(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - La competizione globale sull’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina sta raggiungendo anche l’Africa, ma le imprese del continente sembrano intenzionate a seguire una strada soprattutto pragmatica. Piuttosto che schierarsi rigidamente con uno dei due ecosistemi tecnologici, diverse aziende africane stanno valutando modelli cinesi e occidentali sulla base di fattori concreti come costi, prestazioni, flessibilità e possibilità di integrazione.
È quanto emerge dal quadro descritto dal South China Morning Post, che evidenzia come l’adozione di tecnologie cinesi di IA da parte di aziende africane stia assumendo una rilevanza particolare proprio mentre Washington e Pechino intensificano la competizione per la leadership tecnologica globale.
Una strategia pragmatica per le imprese africane
Il punto centrale è che per molte aziende africane la scelta di una tecnologia di intelligenza artificiale non sembra necessariamente coincidere con una scelta geopolitica.
L’approccio è piuttosto quello di mantenere aperte diverse alternative, utilizzando i modelli capaci di offrire il migliore equilibrio tra qualità, prezzo, accessibilità e adattabilità alle esigenze locali.
In questa prospettiva, la crescente disponibilità di modelli cinesi offre alle imprese africane un’alternativa agli strumenti sviluppati dai principali operatori statunitensi. La conseguenza potrebbe essere la formazione di un mercato dell’IA più multipolare, nel quale tecnologie provenienti da ecosistemi differenti vengono utilizzate contemporaneamente all’interno delle stesse infrastrutture aziendali.
Il caso Curacel
Un esempio significativo è quello di Curacel, piattaforma insurtech con sede in Nigeria che sviluppa infrastrutture tecnologiche per compagnie assicurative e fintech africane.
L’azienda utilizza l’intelligenza artificiale in attività come la gestione dei sinistri e l’individuazione delle frodi. Nell’ampliare la propria infrastruttura interna, Curacel non avrebbe scelto di affidarsi esclusivamente ai modelli provenienti dalla Silicon Valley.
La società ha infatti integrato GLM-5.3, modello sviluppato dalla cinese Zhipu AI, insieme a soluzioni offerte da fornitori occidentali. È un esempio particolarmente interessante perché mostra un modello di adozione tecnologica nel quale sistemi cinesi e occidentali possono convivere all’interno della stessa architettura.
L’Africa come nuovo terreno della competizione tecnologica
La questione assume una dimensione molto più ampia della scelta effettuata da una singola azienda.
L’Africa rappresenta infatti uno dei mercati potenzialmente più importanti per la futura diffusione dell’intelligenza artificiale. La crescita demografica, la digitalizzazione dei servizi finanziari, l’espansione delle telecomunicazioni e la necessità di soluzioni tecnologiche economicamente accessibili possono creare un vasto spazio per l’utilizzo dell’IA in settori come finanza, assicurazioni, sanità, agricoltura, istruzione, logistica e pubblica amministrazione.
In questo scenario, la competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda soltanto chi svilupperà i modelli più potenti. Riguarda anche quali tecnologie riusciranno a essere adottate su larga scala nei mercati emergenti e quali ecosistemi diventeranno punti di riferimento per sviluppatori e imprese locali.
Prezzo e flessibilità possono diventare decisivi
Per molte aziende africane, inoltre, la questione economica può risultare determinante. Una tecnologia avanzata deve essere non soltanto performante, ma anche sostenibile rispetto ai costi operativi delle imprese e adattabile alle caratteristiche dei singoli mercati.
È proprio su questo terreno che i produttori cinesi potrebbero trovare importanti opportunità di espansione. Se i loro modelli riusciranno a combinare buone prestazioni con costi competitivi e maggiore flessibilità di implementazione, potrebbero conquistare quote crescenti del mercato africano.
Ciò non implica necessariamente l’abbandono delle tecnologie statunitensi. Il caso Curacel suggerisce invece uno scenario diverso: aziende che scelgono un approccio multi-modello, selezionando strumenti differenti in funzione dei singoli compiti e riducendo la dipendenza da un unico fornitore.
Una terza via africana nella competizione USA-Cina?
È probabilmente questo l’aspetto geopoliticamente più significativo. La competizione tra Washington e Pechino tende spesso a essere interpretata attraverso la logica di due ecosistemi tecnologici contrapposti. Le imprese africane potrebbero tuttavia avere interesse a non accettare questa alternativa in termini così rigidi.
La strategia potrebbe essere quella di cooperare con entrambi, scegliendo tecnologie americane o cinesi sulla base delle rispettive convenienze e mantenendo al tempo stesso una maggiore autonomia tecnologica.
In questo senso, l’Africa potrebbe trasformarsi non semplicemente in un mercato conteso dalle due superpotenze, ma in un attore capace di utilizzare la competizione internazionale per ampliare le proprie possibilità di scelta.
La vera partita, nel lungo periodo, sarà però un’altra: capire se il continente resterà prevalentemente consumatore di modelli sviluppati all’estero oppure riuscirà a utilizzare questa fase di competizione per costruire infrastrutture, competenze, capacità di calcolo e modelli propri.
Per le economie africane, infatti, il successo non potrà essere misurato soltanto dal numero di strumenti di intelligenza artificiale adottati. La sfida sarà trasformare l’accesso alle tecnologie cinesi, statunitensi e internazionali in competenze locali, imprese innovative, occupazione qualificata e maggiore sovranità tecnologica.
