(AGENPARL) - Roma, 20 Agosto 2026 - Per ottant’anni la costituzione del Giappone ha vietato al paese di possedere un esercito come strumento di guerra. Oggi Tokyo sta rompendo questo tabù storico, avviando un programma di riarmo incentrato su armi che per loro stessa natura escono dal perimetro della sola difesa: missili ipersonici per sottomarini e droni d’attacco a lungo raggio progettati per garantire un “potenziale di attacco di rappresaglia” sul territorio nemico.
Verso un potenziale d’attacco a lungo raggio
Il Ministero della Difesa giapponese inizierà a sviluppare missili ipersonici subacquei, più difficili da intercettare, e droni d’attacco a lungo raggio, inserendo questi elementi nel progetto di bilancio per il 2027. L’attenzione si concentrerà sull’equipaggiamento di veicoli subacquei senza pilota con la capacità di lanciare missili a lungo raggio.
Parallelamente, il ministero prevede l’acquisto di droni intercettori e d’attacco basati su navi per la difesa aerea, oltre allo sviluppo di un sistema di supporto decisionale basato sull’intelligenza artificiale per il comando operativo congiunto. Per il prossimo anno fiscale, la richiesta di budget dovrebbe toccare la quota record di 56,3 miliardi di dollari, portando la spesa complessiva per la difesa oltre i 67,08 miliardi di dollari, pari all’1,5% del PIL del paese.
La svolta dopo decenni di pacifismo
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Giappone ha fatto affidamento sugli Stati Uniti per la difesa nazionale, un principio sancito dall’articolo 9 della Costituzione e dal trattato di sicurezza del 1960. Nel dicembre 2022, tuttavia, Tokyo ha approvato una nuova strategia di sicurezza nazionale che riconosce il diritto di contrattaccare obiettivi nemici, escludendo però gli attacchi preventivi.
Il piano originario prevedeva di portare la spesa militare al 2% del PIL entro il 2027. Il primo ministro Sanae Takaichi ha impresso un’accelerazione, ordinando la revisione dei documenti di difesa a causa della situazione regionale e globale. Nel frattempo, il paese ha avviato la produzione in serie di missili a lungo raggio di progettazione propria, come la famiglia Type 25, la cui versione costiera da circa 1.000 km di gittata è stata schierata nella prefettura di Kumamoto.
La revisione del tabù nucleare e le preoccupazioni della Russia
Tokyo valuta anche un allentamento dei tre principi non nucleari adottati nel 1971 (non creare, acquisire o consentire il dispiegamento di armi nucleari sul territorio). Il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha chiesto una revisione di questo tabù, spinto anche dai piani di Washington di schierare nuovi missili da crociera nucleari SLCM-N su sottomarini multiuso per rafforzare la deterrenza nei confronti della RPC.
Questa rapida militarizzazione genera forti preoccupazioni nella vicina Russia. Il presidente russo Vladimir Putin ha criticato la svolta di Tokyo e l’introduzione di sanzioni, sottolineando come Mosca non abbia mai rappresentato un pericolo per il Giappone. Anche il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha evidenziato che la leadership giapponese ha scelto di perseguire la militarizzazione in stretta sintonia con gli Stati Uniti, interrompendo anche i canali di dialogo economico bilaterale.
Nonostante le proteste della popolazione interna contro il “ritorno al militarismo” e il peso sui programmi sociali, l’establishment giapponese continua a rimuovere le restrizioni di lunga data, trasformando l’Oceano Pacifico in una nuova, delicata zona di potenziale confronto strategico.
