione, ma garantire che quanto deciso dalle istituzioni venga effettivamente applicato lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Le sovvenzioni non bastano senza una filiera efficiente
La crisi pone inoltre una questione più generale sul modello delle sovvenzioni.
Sovvenzionare farina e carburante può contribuire a mantenere accessibile il prezzo del pane, soprattutto in una fase di difficoltà economica. Ma il sussidio, da solo, non può compensare indefinitamente le inefficienze strutturali.
Se manca l’elettricità, occorre utilizzare un generatore.
Se manca il carburante, il generatore non funziona.
Se il cambio si deteriora, aumentano i costi dei beni importati.
Se la logistica incontra difficoltà, aumentano ulteriormente i costi.
E se i controlli non funzionano adeguatamente, diventa più difficile garantire che le risorse pubbliche destinate alla filiera raggiungano effettivamente l’obiettivo per cui sono state stanziate.
La vera soluzione richiede quindi una politica che tenga insieme sicurezza alimentare, sicurezza energetica, politica monetaria, logistica e controllo della spesa pubblica.
Dal pane emerge un problema più grande
La crisi del pane rappresenta, in definitiva, un indicatore delle fragilità economiche e amministrative della Libia.
Non dovrebbe essere necessario attendere l’emergenza per conoscere il fabbisogno di farina dei panifici, la quantità di carburante necessaria durante i periodi di maggiore instabilità della rete elettrica o l’impatto dell’aumento dei costi sulla produzione.
Servirebbe invece un sistema permanente di monitoraggio capace di individuare preventivamente le criticità e intervenire prima che queste raggiungano il consumatore.
Il pane, proprio perché bene essenziale e sovvenzionato, dovrebbe essere uno dei settori nei quali programmazione, tracciabilità e capacità di intervento pubblico risultano maggiormente sviluppate.
La riunione promossa dal Ministero dell’Industria costituisce dunque un segnale necessario, ma il suo valore sarà misurato dai risultati.
La domanda, adesso, è se Tripoli riuscirà a trasformare le proposte discusse al tavolo in interventi strutturali oppure se, superata l’emergenza dell’estate, la questione verrà nuovamente accantonata fino alla prossima crisi.
Per i cittadini libici la differenza non è astratta. Si misura quotidianamente in qualcosa di estremamente concreto: prezzo, peso e disponibilità del pane sulle loro tavole.
