(AGENPARL) - Roma, 19 Agosto 2026 - Gli Stati Uniti tornano a piantare le proprie bandiere digitali nell’ex base aerea di Clark, nelle Filippine. Nell’ambito dell’iniziativa Pax Silica, Washington pianifica la costruzione di un grande hub tecnologico focalizzato su semiconduttori, intelligenza artificiale e terre rare. Un progetto dal forte valore simbolico che punta a blindare le catene di approvvigionamento, ma che apre a forti tensioni geopolitiche e locali.
Opportunità miliardarie e timori di sovranità
Sulla carta, i numeri del progetto sono imponenti: i sostenitori stimano un indotto fino a 70 miliardi di dollari di investimenti e la creazione di circa 200.000 posti di lavoro. L’iniziativa rientra nella strategia di friend-shoring degli Stati Uniti, mirata a delocalizzare i settori chiave della tecnologia in Paesi alleati per sterilizzare i rischi legati all’influenza cinese.
Il piano non è esente da polemiche. In patria, gruppi nazionalisti e parlamentari locali – guidati dal presidente della commissione ambiente del Senato Raffy Tulfo – hanno acceso i riflettori sui rischi legati all’impatto ambientale, all’uso delle risorse idriche e alle potenziali cessioni di sovranità a favore di Washington.
La linea di Manila e il fattore Pechino
Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha cercato di smorzare le letture puramente strategiche dell’accordo. Durante un forum con i corrispondenti esteri, Marcos ha definito la partecipazione di Manila come “puramente pratica” ed economica, aperta a qualsiasi partner a beneficio reciproco, slegandola dalle controversie territoriali che oppongono le Filippine alla Cina nel Mar Cinese Meridionale.
Nonostante la prudenza del governo, gli analisti concordano sul fatto che l’iniziativa rappresenti un terreno di scontro diretto con Pechino. La mossa di Washington fa da contraltare all’Organizzazione mondiale per la cooperazione all’intelligenza artificiale (WAICO), lanciata di recente da Xi Jinping a Shanghai. Le Filippine – uniche alleate con trattato militare diretto con gli Stati Uniti nell’area e fuori dal giro d’affari tecnologico cinese – rappresentano il candidato ideale per l’hub, pur correndo il rischio di ritorsioni commerciali o pressioni economiche da parte di Pechino.
La sfida cruciale per Manila sarà sfruttare gli investimenti statunitensi per rafforzare la propria autonomia industriale, evitando di sostituire la dipendenza da un gigante con quella di un altro blocco geopolitico.
