(AGENPARL) - Roma, 12 Agosto 2026 - La crisi migratoria che ha investito Ceuta continua ad alimentare un duro confronto politico in Spagna. Dopo l’arrivo di decine di migliaia di migranti dal Marocco, il Partito Popolare (PP) accusa il governo guidato da Pedro Sánchez di aver sottovalutato l’emergenza, sostenendo che il sistema sanitario della città autonoma sia ormai vicino al collasso.
Ad alzare i toni è stata la vicesegretaria nazionale alla Sanità del PP, Carmen Fúnez, che ha chiesto un intervento urgente del Ministero della Salute per sostenere gli ospedali e il personale sanitario impegnato nell’emergenza.
“Il sistema sanitario di Ceuta è al collasso”
Secondo Fúnez, la situazione sanitaria nella città autonoma è ormai insostenibile.
«Il sistema sanitario di Ceuta sta effettivamente attraversando un momento di collasso», ha dichiarato la dirigente del Partito Popolare, rivolgendo un appello diretto alla ministra della Salute Mónica García affinché il governo centrale adotti misure straordinarie.
Per il PP, l’emergenza resta “assolutamente eccezionale”, anche perché oltre 12.000 migranti risultano ancora presenti a Ceuta senza essere rientrati in Marocco, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione dei servizi pubblici e sanitari.
Oltre 1.500 emergenze in una sola notte
Illustrando i dati raccolti dal suo partito, Carmen Fúnez ha evidenziato come il sistema sanitario abbia dovuto affrontare un’improvvisa impennata delle richieste di assistenza.
Secondo la dirigente popolare, nella notte tra il 30 e il 31 luglio sono stati trattati oltre 1.500 casi critici, tra episodi di ipotermia, principi di annegamento, traumi e altre lesioni.
A fronte di questa emergenza, il personale disponibile sarebbe stato composto soltanto da:
- sette medici;
- dodici infermieri;
- dodici operatori socio-sanitari.
Il pronto soccorso sarebbe così passato dalla gestione ordinaria di circa 150 pazienti al giorno a oltre 500, senza considerare gli interventi effettuati direttamente sulle spiagge e nelle aree dove si sono concentrati i migranti.
“Servono risposte, non soltanto complimenti”
Fúnez ha criticato l’atteggiamento del Ministero della Salute, sostenendo che non basti elogiare l’impegno degli operatori sanitari.
«È inaccettabile che il Ministero si limiti a lodare la professionalità di medici e infermieri. Nessuno mette in dubbio il loro lavoro straordinario, ma è il Governo che deve fornire risposte concrete e soluzioni immediate», ha affermato.
Secondo il PP, la pressione esercitata dall’emergenza migratoria richiede un piano straordinario di sostegno sanitario e logistico per evitare che la situazione peggiori ulteriormente.
La replica dell’INGESA
Alle accuse del Partito Popolare si contrappone la posizione dell’Instituto Nacional de Gestión Sanitaria (INGESA), l’ente pubblico che gestisce l’assistenza sanitaria a Ceuta.
L’INGESA respinge la definizione di “collasso”, sostenendo che, pur in presenza di una pressione eccezionale, il sistema sanitario abbia continuato a funzionare grazie all’attivazione di un dispositivo straordinario.
Secondo i dati ufficiali diffusi l’11 agosto, l’Ospedale Universitario registrava un’occupazione del 61,45%, con 110 pazienti ricoverati e 65 posti letto ancora disponibili. L’ente afferma inoltre di aver assunto oltre 50 professionisti aggiuntivi e di aver mantenuto gli appuntamenti programmati per i residenti, gestendo una parte consistente delle cure direttamente nelle aree interessate dall’emergenza migratoria.
Due narrazioni contrapposte
Il confronto mette in evidenza due letture differenti della crisi.
Da una parte il Partito Popolare denuncia una situazione ormai fuori controllo, sostenendo che il sistema sanitario locale sia vicino al collasso operativo e chiedendo un intervento immediato del governo centrale.
Dall’altra, l’INGESA riconosce lo sforzo straordinario richiesto agli operatori sanitari, ma ribadisce che l’ospedale continua a garantire l’assistenza grazie al rafforzamento del personale, alla disponibilità di posti letto e all’attivazione di servizi sanitari direttamente sul territorio.
Al di là dello scontro politico, resta il dato di fondo: una città di poco meno di 90.000 abitanti si trova a gestire una pressione migratoria senza precedenti, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione sanitaria, sociale e logistica dell’intero territorio.