(AGENPARL) - Roma, 21 Agosto 2026 - La Libia punta ad attirare nuovi capitali e competenze internazionali nel settore delle costruzioni e dell’industria, mentre Tripoli prepara una nuova fase della pianificazione urbana della capitale. In questo scenario si inserisce l’interesse della società cinese Nantong, che ha manifestato la propria disponibilità a finanziare diversi progetti industriali e di investimento nel Paese.
La prospettiva è emersa nel corso di un incontro tenutosi presso la sede del Ministero dell’Edilizia abitativa e della Ricostruzione a Tripoli tra il ministro Essam Al-Tamouni e una delegazione della società cinese.
Alla riunione hanno partecipato anche Khaled Rashid, membro dell’Alto Comitato per la supervisione della cooperazione libico-cinese, e diversi consiglieri del Ministero. Al centro dei colloqui figurano le possibilità di creare nuovi partenariati tra il settore pubblico libico e l’impresa cinese, con particolare attenzione alla produzione locale di materiali per l’edilizia.
Nantong guarda alla produzione industriale in Libia
Durante l’incontro sono state illustrate le attività di Nantong e delle società collegate al gruppo, attive in diversi segmenti del settore delle costruzioni e della produzione industriale.
Uno degli ambiti di maggiore interesse riguarda la realizzazione e l’allestimento di impianti destinati alla produzione di materiali da costruzione, tra cui mattoni, ceramiche e gesso.
Si tratta di comparti potenzialmente strategici per la Libia. Il Paese presenta infatti una forte domanda di materiali destinati alla costruzione di abitazioni, infrastrutture e opere pubbliche, soprattutto alla luce dei programmi di ricostruzione e sviluppo avviati in diverse città.
Una maggiore capacità produttiva nazionale potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni, creare occupazione, sviluppare nuove competenze industriali e rendere più stabile la catena di approvvigionamento del settore edilizio.
L’aspetto più significativo emerso dai colloqui riguarda tuttavia il finanziamento. I rappresentanti di Nantong hanno espresso la loro piena disponibilità a finanziare diversi progetti industriali e di investimento in Libia.
La concreta struttura finanziaria, la dimensione degli investimenti e i singoli progetti dovranno essere definiti nelle successive fasi del confronto.
Interesse per prefabbricati e nuove tecnologie edilizie
La cooperazione potrebbe estendersi anche alle moderne tecnologie di costruzione.
Le parti hanno discusso delle possibilità offerte dagli edifici prefabbricati e dai sistemi di produzione industrializzata, tecnologie che possono consentire di accelerare la realizzazione di abitazioni e strutture, standardizzare una parte dei processi produttivi e ridurre i tempi di costruzione.
Per un Paese impegnato contemporaneamente nella ricostruzione, nell’espansione urbana e nell’ammodernamento delle infrastrutture, queste soluzioni potrebbero assumere particolare rilevanza.
Libia e Nantong hanno quindi concordato di intensificare il coordinamento e di scambiarsi dati e informazioni per organizzare sessioni di lavoro più dettagliate.
L’impresa cinese dovrebbe presentare al Ministero un profilo completo delle proprie attività, accompagnato da un elenco dei progetti e dei settori nei quali ritiene possibile sviluppare una collaborazione.
La fase successiva sarà quindi determinante per capire quali delle manifestazioni d’interesse potranno trasformarsi in progetti concreti, con relativi investimenti, tempistiche e modelli di partenariato.
La cooperazione economica tra Libia e Cina
L’apertura di Nantong si inserisce nel più ampio tentativo libico di rafforzare la cooperazione con le grandi aziende internazionali e di riportare investimenti esteri nel Paese.
La Cina può rappresentare un partner particolarmente importante per la disponibilità di imprese con esperienza nella realizzazione di infrastrutture, impianti industriali, edilizia su vasta scala e produzione di materiali da costruzione.
Per Tripoli, tuttavia, la sfida non consiste soltanto nell’attirare società straniere, ma nel trasformare gli investimenti in capacità produttiva locale e sviluppo di lungo periodo.
La costruzione di fabbriche in Libia, anziché il semplice acquisto di prodotti dall’estero, potrebbe infatti favorire il trasferimento di tecnologia, la formazione della manodopera e la nascita di nuove filiere industriali.
Il nodo strategico dei materiali da costruzione
Il possibile ingresso di nuovi investitori nella produzione di materiali edili arriva mentre il settore libico del cemento continua a essere caratterizzato da problemi nella produzione e nella distribuzione.
Recentemente sono circolate versioni contrastanti sulla chiusura di alcuni impianti della società statale Ahlia Cement nelle aree di Zliten e Khoms.
Secondo alcune ricostruzioni, forze di sicurezza avrebbero chiuso la sede centrale dell’azienda e alcuni stabilimenti, impedendo ai dipendenti di accedervi. Le stesse fonti hanno collegato l’intervento a presunti problemi e irregolarità nella prenotazione e distribuzione di grandi quantitativi di cemento.
Un’altra versione ha invece attribuito l’operazione all’intervento di un gruppo armato interessato a ottenere il controllo delle prenotazioni del cemento per rivenderlo sul mercato a prezzi fortemente maggiorati.
In assenza di una ricostruzione ufficiale definitiva, le accuse devono essere considerate con cautela. La vicenda evidenzia comunque uno dei problemi strutturali del mercato libico: la disponibilità e il prezzo dei materiali da costruzione possono incidere direttamente sui costi della ricostruzione e degli investimenti immobiliari.
L’aumento della produzione locale e l’ingresso di nuovi operatori industriali potrebbero quindi avere effetti che vanno oltre la semplice costruzione di nuove fabbriche, soprattutto qualora contribuissero a creare maggiore concorrenza e capacità produttiva.
Parte il Piano regolatore della Grande Tripoli
Parallelamente ai colloqui con Nantong, il governo di Tripoli sta accelerando su un altro progetto considerato strategico: il Piano regolatore della Grande Tripoli.
Mustafa Al-Manea, responsabile del team esecutivo per le iniziative e i progetti strategici, ha esaminato gli ultimi preparativi per il lancio del piano durante un incontro con il consorzio internazionale incaricato della sua elaborazione.
Secondo le autorità, le procedure necessarie sarebbero state completate e sarebbero state ottenute le approvazioni degli organismi di regolamentazione.
Il progetto coinvolge società e consulenti internazionali con competenze nella pianificazione urbana, nell’ingegneria, nella consulenza e nella gestione di grandi progetti.
Tra i nomi indicati figurano GCCI, Cedar, EY, Woolpert e Merrett, con realtà provenienti, tra gli altri Paesi, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
Ridisegnare lo sviluppo della capitale
L’obiettivo del nuovo piano non è soltanto accompagnare l’espansione fisica di Tripoli, ma stabilire un quadro di sviluppo urbano capace di governare la crescita della capitale nel lungo periodo.
Tra le priorità figurano la regolamentazione dell’uso del suolo, la costruzione di nuovi complessi residenziali, il potenziamento delle infrastrutture, lo sviluppo delle reti di trasporto e il miglioramento dei servizi pubblici.
La Grande Tripoli deve infatti confrontarsi con una crescita urbana che richiede una pianificazione più organica per evitare uno sviluppo disordinato e una pressione crescente sulle infrastrutture esistenti.
Il progetto punta contemporaneamente a migliorare la qualità della vita, creare condizioni più favorevoli agli investimenti e preservare l’identità storica e urbana della capitale.
Nel corso dei colloqui con il consorzio internazionale sono stati analizzati gli aspetti tecnici e organizzativi della fase di avvio, la metodologia di lavoro, le diverse fasi di realizzazione e i sistemi attraverso i quali sarà valutata la situazione urbana attuale.
Particolare attenzione sarà riservata al coordinamento con le istituzioni nazionali competenti.
Le autorità hanno insistito sulla necessità di sviluppare il piano attraverso metodologie scientifiche e standard internazionali, in modo da ottenere risultati concretamente applicabili alle esigenze della popolazione e alle priorità della capitale.
Industria e pianificazione urbana diventano due facce della stessa strategia
L’interesse di Nantong e il lancio del Piano regolatore della Grande Tripoli possono essere letti come due componenti complementari di una strategia più ampia.
Da una parte occorre pianificare dove e come costruire; dall’altra è necessario disporre delle industrie, dei materiali, delle tecnologie e dei capitali indispensabili per trasformare i piani urbanistici in opere concrete.
Se i progetti annunciati dovessero procedere, la Libia potrebbe cercare di collegare più strettamente ricostruzione, industrializzazione e investimento estero.
Produrre localmente mattoni, ceramiche, gesso e altri materiali significa infatti alimentare direttamente i programmi residenziali e infrastrutturali. Allo stesso modo, introdurre tecnologie prefabbricate potrebbe contribuire ad accelerare determinati programmi edilizi.
Il punto centrale sarà però la capacità delle istituzioni libiche di creare un ambiente nel quale gli investimenti possano essere realizzati in condizioni di certezza normativa, trasparenza e sicurezza.
La sfida: trasformare gli accordi in cantieri e fabbriche
Gli incontri con le imprese straniere e le dichiarazioni sulla disponibilità a investire rappresentano un primo passo, ma il vero indicatore del successo sarà la capacità di passare dalle intenzioni ai progetti finanziati e successivamente alla loro realizzazione.
Per la Libia la posta in gioco è considerevole.
La ricostruzione può rappresentare non soltanto una risposta ai bisogni infrastrutturali del Paese, ma anche un’opportunità per diversificare l’economia, creare occupazione e sviluppare un settore industriale nazionale più competitivo.
La disponibilità manifestata da Nantong apre quindi una nuova possibilità nella cooperazione economica libico-cinese. Allo stesso tempo, il Piano regolatore della Grande Tripoli punta a fornire una cornice strategica alla trasformazione della principale area urbana del Paese.
La combinazione tra capitali internazionali, produzione locale, nuove tecnologie edilizie e pianificazione urbana potrebbe diventare uno dei motori della prossima fase di sviluppo libico.
La sfida decisiva sarà garantire che questa nuova stagione non rimanga confinata a protocolli, riunioni e manifestazioni d’interesse, ma si traduca in fabbriche operative, abitazioni, infrastrutture, posti di lavoro e investimenti sostenibili nel lungo periodo.
