(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - L’Iraq punta a riorganizzare la propria rete di trasporto petrolifero per proteggere le entrate pubbliche dalle tensioni regionali, riaprendo rotte storiche e avviando corridoi alternativi verso ovest.
Il Ministero del Petrolio iracheno ha confermato l’avanzamento dei lavori per un’infrastruttura di importanza vitale: il corridoio strategico dell’oleodotto Basra-Haditha-Kirkuk-Ceyhan. Questo immane progetto ingegneristico è pensato per riaprire e stabilizzare l’esportazione di greggio diretto verso il terminale turco, superando anni di interruzioni e controversie tecniche e legali.
Le difficoltà nei volumi e l’instabilità delle spedizioni
Dietro la forte spinta di questo piano c’è l’esigenza di uscire da una fase di profonda instabilità nei volumi di vendita all’estero. Come spiegato dal portavoce del dicastero, Salim Al-Rikabi, l’Iraq non dispone attualmente di una quota giornaliera fissa e prevedibile.
Le spedizioni subiscono continue altalene dovute a diversi fattori critici:
- La gestione complessa del traffico delle petroliere.
- I persistenti colli di bottiglia della navigazione marittima.
- La morsa dei conflitti che infiammano la regione.
A causa di queste criticità, i volumi possono oscillare drasticamente da uno a due milioni di barili al giorno, oppure sprofondare ulteriormente sotto le soglie di guardia.
L’intesa provvisoria con la Turchia
Per arginare l’emorragia di ricavi petroliferi, Baghdad ha siglato un’intesa temporanea della durata di un anno con la Turchia. L’accordo garantisce una capacità iniziale di 750.000 barili al giorno, configurandosi però come un traguardo preliminare in vista di un accordo strutturale a lungo termine.
Il governo centrale è pienamente consapevole che i margini di crescita effettiva dipendono da variabili complesse:
- Il miglioramento progressivo del quadro di sicurezza nazionale.
- La ripresa della produzione nella regione autonoma del Kurdistan.
- Il completamento delle opere ingegneristiche per convogliare il greggio meridionale a nord.
La diversificazione verso ovest: Siria e Giordania
La strategia energetica irachena non si limita all’asse settentrionale turco, ma punta con decisione alla diversificazione totale delle vie di export. Nei piani programmatici del ministero rientrano corridoi alternativi orientati a ovest, come la diramazione strategica che da Haditha punta dritta al porto siriano di Baniyas.
Questa rotta vede un insolito e delicato coordinamento diplomatico e operativo tra Iraq, Stati Uniti e Siria, suggellato da una recente firma sul territorio americano per dare un forte impulso all’infrastruttura. A completare il mosaico geopolitico resta infine aperta l’opzione per un ulteriore ramo strategico diretto al porto di Aqaba, in Giordania, a testimonianza di come Baghdad stia tentando il tutto per il tutto per blindare il proprio futuro economico.
