(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La crescente cooperazione tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, sempre più spesso sintetizzata negli ambienti strategici occidentali con l’acronimo CRINK, sta emergendo come una delle principali sfide geopolitiche per gli Stati Uniti e i loro alleati.
Non si tratta di una nuova NATO contrapposta all’Occidente. I quattro Paesi non dispongono di un comando militare comune, non condividono un meccanismo generale di difesa collettiva e mantengono interessi nazionali talvolta divergenti. Ciò che rende il fenomeno significativo è invece la sua natura pragmatica, selettiva e adattabile: Mosca, Pechino, Teheran e Pyongyang possono scambiarsi risorse energetiche, tecnologie, componenti industriali, armamenti, munizioni, sostegno diplomatico e capacità militari quando questa cooperazione coincide con i rispettivi interessi.
Il risultato è una rete capace di attenuare alcune delle vulnerabilità che sanzioni, isolamento diplomatico e superiorità tecnologica occidentale avrebbero altrimenti imposto ai singoli Paesi.
La guerra in Ucraina rappresenta il laboratorio più evidente di questo sistema.
L’Ucraina come laboratorio della cooperazione CRINK
Il conflitto iniziato con l’invasione russa su vasta scala del febbraio 2022 ha progressivamente mostrato quanto le relazioni tra questi Paesi possano tradursi in capacità operative.
L’Iran è diventato particolarmente importante attraverso la tecnologia dei droni Shahed, utilizzata dalla Russia nella propria campagna contro l’Ucraina. Mosca ha successivamente sviluppato una capacità interna di produzione e adattamento di sistemi derivati dalla tecnologia iraniana.
La Corea del Nord ha assunto un ruolo ancora più direttamente militare, attraverso forniture di munizioni e missili e con il dispiegamento di personale a sostegno della Russia.
Secondo le informazioni riportate nel materiale alla base di questa ricostruzione, l’11 agosto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha attribuito a missili balistici nordcoreani utilizzati dalla Russia un attacco che avrebbe provocato almeno sei morti e quasi venti feriti.
Parallelamente sono emerse notizie relative al dispiegamento nella Russia occidentale di un’unità missilistica nordcoreana dotata di un numero considerevole di missili balistici.
Per Washington, questa dinamica rende sempre più difficile separare completamente il teatro europeo da quello asiatico.
Pyongyang mette pressione su due fronti
La Corea del Nord non limita infatti la propria attività alla collaborazione con Mosca.
Contemporaneamente al crescente coinvolgimento nel conflitto russo-ucraino, Pyongyang continua lo sviluppo e la sperimentazione dei propri sistemi missilistici nella penisola coreana.
La combinazione dei due fenomeni genera un problema strategico particolare per gli Stati Uniti: una potenza asiatica sottoposta a sanzioni può contemporaneamente contribuire alla capacità militare russa in Europa e aumentare la pressione su Corea del Sud, Giappone e forze americane nell’Indo-Pacifico.
È precisamente questo tipo di collegamento tra crisi regionali a rendere CRINK rilevante.
La questione per Washington non è più soltanto come contenere individualmente Russia, Cina, Iran o Corea del Nord, ma come rispondere quando la pressione esercitata su uno di questi Paesi viene compensata dall’assistenza degli altri.
“Operativo e selettivo”, non una nuova NATO
David J. Kramer, direttore esecutivo del George W. Bush Institute ed ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, ha descritto questa cooperazione come “operativa e selettiva”.
La definizione coglie una delle caratteristiche fondamentali di CRINK.
Non esiste necessariamente un quartier generale nel quale i quattro governi pianificano una strategia mondiale coordinata. Non esiste neppure un equivalente dell’Articolo 5 della NATO che obblighi tutti i membri a intervenire militarmente qualora uno di essi venga attaccato.
Esiste invece un insieme crescente di rapporti bilaterali e multilaterali attraverso i quali ciascun Paese può ottenere qualcosa di cui necessita.
La Russia può ricevere munizioni e sistemi militari. L’Iran può acquisire tecnologia ed esperienza. La Corea del Nord può ottenere risorse economiche, conoscenze e cooperazione militare. La Cina può beneficiare di energia russa e di un partner strategico capace di impegnare risorse occidentali sul fronte europeo.
Questa flessibilità può rappresentare contemporaneamente la forza e la debolezza del sistema.
Il ruolo dell’Iran: dai droni alla cooperazione tecnologica
La collaborazione militare tra Russia e Iran è uno degli esempi più evidenti.
I droni della famiglia Shahed hanno acquisito un ruolo significativo nelle operazioni russe, soprattutto negli attacchi a lungo raggio contro città e infrastrutture ucraine.
La guerra ha inoltre offerto alla Russia la possibilità di modificare e industrializzare ulteriormente questo tipo di tecnologia.
Il rapporto, tuttavia, non deve essere necessariamente interpretato come un trasferimento unidirezionale. Una cooperazione militare prolungata crea opportunità per lo scambio di conoscenze, l’analisi delle prestazioni dei sistemi sul campo e l’adattamento delle tattiche.
L’esperienza accumulata in Ucraina può quindi avere conseguenze che vanno oltre il conflitto stesso.
Corea del Nord: munizioni, missili e uomini
Il coinvolgimento nordcoreano rappresenta un’evoluzione ancora più significativa perché aggiunge la dimensione delle risorse umane alla cooperazione militare.
Le stime sul numero dei militari coinvolti sono variate nel tempo e devono essere trattate con cautela, ma il punto strategicamente rilevante è che il rapporto Mosca-Pyongyang si è trasformato da una collaborazione prevalentemente politica e commerciale in una relazione con implicazioni operative.
Per la Corea del Nord, l’esperienza può essere altrettanto preziosa.
Un conflitto ad alta intensità permette infatti di raccogliere informazioni sull’efficacia reale di equipaggiamenti, missili, logistica e tattiche in condizioni impossibili da riprodurre integralmente durante normali esercitazioni.
Se a questo si aggiungono eventuali trasferimenti tecnologici russi, il rapporto potrebbe contribuire nel lungo periodo allo sviluppo delle capacità militari nordcoreane.
La Cina resta il partner decisivo
La posizione della Cina è più complessa.
Pechino non ha assunto nella guerra ucraina lo stesso ruolo militare diretto attribuito a Iran e Corea del Nord. La sua importanza deriva invece soprattutto dal peso economico, industriale e tecnologico.
La Cina continua ad acquistare grandi quantità di energia russa e il commercio tra i due Paesi ha contribuito a fornire a Mosca un’importante valvola economica dopo la rottura di molti rapporti commerciali con l’Occidente.
Un’altra questione centrale riguarda i beni e le tecnologie a duplice uso, cioè componenti civili che possono essere impiegati anche nella produzione e manutenzione di sistemi militari.
Per la Russia, l’accesso a un enorme apparato manifatturiero come quello cinese rappresenta una risorsa strategica.
Ma il rapporto non è perfettamente simmetrico.
L’economia cinese è enormemente più grande di quella russa e, con il progressivo isolamento di Mosca dai mercati occidentali, la Russia è diventata sotto diversi aspetti più dipendente dalla Cina.
I limiti dell’“amicizia senza limiti”
Quando Vladimir Putin e Xi Jinping proclamarono nel 2022 una partnership descritta come un’amicizia “senza limiti”, la formula alimentò l’idea di un fronte sino-russo sempre più compatto.
Nella pratica, Pechino ha continuato a calibrare attentamente il proprio coinvolgimento.
La Cina ha interessi economici globali molto più estesi rispetto agli altri membri del CRINK e non ha necessariamente interesse a trasformare ogni crisi russa, iraniana o nordcoreana in una propria crisi.
Anche il rapido avvicinamento tra Russia e Corea del Nord potrebbe non coincidere completamente con gli interessi cinesi. Una Pyongyang militarmente più forte e maggiormente integrata con Mosca può modificare equilibri regionali sui quali Pechino esercita tradizionalmente una notevole influenza.
Queste divergenze mostrano perché CRINK non dovrebbe essere interpretato come un blocco monolitico.
Ciò che unisce i quattro Paesi
Gli interessi specifici possono divergere, ma esiste un terreno comune fondamentale: la volontà di limitare la capacità degli Stati Uniti e dei loro alleati di esercitare pressione economica, diplomatica e militare.
Secondo analisti del Lowy Institute, la cooperazione ha già prodotto risultati concreti sostenendo governi sottoposti a pressione e aumentando la loro capacità di resistere alle iniziative occidentali.
Al tempo stesso, la rete rimane limitata dall’assenza di una leadership centrale, dalle rivalità interne e dalla mancanza di una visione completamente condivisa del futuro ordine internazionale.
È una differenza fondamentale.
Essere contrari a numerosi aspetti dell’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti non significa necessariamente essere d’accordo su quale sistema dovrebbe sostituirlo.
Perché CRINK potrebbe essere più funzionale dei BRICS
Il confronto con i BRICS aiuta a comprendere la differenza.
I BRICS comprendono Paesi con sistemi politici, orientamenti internazionali e interessi estremamente differenti. India e Cina, ad esempio, sono entrambe membri ma rimangono concorrenti strategici con controversie territoriali e priorità geopolitiche diverse.
CRINK è molto più ristretto.
La sua efficacia non dipende dalla capacità di raggiungere una posizione comune su ogni grande questione internazionale. È sufficiente identificare necessità concrete e complementarità immediate.
La Russia ha bisogno di munizioni? La Corea del Nord può fornirle.
Mosca necessita di droni relativamente economici? La cooperazione iraniana può aiutare.
Le sanzioni limitano l’accesso russo a determinati prodotti? Il commercio cinese può ridurne almeno parzialmente l’impatto.
Uno dei partner affronta nuove pressioni diplomatiche alle Nazioni Unite? Russia e Cina dispongono del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza.
È questa struttura pragmatica a rendere la rete potenzialmente resiliente.
Washington collega sempre più Ucraina e Taiwan
La crescita di questa cooperazione sta modificando anche il dibattito politico statunitense.
Una parte crescente dell’establishment americano considera ormai Ucraina e Indo-Pacifico come teatri strategicamente collegati, pur riconoscendone le profonde differenze.
Il senatore repubblicano dello Utah John Curtis, membro della Commissione Esteri del Senato, ha sostenuto che il risultato della guerra in Ucraina potrebbe avere ripercussioni sul calcolo strategico cinese nei confronti di Taiwan.
Secondo questa interpretazione, Pechino osserva attentamente la capacità e la volontà degli Stati Uniti e degli alleati europei di sostenere un partner sottoposto ad aggressione militare.
Anche il senatore repubblicano Rick Scott ha collegato la necessità di contrastare l’aggressione russa alla più ampia deterrenza nei confronti delle potenze autoritarie.
Questa visione implica che una crisi europea possa influenzare indirettamente i calcoli strategici nell’Asia orientale.
Oltre 600 episodi di cooperazione
Il contrammiraglio statunitense in pensione Mark Montgomery, oggi alla Foundation for Defense of Democracies, ha studiato il fenomeno insieme a Bradley L. Bowman ed Elaine K. Dezenski.
Il loro lavoro, confluito nel volume Axis of Aggressors: Confronting China, Russia, Iran, and North Korea Cooperation, sostiene che la cooperazione tra i quattro Paesi sia ormai sufficientemente ampia da dover essere analizzata come un problema strategico interconnesso.
Secondo Montgomery, la ricerca avrebbe documentato oltre 600 episodi di cooperazione.
La tesi centrale è che concentrarsi esclusivamente sui singoli rapporti bilaterali rischia di sottovalutare l’effetto cumulativo della rete.
Un sistema che compensa le debolezze
È proprio questo il problema principale per Washington.
Ogni componente di CRINK presenta vulnerabilità significative.
La Russia deve affrontare sanzioni e costi enormi derivanti dalla guerra. L’Iran è sottoposto a forti pressioni economiche e tecnologiche. La Corea del Nord soffre di isolamento e di profonde limitazioni economiche. La Cina dispone di risorse molto maggiori, ma rimane fortemente inserita nel commercio mondiale e deve gestire un rapporto competitivo con gli Stati Uniti senza compromettere i propri interessi economici.
La cooperazione permette però di compensare almeno parzialmente queste debolezze.
In questo senso CRINK può essere interpretato meno come un’alleanza e più come un ecosistema geopolitico di mutuo sostegno.
Il ruolo delle Nazioni Unite
La collaborazione assume anche una dimensione diplomatica.
Russia e Cina sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dispongono quindi del diritto di veto.
Questa posizione può limitare la capacità degli Stati Uniti e dei loro partner di utilizzare il Consiglio per aumentare la pressione internazionale su Iran o Corea del Nord.
Il sostegno reciproco non richiede necessariamente che tutti e quattro i governi condividano ogni decisione. È sufficiente che alcuni membri dispongano di strumenti istituzionali capaci di proteggere gli altri in determinate circostanze.
I punti deboli dell’asse
Considerare CRINK una struttura potente non significa ritenerla invulnerabile.
Il primo limite è proprio l’assenza di un’alleanza quadrilaterale formale.
Non esiste un comando unificato. Non esiste una pianificazione militare comune paragonabile a quella della NATO. Non esiste un obbligo generale di difesa reciproca.
La seconda debolezza deriva dall’asimmetria.
La Cina è economicamente molto più potente degli altri tre Paesi e non ha necessariamente interesse a sacrificare le proprie priorità globali per sostenere senza limiti Mosca, Teheran o Pyongyang.
Esistono inoltre rivalità, diffidenze storiche e interessi regionali differenti.
La forza di CRINK risiede quindi nella capacità di cooperare nonostante queste differenze, non nella loro scomparsa.
Come potrebbe rispondere l’Occidente
Secondo Kramer, Stati Uniti e alleati dovrebbero adottare una risposta maggiormente coordinata tra Europa, Indo-Pacifico e Medio Oriente, evitando di considerare le attività dei quattro Paesi come dossier completamente separati.
Una delle opzioni riguarda un’applicazione più aggressiva degli strumenti sanzionatori, compreso il Global Magnitsky Act, contro funzionari e individui responsabili di corruzione o gravi violazioni dei diritti umani.
Ma le sanzioni da sole difficilmente possono risolvere il problema, soprattutto quando i Paesi colpiti sviluppano meccanismi per commerciare e cooperare reciprocamente.
Per Kramer, l’assistenza militare all’Ucraina rimane quindi fondamentale.
Il ragionamento è che una Russia incapace di ottenere i propri obiettivi attraverso la forza invierebbe un segnale non soltanto a Mosca, ma anche agli altri governi che stanno osservando la risposta occidentale.
Difesa aerea e guerra di logoramento
L’urgenza è particolarmente evidente nella difesa aerea ucraina.
Droni, missili da crociera e missili balistici costringono Kyiv e i suoi partner a consumare intercettori costosi e relativamente difficili da produrre.
Qui emerge nuovamente la natura della sfida CRINK: se Russia, Iran e Corea del Nord riescono a combinare capacità produttive, scorte e tecnologie, possono aumentare la pressione su una catena di approvvigionamento occidentale che deve contemporaneamente sostenere esigenze europee, mediorientali e asiatiche.
La questione non riguarda dunque soltanto quanti armamenti possieda ciascun Paese, ma quale coalizione sia maggiormente capace di produrre, sostituire e distribuire equipaggiamenti durante un confronto prolungato.
Taiwan osserva l’Ucraina
Anche Taiwan segue con attenzione il conflitto.
Dal punto di vista di Taipei, la guerra offre indicazioni sulla capacità delle democrazie occidentali di mantenere nel tempo assistenza militare, sanzioni economiche e coesione politica quando un conflitto si prolunga per anni.
Ciò non significa che Ucraina e Taiwan siano scenari equivalenti. Geografia, capacità militari, alleanze e caratteristiche operative sono profondamente differenti.
Ma esiste un elemento comune: la credibilità della deterrenza americana e delle reti di alleanze occidentali.
Allo stesso modo in cui Washington osserva la collaborazione tra Russia e Corea del Nord, Pechino può studiare la risposta occidentale a Mosca.
Una competizione tra reti
La crescita di CRINK suggerisce quindi che la competizione internazionale stia diventando sempre più una competizione tra reti di Stati, e non semplicemente tra singole grandi potenze.
Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non devono necessariamente trasformarsi in una NATO autoritaria per creare difficoltà agli Stati Uniti.
È sufficiente che continuino a individuare settori nei quali le capacità di uno possono compensare le debolezze dell’altro: energia, munizioni, missili, droni, componenti elettronici, commercio, tecnologia, diplomazia e sostegno politico.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti dispongono di una rete di alleanze molto più formalizzata che comprende la NATO, Giappone, Corea del Sud, Australia e numerosi altri partner.
La questione centrale diventa quindi quale sistema riuscirà a mobilitare più efficacemente capacità economiche, industriali, tecnologiche e militari durante crisi simultanee.
CRINK non è una NATO autoritaria, ma non deve esserlo
Definire Cina, Russia, Iran e Corea del Nord un blocco completamente unitario sarebbe una semplificazione. Le divergenze sono reali e potrebbero diventare più importanti nel futuro.
Ma sarebbe altrettanto rischioso sottovalutare la cooperazione soltanto perché manca un trattato quadrilaterale.
La caratteristica più importante di CRINK potrebbe essere proprio la sua flessibilità.
I quattro governi non hanno bisogno di concordare un progetto universale alternativo all’ordine internazionale occidentale. Possono limitarsi a collaborare quando conviene, condividere risorse quando necessario e aiutarsi reciprocamente a sopportare le pressioni esercitate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
È per questo che l’Ucraina rappresenta molto più di un conflitto regionale nella lettura strategica americana.
Sul campo di battaglia ucraino si incontrano già, direttamente o indirettamente, armi russe, tecnologia iraniana, munizioni e missili nordcoreani e capacità industriali a duplice uso provenienti dalla Cina.
Per Washington e le democrazie alleate, la sfida sarà comprendere se le proprie alleanze riusciranno a coordinarsi con la stessa rapidità con cui questi quattro Paesi stanno imparando a sfruttare reciprocamente le rispettive capacità.
CRINK potrebbe non diventare mai un’alleanza militare formale. Ma, dal punto di vista strategico, non è necessario che lo diventi per rappresentare una sfida seria e duratura all’influenza degli Stati Uniti e all’attuale equilibrio internazionale.
