(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - Stati Uniti e Giappone hanno varato un intervento congiunto sui mercati dei cambi. L’obiettivo è sostenere lo yen, colpito da una mossa coordinata di eccezionale portata che non si vedeva da più di un decennio. L’azione correttiva è arrivata subito dopo un crollo. La valuta nipponica era infatti scivolata ai minimi storici dai primi anni Ottanta, superando quota 163 per un dollaro nel mese di luglio.
A confermare l’operazione è stato il presidente Donald Trump. Il leader ha spiegato che il Dipartimento del Tesoro ha affiancato Tokyo per contrastare l’eccessiva volatilità. Secondo quanto emerso, il Tesoro americano è intervenuto cedendo euro per acquistare la divisa nipponica. L’azione ha permesso di riportare il cambio attorno a quota 157 a fine settimana, suggellando questo mirato intervento congiunto sullo yen tra Stati Uniti e Giappone.
Dietro la fragilità della moneta pesano fattori ben precisi. Incidono in modo determinante i contraccolpi energetici legati al conflitto con l’Iran, che hanno fatto impennare i costi del petrolio. Poiché le materie prime sono prezzate in dollari, la svalutazione della divisa di Tokyo ha reso insostenibile la spesa per le importazioni energetiche.
Il ministro delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, ha ribadito la linea della massima attenzione. Il governo continuerà a monitorare i flussi di mercato in stretto contatto con Washington. Anche il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha aperto alla possibilità di nuove azioni congiunte in caso di nuovi movimenti speculativi. Diversi analisti finanziari avvertono tuttavia che le sole operazioni sui cambi rischiano di scontrarsi con i problemi strutturali dell’economia globale.
