(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La Bosnia-Erzegovina accelera sul progetto Southern Interconnection, il gasdotto destinato a collegare il Paese alla rete energetica della Croazia e al terminale di gas naturale liquefatto dell’isola di Krk. A Sarajevo sono entrati nel vivo i colloqui con la società statunitense AAFS Infrastructure and Energy LLC, interessata a finanziare, costruire e gestire l’infrastruttura.
Il 12 agosto, il ministro dell’Energia, delle Miniere e dell’Industria della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, Vedran Lakić, ha incontrato il vicepresidente di AAFS, Jesse Binnall, per discutere il completamento delle attività ancora necessarie e la definizione di un accordo destinato a disciplinare concretamente la realizzazione del progetto.
L’incontro rappresenta un nuovo passaggio verso un’infrastruttura considerata strategica non soltanto sotto il profilo economico, ma anche per la sicurezza energetica della Bosnia-Erzegovina.
Una nuova rotta per il gas attraverso la Croazia
L’obiettivo della Southern Interconnection è collegare il sistema bosniaco alla rete croata, consentendo al Paese di accedere a nuove fonti di approvvigionamento e, in particolare, al GNL disponibile attraverso il terminale di Krk.
Attualmente la Bosnia-Erzegovina riceve infatti il gas attraverso un’unica direttrice proveniente dalla Serbia, con forniture di origine russa. Questa configurazione espone il Paese ai rischi derivanti dalla dipendenza da una sola rotta e da una sola fonte.
La nuova infrastruttura dovrebbe modificare profondamente questa situazione, aprendo un secondo corridoio attraverso la Croazia e aumentando la possibilità di acquistare gas sui mercati internazionali.
Al termine dell’incontro di Sarajevo, le parti hanno ribadito che la diversificazione delle forniture rappresenta una priorità e che Bosnia-Erzegovina e Federazione di Bosnia ed Erzegovina non possono continuare a dipendere da un’unica direttrice.
“L’interconnessione meridionale non è solo un progetto energetico, ma anche un progetto di sicurezza. Il contratto deve tutelare gli interessi della Federazione di Bosnia ed Erzegovina e garantire una fornitura stabile di gas da una fonte alternativa a prezzi più competitivi per i nostri cittadini e per l’economia”, ha dichiarato Lakić.
Il progetto entra in una fase decisiva
Negli ultimi mesi l’iter della Southern Interconnection ha registrato una significativa accelerazione.
Il 30 luglio, il Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina ha adottato la bozza di decisione relativa alla ratifica dell’accordo con la Croazia per la costruzione del collegamento.
L’accordo interstatale era stato firmato il 28 aprile a Dubrovnik dalla presidente del Consiglio dei ministri bosniaco, Borjana Krišto, e dal primo ministro croato Andrej Plenković, in occasione del vertice dell’Iniziativa dei Tre Mari.
L’intesa tra Sarajevo e Zagabria costituisce una delle basi istituzionali necessarie per procedere con la realizzazione di un’infrastruttura transfrontaliera destinata a modificare l’assetto energetico della Bosnia-Erzegovina.
Il percorso del nuovo gasdotto
Sul territorio croato, il progetto dovrebbe svilupparsi lungo la direttrice Spalato-Zagvozd, collegandosi successivamente alla frontiera bosniaca.
In Bosnia-Erzegovina il tracciato previsto attraverserebbe Posušje, Tomislavgrad, Šuica, Kupres e Bugojno, per poi proseguire verso l’area di Novi Travnik e Travnik. Sono previste inoltre diverse diramazioni regionali, destinate ad ampliare la distribuzione del gas sul territorio.
La connessione con la rete croata consentirebbe alla Bosnia di accedere indirettamente al terminale GNL di Krk, diventato un’infrastruttura sempre più importante per la diversificazione energetica dell’Europa centrale e sudorientale.
Il progetto potrebbe quindi integrare maggiormente la Bosnia-Erzegovina nel mercato energetico europeo e ridurre la vulnerabilità associata alle forniture provenienti esclusivamente da est.
Il ruolo della società americana AAFS
Uno degli aspetti più rilevanti e discussi riguarda il coinvolgimento di AAFS Infrastructure and Energy LLC.
Il Parlamento della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ha precedentemente approvato modifiche alla legge relativa all’interconnessione meridionale che hanno permesso l’inclusione della società statunitense nella realizzazione del progetto.
AAFS ha manifestato interesse per un ruolo particolarmente ampio, proponendosi per finanziare, costruire e gestire il gasdotto.
Per le autorità della Federazione, l’ingresso di capitale statunitense potrebbe permettere di accelerare la costruzione dell’infrastruttura, attirare investimenti stranieri e rafforzare contemporaneamente la diversificazione delle forniture.
I colloqui del 12 agosto sono quindi concentrati sulle condizioni dell’accordo e sulle attività ancora necessarie prima di arrivare alla firma di un contratto che definisca responsabilità, investimenti e modalità operative.
Le perplessità dell’Unione Europea
Il progetto gode del sostegno dell’Unione Europea, che da anni considera la diversificazione delle rotte di approvvigionamento un elemento essenziale per migliorare la sicurezza energetica dei Balcani occidentali.
Bruxelles ha tuttavia espresso riserve sulle modalità attraverso le quali AAFS è stata inserita nel progetto.
In particolare, le preoccupazioni riguardano la soluzione legislativa che ha consentito alla società americana di assumere un ruolo centrale senza una procedura pubblica e competitiva per la selezione dell’investitore.
Il nodo è quindi delicato: da una parte l’UE sostiene l’obiettivo strategico della Southern Interconnection; dall’altra chiede maggiori garanzie sul piano della trasparenza, della concorrenza e della governance del progetto.
La definizione del contratto con AAFS sarà per questo un passaggio particolarmente importante. Le autorità bosniache dovranno conciliare la necessità di accelerare gli investimenti con quella di assicurare condizioni economiche e giuridiche favorevoli all’interesse pubblico.
Un investimento fino a 810 milioni di euro
La Southern Interconnection rappresenta anche un investimento finanziario considerevole.
Secondo le stime delle autorità della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, il costo complessivo potrebbe oscillare tra 405 e 810 milioni di euro.
L’ampiezza della forbice dipende da numerosi elementi, tra cui il tracciato definitivo, le caratteristiche del terreno attraversato, la configurazione tecnica dell’infrastruttura e le opere complementari necessarie.
Proprio l’entità dell’investimento rende particolarmente rilevanti le condizioni finanziarie e operative che saranno definite nell’eventuale contratto con AAFS.
Energia, sicurezza e geopolitica
La Southern Interconnection assume infine una dimensione che supera ampiamente quella di un normale progetto infrastrutturale.
Per Sarajevo rappresenta la possibilità di disporre di due differenti direttrici di approvvigionamento, riducendo la vulnerabilità energetica del Paese. Per la Croazia rafforza invece il ruolo della propria rete e del terminale di Krk come porta d’ingresso del GNL verso l’Europa sudorientale.
Per gli Stati Uniti, il corridoio può contribuire alla riduzione della dipendenza regionale dal gas russo e contemporaneamente creare maggiori opportunità per il GNL proveniente dal mercato americano.
La fase negoziale avviata a Sarajevo sarà dunque determinante. Il possibile accordo con AAFS dovrà chiarire non soltanto come verrà finanziato e costruito il gasdotto, ma anche chi ne controllerà la gestione, quali saranno gli obblighi dell’investitore e quali garanzie verranno assicurate alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina.
Se queste questioni saranno risolte, la Southern Interconnection potrebbe diventare una delle infrastrutture energetiche più importanti realizzate in Bosnia-Erzegovina negli ultimi decenni, modificando radicalmente la geografia delle forniture di gas del Paese e rafforzandone l’integrazione con il mercato energetico europeo.
