(AGENPARL) - Roma, 19 Agosto 2026 - Il progetto dell’oleodotto Tobruk–Alessandria apre una questione che va ben oltre la costruzione di una nuova infrastruttura per l’esportazione del petrolio. In gioco ci sono la sovranità della Libia sulle proprie risorse, i rapporti strategici con l’Egitto, il ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea, la capacità del Paese di sviluppare una propria industria energetica e, soprattutto, la possibilità di assumere decisioni destinate a produrre conseguenze economiche e geopolitiche per diversi decenni.
Per Mohamed Al-Mazoughi, il punto di partenza è politico: prima delle grandi decisioni strategiche occorre ricostruire l’unità dello Stato. Nessuna infrastruttura di questa portata, sostiene, dovrebbe essere valutata separatamente dalla necessità di arrivare a un governo nazionale unificato, dotato della legittimità e dell’autorità necessarie per esercitare pienamente la sovranità sull’intero territorio e sulle risorse del Paese.
Ma nella visione di Al-Mazoughi emerge anche una prospettiva più ampia. La Libia non dovrebbe limitarsi al ruolo tradizionale di esportatore di petrolio e gas. Dovrebbe utilizzare la propria posizione geografica per diventare un hub energetico, industriale e logistico tra Africa, Mediterraneo ed Europa, sviluppando raffinazione, petrolchimica, energie rinnovabili, infrastrutture e trasferimento tecnologico.
In questa intervista abbiamo chiesto a Mohamed Al-Mazoughi quale autorità dovrebbe decidere sul futuro dell’oleodotto Tobruk–Alessandria, quali condizioni dovrebbero accompagnare una partnership strategica con l’Egitto e come evitare che la Libia continui a esportare materie prime lasciando ad altri Paesi il valore industriale generato dalle proprie risorse.
«Prima viene l’unificazione dello Stato»
Domanda. Il progetto dell’oleodotto Tobruk–Alessandria potrebbe creare un nuovo asse energetico tra Libia ed Egitto e offrire alla produzione libica un’ulteriore via di esportazione. Ma una parte decisiva dell’infrastruttura partirebbe dalla Libia orientale, mentre il Paese continua ad avere centri di potere concorrenti. Chi dovrebbe avere l’autorità politica e istituzionale per negoziare, approvare e controllare un’infrastruttura strategica di questa portata? E questo progetto non dimostra, ancora una volta, che senza un governo nazionale unificato la Libia rischia di non poter trasformare le proprie risorse energetiche in una vera strategia nazionale?
Mohamed Al-Mazoughi: Qualsiasi progetto di queste dimensioni e di questa importanza non dovrebbe essere considerato semplicemente come l’estensione di un oleodotto o come una nuova via per l’esportazione del petrolio, bensì come una decisione sovrana, economica e strategica che riguarda il futuro della Libia e le risorse delle generazioni future.
Da questo punto di vista, la mia convinzione è chiara: la priorità oggi non è concludere nuovi accordi relativi a grandi progetti strategici mentre persistono la divisione politica e quella istituzionale. Occorre prima lavorare per unificare lo Stato libico, formare un unico governo nazionale che goda di legittimità e consenso nazionale e ristabilire l’unità delle istituzioni statali e la loro piena capacità di esercitare la sovranità sull’intero territorio e su tutte le risorse della Libia.
Solo successivamente lo Stato libico unificato potrà valutare progetti di questa natura da una posizione di piena autorità e negoziare con i propri partner sulla base di interessi condivisi, uguaglianza e trasparenza, e non nelle attuali condizioni di divisione e moltiplicazione dei centri di potere.
Non sono contrario alla cooperazione con l’Egitto. Al contrario, credo nell’importanza della relazione strategica tra Libia ed Egitto. Ritengo inoltre che la Libia debba essere aperta alla cooperazione con tutti i Paesi vicini e con i suoi partner internazionali.
Tuttavia, una cooperazione autentica non può svilupparsi in un contesto di squilibrio istituzionale o politico. Deve avvenire tra due Stati pienamente sovrani, ciascuno con i propri interessi, diritti e obblighi.
«Cooperare con tutti, senza dipendere da nessuno»
Domanda. Un oleodotto diretto verso l’Egitto rafforzerebbe inevitabilmente il rapporto strategico tra i due Paesi e potrebbe modificare gli equilibri energetici del Mediterraneo orientale. Lei sostiene che la Libia debba “cooperare con tutti e dipendere da nessuno”: quali condizioni porrebbe al Cairo affinché questa infrastruttura rappresenti una partnership tra due Stati sovrani e non determini una nuova dipendenza strategica? E quale ruolo dovrebbero avere, in questo nuovo scenario, Italia, Unione Europea e gli altri partner mediterranei della Libia?
Mohamed Al-Mazoughi: Il mio principio nelle relazioni internazionali è semplice: cooperiamo con tutti e non dipendiamo né siamo subordinati a nessuno.
Qualsiasi partnership con l’Egitto, l’Italia, l’Unione Europea o altri partner deve essere fondata sul reciproco vantaggio, deve essere chiara, trasparente e orientata al lungo periodo e deve generare un reale valore aggiunto sia per l’economia libica sia per i nostri partner.
Dobbiamo però prestare molta attenzione affinché le attuali necessità della Libia non diventino un fattore capace di spingerla ad assumere decisioni strategiche che potrebbero limitare le sue possibilità future.
Parliamo di progetti i cui effetti possono durare decenni. Non possiamo quindi limitarci a considerare i rendimenti immediati o i risultati economici nel breve periodo.
Dobbiamo domandarci: quale contributo darà questo progetto all’economia libica tra venti o trent’anni? Creerà industria all’interno della Libia? Genererà occupazione e favorirà il trasferimento tecnologico? Rafforzerà la posizione geopolitica della Libia? Sarà coerente con una strategia nazionale complessiva per l’energia e l’industria?
Credo che anche il rapporto con i nostri partner europei possa essere molto più ampio della semplice compravendita di petrolio e gas o della creazione di nuove rotte per esportare materie prime.
La Libia può diventare un partner strategico per la sicurezza energetica europea, ma deve contemporaneamente diventare una nazione produttrice e manifatturiera, nonché un hub energetico e di investimento, e non rimanere semplicemente un esportatore di materie prime.
«La Libia non può rimanere soltanto un esportatore di materie prime»
Domanda. L’oleodotto pone una questione ancora più profonda: la Libia potrebbe continuare semplicemente a esportare greggio, mentre l’Egitto potrebbe beneficiare della raffinazione, dell’occupazione industriale e della produzione di carburanti a maggiore valore aggiunto. Non c’è il rischio che la Libia rimanga ancora una volta esportatrice di materia prima mentre il valore industriale viene creato altrove? Se fosse alla guida di un governo unificato, subordinerebbe il progetto Tobruk–Alessandria a investimenti paralleli in raffinerie, petrolchimica, infrastrutture e imprese libiche, facendo dell’oleodotto anche uno strumento concreto della sua strategia “Made in Libya”?
Mohamed Al-Mazoughi: Questo è, per me, il punto più importante.
Non credo sia giusto nei confronti del popolo libico e delle generazioni future valutare un progetto strategico esclusivamente sulla base della sua capacità di aumentare le esportazioni di petrolio greggio, mentre raffinazione, petrolchimica, valore industriale e creazione di posti di lavoro rimangono fuori dalla Libia.
Se viene realizzato un nuovo progetto per l’esportazione del petrolio, dobbiamo inserirlo in un quadro molto più ampio: sviluppo delle raffinerie, industria petrolchimica, servizi petroliferi, porti, trasporti, energia, formazione e trasferimento tecnologico. In questo modo le risorse della Libia possono essere trasformate in una vera economia e in una base produttiva sostenibile.
Ritengo inoltre che discutere in questa fase del controllo o dell’acquisizione di grandi progetti, prima di avere costruito lo Stato e unificato le sue istituzioni, potrebbe dare l’impressione che la priorità sia quella di spartire le opportunità prima ancora di costruire lo Stato. Non è questo l’approccio che riteniamo appropriato per la Libia.
Esistono priorità più urgenti: unificare lo Stato, costruire le istituzioni, ristabilire sicurezza e sovranità, riformare l’economia e creare un ambiente adeguato agli investimenti.
Successivamente potremo aprire le porte alle partnership strategiche, sulla base di principi chiari ed equi.
Credo inoltre che non dovremmo limitare la nostra visione a un singolo progetto o a una sola direttrice. La Libia possiede una posizione geografica eccezionale che può trasformarla in un ponte strategico tra Africa ed Europa.
Una delle idee che merita di essere presa in considerazione per il futuro è lo sviluppo di grandi progetti per il trasporto dell’energia dai Paesi africani, in particolare dagli Stati senza sbocco sul mare situati nel cuore del continente, attraverso il territorio libico verso il Mediterraneo e successivamente verso l’Europa.
Progetti di questo tipo potrebbero aprire alla Libia un ruolo strategico completamente diverso: non più soltanto un Paese esportatore di petrolio, ma un hub per l’energia, il commercio, i trasporti e gli investimenti tra Africa ed Europa.
Questo richiede partnership autentiche con i Paesi africani, con l’Unione Europea e con gli Stati del Mediterraneo, creando interessi condivisi e di lungo periodo per tutte le parti.
Abbiamo inoltre avuto notizia di investitori che hanno sottoscritto accordi, alcuni con l’Est e altri con l’Ovest del Paese. Tra questi figurano, ad esempio, progetti per parchi solari nella Libia orientale, in particolare nell’area di Al-Makhili, con l’ipotesi di esportare energia verso la Grecia attraverso cavi sottomarini. Un altro progetto riguarda parchi solari nell’area di Abu Qurayn, nella Libia centrale, con esportazione di energia verso l’Italia mediante collegamenti sottomarini, oltre ad altre iniziative.
Sosteniamo certamente questa apertura. Ma prima dobbiamo unificare il Paese e costituire un unico governo.
Francamente, nell’ambito del mio progetto per il futuro, come candidato alla presidenza e candidato alla guida di un governo unificato in Libia, darò priorità a tutti coloro che sosterranno il nostro progetto di unificazione dello Stato libico.
Per questo, dal mio punto di vista, la domanda non è semplicemente: siamo favorevoli o contrari all’oleodotto Tobruk–Alessandria?
La domanda più importante è un’altra: esiste oggi un quadro nazionale unificato che permetta alla Libia di assumere una decisione strategica di questa portata in maniera sovrana, equa e trasparente?
Ritengo che, nelle attuali condizioni di divisione, la risposta sia chiara: la priorità deve essere innanzitutto l’unificazione dello Stato libico e la costruzione di un governo nazionale legittimo e unificato.
Solo allora le decisioni strategiche potranno essere assunte attraverso le istituzioni dello Stato, sulla base di studi di fattibilità e di una chiara valutazione dell’interesse nazionale.
Vogliamo che la Libia sia un vero partner dell’Egitto, dell’Europa e del mondo, non subordinata a nessuno. Vogliamo che le nostre risorse diventino un ponte per la cooperazione, lo sviluppo e la pace, e non una nuova causa di competizione e divisione.
Secondo la nostra visione, la Libia non cerca partnership fondate sulle necessità immediate, ma partnership strategiche eque, capaci di preservare la sua sovranità, produrre benefici reciproci e tutelare gli interessi del popolo libico e delle generazioni future.

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Mohamed Al-Mazoughi: “First Unify Libya, Then Make the Major Energy Decisions. We Want to Be a Bridge Between Africa and Europe”
The Tobruk–Alexandria pipeline project raises an issue that goes far beyond the construction of a new infrastructure for oil exports. At stake are Libya’s sovereignty over its resources, its strategic relationship with Egypt, the role of Italy and the European Union, the country’s ability to develop its own energy industry and, above all, its capacity to make decisions whose economic and geopolitical consequences could last for decades.
For Mohamed Al-Mazoughi, the starting point is political: before making major strategic decisions, Libya must first rebuild the unity of the state. No infrastructure project of this magnitude, he argues, should be considered separately from the need to establish a unified national government with the legitimacy and authority required to exercise full sovereignty over the entire territory and the country’s resources.
But Al-Mazoughi’s vision also points towards a broader perspective. Libya should not limit itself to its traditional role as an exporter of oil and gas. It should use its geographical position to become an energy, industrial and logistics hub connecting Africa, the Mediterranean and Europe, developing refining, petrochemicals, renewable energy, infrastructure and technology transfer.
In this interview, we asked Mohamed Al-Mazoughi who should have the authority to decide the future of the Tobruk–Alexandria pipeline, what conditions should underpin a strategic partnership with Egypt, and how Libya can avoid continuing to export raw materials while allowing other countries to capture the industrial value generated by its resources.
“Unifying the State Must Come First”
Question. The Tobruk–Alexandria pipeline project could create a new energy axis between Libya and Egypt and provide Libyan production with an additional export route. However, a crucial part of the infrastructure would originate in eastern Libya, while the country continues to have competing centres of power. Who should have the political and institutional authority to negotiate, approve and oversee a strategic infrastructure project of this magnitude? And does this project not demonstrate, once again, that without a unified national government Libya risks being unable to transform its energy resources into a genuine national strategy?
Mohamed Al-Mazoughi: Any project of this size and importance should not be viewed merely as an extension of a pipeline or as a new oil export route, but rather as a sovereign, economic and strategic decision concerning the future of Libya and the resources of future generations.
From this perspective, my conviction is clear: the priority today is not to enter into new arrangements concerning major strategic projects while political and institutional divisions persist. We must first work to unify the Libyan state, form a single national government that enjoys legitimacy and national acceptance, and restore the unity of state institutions and their full capacity to exercise sovereignty over all Libyan territory and resources.
Only then will a unified Libyan state be able to consider projects of this nature from a position of full authority and negotiate with its partners on the basis of shared interests, equality and transparency, rather than under the current reality of division and multiple centres of power.
I am not opposed to cooperation with Egypt. On the contrary, I believe in the importance of the strategic relationship between Libya and Egypt. I also believe that Libya should remain open to cooperation with all its neighbours and international partners.
However, genuine cooperation cannot develop in a context of institutional or political imbalance. It must take place between two fully sovereign states, each with its own interests, rights and obligations.
“Cooperate With Everyone, Depend on No One”
Question. A direct pipeline to Egypt would inevitably strengthen the strategic relationship between the two countries and could alter the energy balance in the Eastern Mediterranean. You have argued that Libya should “cooperate with everyone and depend on no one.” What conditions would you set in relations with Cairo to ensure that this infrastructure represents a partnership between two sovereign states rather than creating a new form of strategic dependence? And, in this new scenario, what role should Italy, the European Union and Libya’s other Mediterranean partners play?
Mohamed Al-Mazoughi: My principle in international relations is simple: we cooperate with everyone and are neither dependent on nor subordinate to anyone.
Any partnership with Egypt, Italy, the European Union or other partners must be based on mutual benefit. It must be clear, transparent and long-term, and it must generate real added value for both the Libyan economy and our partners.
However, we must be very careful to ensure that Libya’s current needs do not become a factor that pushes the country into strategic decisions that could restrict its future options.
We are talking about projects whose effects may last for decades. We therefore cannot look only at immediate returns or short-term economic results.
We must ask ourselves: what will this project contribute to the Libyan economy in twenty or thirty years? Will it create industry within Libya? Will it generate jobs and facilitate technology transfer? Will it strengthen Libya’s geopolitical position? Will it be consistent with a comprehensive national energy and industrial strategy?
I believe that our relationship with European partners can also extend far beyond simply buying and selling oil and gas or establishing new routes for exporting raw materials.
Libya can become a strategic partner in European energy security, but it must simultaneously become a producing and manufacturing nation, as well as an energy and investment hub, rather than remaining merely an exporter of raw materials.
“Libya Cannot Remain Merely an Exporter of Raw Materials”
Question. The pipeline raises an even deeper issue: Libya could continue simply exporting crude oil, while Egypt could benefit from refining, industrial employment and the production of higher-value fuels. Is there not a risk that Libya could once again remain an exporter of raw materials while industrial value is created elsewhere? If you were leading a unified government, would you make the Tobruk–Alexandria project conditional on parallel investments in refineries, petrochemicals, infrastructure and Libyan companies, turning the pipeline into a concrete instrument of your “Made in Libya” strategy?
Mohamed Al-Mazoughi: This is, for me, the most important point.
I do not believe it is fair to the Libyan people or to future generations to evaluate any strategic project solely on its ability to increase crude oil exports while refining, petrochemicals, industrial value and job creation remain outside Libya.
If a new oil export project is developed, we must place it within a much broader framework: the development of refineries, petrochemical industries, oil services, ports, transport, energy, training and technology transfer. In this way, Libya’s resources can be transformed into a real economy and a sustainable production base.
I also believe that discussing the control or acquisition of major projects at this stage, before building the state and unifying its institutions, could give the impression that the priority is to divide up opportunities before building the state. This is not the approach we believe is appropriate for Libya.
There are more urgent priorities: unifying the state, building institutions, restoring security and sovereignty, reforming the economy and creating an appropriate environment for investment.
After that, we can open the door to strategic partnerships on a clear and equitable basis.
I also believe that we should not limit our vision to a single project or a single route. Libya has an exceptional geographical position that can transform it into a strategic bridge between Africa and Europe.
One idea worth considering for the future is the development of major energy transmission projects from African countries, particularly landlocked states in the heart of the continent, across Libyan territory towards the Mediterranean and subsequently on to Europe.
Projects of this kind could open up an entirely different strategic role for Libya: no longer merely an oil-exporting country, but an energy, trade, transport and investment hub between Africa and Europe.
This requires genuine partnerships with African countries, the European Union and Mediterranean states, creating shared, long-term interests for all parties.
We have also heard of investors who have signed agreements, some with the East and others with the West of the country. These include, for example, projects for solar farms in eastern Libya, particularly in the Al-Makhili area, with plans to export electricity to Greece through submarine cables. Another project involves solar farms in the Abu Qurayn area of central Libya, with electricity exported to Italy through submarine connections, alongside other initiatives.
We certainly support this openness. But first we must unify the country and establish a single government.
Frankly, as part of my vision for the future, as a presidential candidate and a candidate to lead a unified government in Libya, I will give priority to all those who support our project to unify the Libyan state.
Therefore, from my perspective, the question is not simply: are we for or against the Tobruk–Alexandria pipeline?
The more important question is: does a unified national framework exist today that allows Libya to make a strategic decision of this magnitude in a sovereign, fair and transparent manner?
I believe that, under the current conditions of division, the answer is clear: the priority must first be the unification of the Libyan state and the establishment of a legitimate and unified national government.
Only then can strategic decisions be made through state institutions, based on feasibility studies and a clear assessment of the national interest.
We want Libya to be a true partner of Egypt, Europe and the world, not subordinate to anyone. We want our resources to become a bridge for cooperation, development and peace, rather than a new source of competition and division.
According to our vision, Libya is not seeking partnerships based on immediate needs, but fair strategic partnerships that preserve its sovereignty, generate mutual benefits and protect the interests of the Libyan people and future generations.