(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - L’impennata dei prezzi internazionali del petrolio sta producendo un effetto particolarmente favorevole per un settore strategico dell’industria cinese: la trasformazione del carbone in prodotti chimici. Mentre le aziende petrolchimiche tradizionali devono sostenere costi più elevati per le materie prime, i produttori cinesi che utilizzano il carbone possono beneficiare di un vantaggio competitivo crescente.
Il caso più significativo è quello di Ningxia Baofeng Energy Group, uno dei maggiori protagonisti cinesi del settore coal-to-chemicals. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’azienda ha registrato profitti record nel primo semestre del 2026, per un valore equivalente a circa 1,4 miliardi di dollari, quasi raddoppiando il risultato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La performance evidenzia una delle conseguenze industriali dell’aumento delle quotazioni petrolifere: quanto più il greggio diventa costoso, tanto più conveniente può risultare, almeno sotto il profilo economico, produrre olefine, metanolo, ammoniaca e altri prodotti chimici partendo dalle abbondanti riserve di carbone della Cina.
Profitti record per Ningxia Baofeng Energy
Ningxia Baofeng Energy rappresenta un attore di primo piano nell’industria cinese della chimica derivata dal carbone e, secondo Bloomberg, inciderebbe per circa un terzo sulla produzione nazionale del settore.
Il secondo trimestre è stato particolarmente positivo.
L’aumento dei prezzi del petrolio, collegato anche alle perturbazioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, ha ampliato la differenza tra i costi sostenuti dai produttori petrolchimici convenzionali e quelli delle aziende che utilizzano il carbone come materia prima.
La stessa Ningxia Baofeng Energy ha sottolineato questo meccanismo nella propria comunicazione finanziaria.
Secondo la società, la rapida crescita e l’elevata volatilità dei prezzi del greggio hanno aumentato significativamente i costi delle materie prime utilizzate per produrre olefine attraverso processi basati sul petrolio. Al contrario, i prezzi del carbone sul mercato cinese hanno registrato incrementi più moderati, provocando soltanto una crescita limitata dei costi delle olefine prodotte dal carbone.
Il risultato è stato un miglioramento della competitività relativa degli impianti coal-to-chemicals.
Perché il petrolio caro favorisce il carbone
Il meccanismo economico è relativamente semplice.
Una parte fondamentale dell’industria petrolchimica mondiale utilizza petrolio e gas naturale come materie prime per ottenere composti chimici successivamente impiegati nella produzione di plastiche, fertilizzanti, fibre sintetiche e numerosi prodotti industriali.
La Cina dispone però di enormi riserve di carbone e negli ultimi decenni ha investito massicciamente nello sviluppo di tecnologie capaci di trasformarlo in prodotti chimici.
Attraverso la gassificazione, il carbone può essere convertito in gas di sintesi, costituito principalmente da monossido di carbonio e idrogeno. Da questo materiale intermedio possono successivamente essere ottenuti metanolo, ammoniaca, olefine e altri prodotti.
Quando petrolio e gas sono relativamente economici, la competitività del processo può diminuire. Quando invece le quotazioni degli idrocarburi aumentano rapidamente mentre il carbone rimane relativamente conveniente, l’equilibrio economico cambia.
Ed è precisamente ciò che sta avvenendo.
Le tensioni in Medio Oriente cambiano i conti dell’industria chimica
La guerra e l’instabilità in Medio Oriente hanno contribuito a rendere ancora più evidente il vantaggio.
L’interruzione o la riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta un rischio particolarmente significativo per il mercato mondiale dell’energia, considerando l’importanza di questa rotta per le esportazioni petrolifere del Golfo.
L’aumento delle quotazioni del greggio ha quindi avuto conseguenze molto differenti per le imprese cinesi.
Per le raffinerie e per i produttori petrolchimici dipendenti dal petrolio importato significa maggiori costi. Per le aziende capaci di sostituire almeno una parte degli idrocarburi liquidi con carbone domestico significa invece un possibile vantaggio competitivo.
Gli investitori hanno rapidamente riconosciuto questa dinamica. Secondo i dati citati da Reuters, le azioni delle società cinesi legate al coal-to-chemicals erano aumentate complessivamente di circa il 30% tra la fine di febbraio e la metà di marzo.
Una questione di sicurezza energetica
Il vantaggio non riguarda soltanto i profitti aziendali.
Per Pechino, trasformare il carbone domestico in prodotti normalmente ottenuti da petrolio e gas significa anche diminuire la vulnerabilità dell’apparato industriale cinese alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali.
La Cina è uno dei maggiori importatori mondiali di petrolio e una parte importante delle forniture arriva proprio dal Medio Oriente.
Di conseguenza, una crisi lungo le principali rotte marittime può rappresentare un rischio economico e strategico.
Il carbone presenta una situazione completamente diversa. La Cina possiede enormi risorse domestiche e una gigantesca industria mineraria. Sostituire una quota delle materie prime importate con risorse disponibili all’interno del Paese può quindi aumentare la sicurezza delle forniture industriali.
L’85% di metanolo e ammoniaca parte già da idrocarburi solidi
La dimensione raggiunta dal settore è considerevole.
Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia citati da Bloomberg, la Cina produce già circa l’85% del proprio metanolo e dell’ammoniaca partendo da idrocarburi solidi, principalmente carbone.
Il metanolo costituisce una materia prima fondamentale per numerosi processi chimici e industriali, mentre l’ammoniaca è essenziale soprattutto per la produzione di fertilizzanti azotati.
La capacità di produrre questi composti partendo da carbone domestico riduce quindi l’esposizione di importanti segmenti dell’economia cinese alle oscillazioni del petrolio e del gas.
Il vantaggio aumenta quando il differenziale di prezzo tra le diverse materie prime si amplia.
Anche il carbone diventa più costoso
Il boom della domanda non significa tuttavia che il carbone sia immune dalle pressioni sui prezzi.
La maggiore richiesta proveniente dall’industria ha contribuito ad aumentare le quotazioni interne. Tuttavia, secondo la ricostruzione riportata da Bloomberg, l’incremento è rimasto significativamente inferiore rispetto a quello osservato per petrolio e gas.
È proprio questo differenziale a sostenere la redditività.
Se il prezzo del carbone dovesse aumentare molto più rapidamente o quello del petrolio dovesse diminuire sensibilmente, parte del vantaggio potrebbe ridursi. La redditività dell’industria rimane quindi strettamente collegata all’evoluzione relativa delle diverse fonti energetiche.
Profitti destinati a rimanere elevati?
Nel breve periodo le condizioni potrebbero continuare a favorire i produttori cinesi.
Anche dopo essersi allontanate dai massimi raggiunti durante le fasi più acute della crisi, le quotazioni petrolifere rimangono superiori ai livelli precedenti.
Finché persisterà un differenziale significativo tra il costo del greggio e quello del carbone domestico, società come Ningxia Baofeng Energy potranno continuare a beneficiare di condizioni favorevoli.
Molto dipenderà dall’evoluzione geopolitica del Medio Oriente, dalla sicurezza delle rotte marittime, dalla domanda cinese di carbone e dall’andamento dell’economia globale.
PetroChina guarda anche al gas delle rocce carbonifere
La strategia cinese di valorizzazione delle risorse carbonifere non si limita alla chimica.
Secondo quanto riportato da Reuters all’inizio dell’anno, PetroChina sta lavorando anche allo sviluppo di un importante progetto per estrarre gas dalle rocce associate alle formazioni carbonifere.
L’obiettivo indicato sarebbe raggiungere una produzione di circa 30 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2035.
Se realizzato su questa scala, il progetto aggiungerebbe un’altra componente alla strategia cinese di valorizzazione delle risorse energetiche domestiche.
Il grande problema delle emissioni
Il vantaggio economico e strategico presenta però un costo ambientale rilevante.
La trasformazione del carbone in prodotti chimici è generalmente un processo ad alta intensità energetica e carbonica. La gassificazione e le successive trasformazioni industriali possono generare quantità considerevoli di CO₂.
Una forte espansione del coal-to-chemicals rischia quindi di entrare in tensione con gli obiettivi cinesi di decarbonizzazione.
Per il governo di Pechino emerge un difficile equilibrio tra tre priorità: sicurezza energetica, competitività industriale e riduzione delle emissioni.
L’aumento dei prezzi del petrolio rende economicamente più interessante il carbone proprio nel momento in cui la transizione energetica globale dovrebbe ridurne progressivamente l’utilizzo.
Il caro petrolio rafforza l’autosufficienza industriale cinese
Il record di Ningxia Baofeng Energy dimostra così come una crisi energetica internazionale possa produrre vincitori inattesi.
L’aumento del petrolio rappresenta un problema per gran parte dell’economia mondiale, ma rafforza la posizione competitiva di un’industria cinese costruita attorno a una risorsa di cui il Paese dispone in abbondanza.
La conseguenza va oltre i profitti di una singola società. Il successo del coal-to-chemicals dimostra come Pechino stia cercando di trasformare le proprie risorse domestiche in uno strumento per ridurre la dipendenza dalle importazioni, proteggere l’industria dalle crisi geopolitiche e aumentare la propria autonomia energetica.
Il prezzo da pagare potrebbe però essere un maggiore utilizzo del carbone e, di conseguenza, una sfida ancora più complessa sul fronte delle emissioni.
La grande incognita sarà dunque capire quanto a lungo resterà aperta la forbice tra petrolio e carbone. Finché il greggio rimarrà costoso, per l’industria chimica cinese il carbone potrebbe continuare a trasformarsi, letteralmente, in denaro.
