(AGENPARL) - Roma, 22 Agosto 2026 - Gli Stati Uniti preparano una profonda trasformazione della propria politica di trasporto spaziale. Il presidente Donald J. Trump ha firmato un nuovo Memorandum Presidenziale sulla Sicurezza Nazionale, l’NSPM-17, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la leadership americana nello spazio, ampliare drasticamente la capacità di lancio e rientro e costruire un ecosistema industriale capace di sostenere missioni commerciali, scientifiche e militari su una scala molto superiore a quella attuale.
Il traguardo fissato dal documento è particolarmente ambizioso: entro il 2030 gli Stati Uniti dovranno essere in grado di supportare più di 1.000 lanci e rientri spaziali ogni anno. Il memorandum definisce infatti l’accesso allo spazio, dallo spazio e verso lo spazio come un interesse vitale per la sicurezza nazionale ed economica americana. La strategia non riguarda soltanto l’orbita terrestre: cita esplicitamente le orbite molto basse, la superficie della Luna, i punti di Lagrange e lo spazio profondo.
La nuova politica rappresenta quindi qualcosa di più di un programma per aumentare il numero dei razzi lanciati dagli Stati Uniti. Washington vuole trasformare il trasporto spaziale in una vera infrastruttura strategica nazionale, paragonabile per importanza alle reti aeree, marittime e logistiche terrestri.
Una nuova politica nazionale per il trasporto spaziale
L’NSPM-17 sostituisce la politica nazionale sul trasporto spaziale risalente al 2013. Il nuovo memorandum stabilisce infatti espressamente la revoca della Presidential Policy Directive 26 del 21 novembre 2013 e dispone che, in caso di incompatibilità con precedenti direttive spaziali, prevalgano le nuove disposizioni.
L’obiettivo centrale è creare un sistema americano di trasporto spaziale più economico, resiliente, competitivo e disponibile su larga scala.
La Casa Bianca considera l’aumento della frequenza dei voli un elemento indispensabile per sostenere l’espansione dell’economia spaziale commerciale, le missioni della NASA e le necessità della sicurezza nazionale.
Per raggiungere questa scala operativa non sarà sufficiente costruire più razzi. Saranno necessari più siti di lancio, nuove aree di rientro, maggiore disponibilità dello spazio aereo, infrastrutture terrestri potenziate, accesso affidabile alle frequenze radio, procedure amministrative più rapide e una maggiore collaborazione tra governo e imprese private.
Ed è proprio su questi colli di bottiglia che interviene il memorandum.
Nuovi spazioporti e infrastrutture pubblico-private
Uno degli elementi fondamentali della strategia riguarda l’espansione delle infrastrutture.
Le agenzie federali vengono invitate a individuare continuamente opportunità per migliorare i siti di lancio e rientro e, soprattutto, a incoraggiare investimenti commerciali e partenariati pubblico-privati nelle strutture situate su proprietà federali. Anche l’accesso degli operatori commerciali alle strutture governative dovrà essere facilitato.
Il modello immaginato dall’amministrazione sembra quindi puntare a una crescente integrazione tra infrastrutture pubbliche e capitali privati.
NASA e Dipartimento della Guerra dovranno inoltre coordinare gli investimenti nelle strutture federali con l’obiettivo di aumentarne capacità, flessibilità, resilienza ed economie di scala.
Particolarmente significativa è la ricerca di nuovi siti americani di lancio e rientro.
Entro 180 giorni, il Segretario dei Trasporti, insieme al Dipartimento della Guerra e alla NASA, dovrà individuare possibili località per nuove strutture o per il potenziamento mirato di quelle esistenti. Parallelamente dovrà essere elaborato un piano per integrare lanci e rientri nella modernizzazione del sistema di gestione dello spazio aereo americano.
Ciò significa che il futuro dello spazio commerciale viene collegato direttamente anche alla gestione dell’aviazione civile.
Con centinaia e potenzialmente più di mille operazioni annuali, i lanci non potranno più essere considerati eventi eccezionali: dovranno progressivamente diventare una componente ordinaria della gestione dello spazio aereo nazionale.
Corridoi aerei prioritari per i razzi
Il memorandum introduce infatti il concetto di spazio aereo prioritario per i corridoi critici di lancio spaziale.
È un passaggio importante. Ogni lancio o rientro può comportare restrizioni temporanee allo spazio aereo utilizzato dall’aviazione commerciale. Con una frequenza molto più elevata, l’attuale sistema potrebbe diventare un collo di bottiglia.
L’amministrazione vuole quindi integrare strutturalmente le operazioni spaziali nel futuro sistema americano di controllo del traffico aereo.
Anche le frequenze radio diventano un’infrastruttura strategica. Dipartimento del Commercio e Federal Communications Commission dovranno assicurare un accesso affidabile allo spettro necessario per lancio, rientro, recupero e operazioni in orbita dei veicoli governativi e commerciali.
Una capacità di lancio pronta entro 48 ore
Forse uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista della sicurezza nazionale è il concetto di responsive space, cioè la capacità di effettuare operazioni spaziali con tempi estremamente ridotti.
Il Dipartimento della Guerra dovrà valutare gli ostacoli normativi, tecnologici e operativi alla capacità di rispondere alle necessità prioritarie di lancio entro appena 48 ore dalla richiesta.
La rilevanza militare è evidente.
In uno scenario di crisi o conflitto, satelliti di comunicazione, ricognizione, navigazione o allerta potrebbero essere danneggiati o distrutti. La possibilità di mettere rapidamente in orbita sistemi sostitutivi renderebbe l’architettura spaziale statunitense molto più resiliente.
Il memorandum chiede inoltre di sviluppare tecniche e tecnologie capaci di ripristinare rapidamente le capacità spaziali in caso di crisi, conflitto o malfunzionamento di un sistema di lancio.
Il trasporto spaziale diventa quindi parte integrante della capacità americana di sostenere un conflitto tecnologicamente avanzato.
Nasce una strategia industriale nazionale dello spazio
L’NSPM-17 non si limita alle infrastrutture. Entro 180 giorni dovrà essere sviluppata una vera Space Transportation Industrial Base Strategy.
L’obiettivo indicato dal memorandum è mantenere un’industria americana del trasporto spaziale dinamica, competitiva e resiliente, capace di soddisfare contemporaneamente domanda governativa e privata.
Un elemento essenziale sarà la forza lavoro.
La strategia dovrà sostenere programmi di formazione e mantenimento del personale, percorsi professionali per chi lascia il servizio militare, scambi tra industria e governo e altri strumenti destinati a garantire agli Stati Uniti una forza lavoro specializzata di livello mondiale.
In altre parole, la competizione spaziale non viene considerata soltanto una gara tra razzi e satelliti. È anche una competizione per ingegneri, tecnici, infrastrutture, catene di approvvigionamento e capacità manifatturiere.
Il governo dovrà favorire i servizi spaziali commerciali
Un altro principio fondamentale riguarda il rapporto tra settore pubblico e industria privata.
NASA e Dipartimento della Guerra vengono incaricati di sostenere la base industriale americana, stabilizzare le catene di approvvigionamento e favorire l’utilizzo di servizi commerciali di trasporto spaziale per soddisfare le necessità governative.
Ancora più significativa è un’altra disposizione: il governo dovrebbe evitare di svolgere direttamente attività di trasporto spaziale che possano ostacolare, scoraggiare o competere con attività commerciali americane, salvo quando ciò sia necessario per ragioni di sicurezza pubblica o nazionale.
È una chiara indicazione della filosofia economica alla base della nuova politica.
Lo Stato dovrebbe diventare sempre più cliente, facilitatore e investitore infrastrutturale, lasciando al mercato privato una parte crescente delle attività operative.
“Buy American” anche per i lanci spaziali
Il memorandum contiene inoltre una forte componente industriale nazionale.
Come regola generale, i carichi utili del governo statunitense dovranno essere lanciati o trasportati nello spazio attraverso veicoli fabbricati negli Stati Uniti.
Sono previste alcune eccezioni, tra cui programmi internazionali cooperativi, missioni scientifiche secondarie per le quali non esistano servizi americani comparabili e alcuni carichi ospitati su veicoli spaziali non statunitensi.
Il trasporto spaziale viene quindi inserito nella più ampia strategia americana per riportare negli Stati Uniti capacità industriali considerate strategiche.
Washington vuole esportare anche i propri standard spaziali
La competizione non sarà soltanto interna.
Entro 120 giorni e successivamente ogni due anni, i Dipartimenti di Stato e del Commercio dovranno aggiornare politiche e programmi destinati a promuovere all’estero capacità e standard americani nel trasporto spaziale.
Il documento cita esplicitamente vendite internazionali, investimenti congiunti, co-sviluppo, accesso ai mercati, allineamento normativo e protezione della proprietà intellettuale. Prevede inoltre una revisione dei controlli sulle esportazioni per sfruttare opportunità commerciali con alleati e partner.
È un aspetto geopolitico cruciale.
Chi riuscirà a imporre standard tecnici, procedure operative, infrastrutture e piattaforme di lancio potrebbe esercitare un’influenza importante sull’economia spaziale internazionale dei prossimi decenni.
Dalla Terra alla Luna: una nuova rete logistica commerciale
Il memorandum guarda però molto oltre l’orbita terrestre.
Alla NASA viene affidato il compito di sviluppare una architettura logistica lunare capace di facilitare il trasporto commerciale verso e dalla superficie della Luna.
La formulazione è importante perché suggerisce una visione nella quale la Luna non rappresenta semplicemente una destinazione per singole missioni scientifiche.
L’obiettivo è iniziare a pensare a una rete logistica ripetibile: trasporto di equipaggi, merci, strumenti, infrastrutture e altri carichi tra Terra, orbita e superficie lunare.
In questa prospettiva, razzi e veicoli spaziali diventerebbero progressivamente equivalenti ai mezzi di una catena logistica extraterrestre.
E poi Marte
La strategia compie un ulteriore salto.
La NASA dovrà esplorare l’accesso robotico commerciale alla superficie di Marte e studiare architetture commerciali capaci, in futuro, di portare esseri umani sulla superficie marziana e riportarli sulla Terra.
Non significa che il memorandum finanzi o autorizzi direttamente una missione umana su Marte.
La distinzione è importante: il documento ordina alla NASA di esplorare queste architetture commerciali.
Ma l’inserimento formale di Marte nella politica nazionale di trasporto spaziale mostra chiaramente l’orizzonte strategico scelto dall’amministrazione: costruire un settore commerciale che, nel lungo periodo, possa estendersi dalla bassa orbita terrestre fino alla Luna e successivamente a Marte.
Space Force, Pentagono e spazio commerciale sempre più integrati
La dimensione militare attraversa gran parte della nuova politica.
Il Dipartimento della Guerra dovrà perseguire servizi commerciali per missioni attuali e future, comprese logistica spaziale e manutenzione in orbita. Dovrà inoltre considerare i servizi di trasporto nello spazio nella progettazione delle future architetture militari.
Il memorandum cita persino la necessità di massimizzare infrastrutture compatibili con differenti modalità di trasporto, compresi gli aerei spaziali.
Ne emerge una concezione molto ampia del trasporto spaziale: non semplicemente razzi che partono dalla Terra, ma un sistema comprendente lancio, rientro, trasferimento orbitale, manutenzione, logistica, recupero e potenzialmente piattaforme riutilizzabili di nuova generazione.
Sicurezza economica e sicurezza nazionale diventano inseparabili
Il filo conduttore della strategia è la progressiva fusione tra economia spaziale e sicurezza nazionale.
Una flotta commerciale numerosa significa prezzi più bassi e maggiore capacità industriale. Ma significa anche che, in caso di emergenza, il governo dispone di una base produttiva e logistica molto più ampia dalla quale acquistare servizi.
Allo stesso modo, nuovi spazioporti possono servire operatori commerciali in condizioni normali e diventare risorse strategiche durante una crisi.
È il motivo per cui l’NSPM-17 punta contemporaneamente su concorrenza, capacità produttiva, infrastrutture, sicurezza, forza lavoro e resilienza.
Il governo vuole inoltre evitare una dipendenza eccessiva da una singola piattaforma. NASA e Dipartimento della Guerra sono incaricati, per quanto possibile, di garantire molteplici modalità affidabili per dispiegare i carichi governativi nei principali regimi orbitali.
Mille operazioni all’anno cambierebbero l’economia dello spazio
Il numero simbolo della strategia resta comunque 1.000 lanci e rientri annuali entro il 2030.
Raggiungere questa capacità significherebbe arrivare mediamente a quasi tre operazioni al giorno.
Una simile frequenza avrebbe conseguenze che andrebbero ben oltre il settore dei lanci.
Richiederebbe una catena industriale capace di produrre motori, strutture, componenti elettronici e veicoli con ritmi molto più elevati; una rete di spazioporti più efficiente; procedure di autorizzazione rapide; sistemi di gestione del traffico aereo integrati e una forza lavoro significativamente più grande.
Soprattutto, potrebbe ridurre il costo marginale dell’accesso allo spazio attraverso economie di scala e maggiore concorrenza.
È su questo meccanismo che si basa buona parte della visione economica della Casa Bianca: più voli generano maggiore domanda, la maggiore domanda sostiene nuovi investimenti e gli investimenti aumentano capacità e concorrenza, contribuendo potenzialmente a ridurre ulteriormente i costi.
Dall’industria dei razzi a un’economia spaziale
La posta in gioco finale è quindi molto più grande.
Se la strategia riuscisse a trasformare l’accesso allo spazio in un servizio frequente, affidabile e relativamente economico, potrebbero diventare economicamente più interessanti attività oggi limitate dai costi logistici: grandi costellazioni satellitari, manifattura in microgravità, manutenzione dei satelliti, rimozione dei detriti, infrastrutture lunari, trasporto cargo e nuove piattaforme scientifiche.
Lo stesso memorandum indica tra le future necessità governative attività come monitoraggio meteorologico spaziale, rimozione dei detriti e manutenzione in orbita.
La differenza fondamentale sarebbe il passaggio da uno spazio dominato da singole missioni a uno spazio organizzato attorno a servizi permanenti e infrastrutture riutilizzabili.
La nuova competizione per il dominio spaziale
Dietro la retorica dell’“Età dell’Oro” emerge dunque una strategia industriale e geopolitica precisa.
Gli Stati Uniti intendono utilizzare il proprio vantaggio nel settore commerciale per creare un ecosistema nel quale industria privata, NASA, apparato militare, infrastrutture federali e diplomazia economica lavorino nella stessa direzione.
L’obiettivo immediato è aumentare drasticamente la capacità di accesso allo spazio.
Quello industriale è costruire una base produttiva sufficientemente grande da sostenere centinaia di missioni.
Quello militare è assicurare che, anche durante una crisi, Washington possa ricostituire rapidamente le proprie capacità orbitali.
Quello commerciale è fare delle aziende e degli standard statunitensi il riferimento dell’economia spaziale internazionale.
E quello di lungo periodo è ancora più ambizioso: trasformare il trasporto commerciale in una rete che non termini più nell’orbita terrestre, ma possa progressivamente estendersi dalla Terra alla Luna e, un giorno, fino a Marte.
L’NSPM-17 delinea così una politica nella quale lo spazio non viene più considerato soltanto una frontiera scientifica. Diventa contemporaneamente infrastruttura economica, mercato globale, dominio militare e nuova frontiera logistica.
La vera sfida sarà trasformare gli obiettivi del memorandum in capacità operative. Lo stesso documento precisa infatti che la sua attuazione resta soggetta alla legge applicabile e alla disponibilità degli stanziamenti, un elemento decisivo quando si passa dagli obiettivi presidenziali alla realizzazione concreta di infrastrutture e programmi.
Se Washington riuscirà ad avvicinarsi al traguardo delle mille operazioni annuali entro la fine del decennio, il cambiamento non riguarderà soltanto il numero dei razzi lanciati. Potrebbe segnare il passaggio definitivo dello spazio da territorio delle grandi missioni eccezionali a sistema di trasporto e infrastruttura economica permanente, con conseguenze profonde per industria, difesa e competizione tecnologica globale.
