(AGENPARL) - Roma, 29 Luglio 2026 - Il recente vertice tra il Presidente statunitense Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky raccoglie forti critiche al Cremlino. La stampa ufficiale russa, guidata dall’agenzia TASS, definisce il colloquio “ambiguo” e privo di una reale volontà di pace. Secondo Mosca, infatti, la retorica diplomatica di Kiev contrasta nettamente con le azioni militari sul campo.
Le accuse di Mosca e le nuove sanzioni
In primo luogo, le autorità russe accusano l’Ucraina di espandere gli attacchi sul proprio territorio nazionale. I media del Cremlino sottolineano come Kiev continui a fare pressione per ottenere nuove sanzioni economiche. Attualmente, il Senato degli Stati Uniti sta valutando una legge per imporre dazi commerciali del 100% sui compratori di petrolio russo. Di conseguenza, Mosca vede i colloqui diplomatici solo come una strategia d’immagine coordinata con Washington.
Il gelo di Putin e il ruolo dell’intelligence
In secondo luogo, gli analisti dell’Accademia Diplomatica russa esprimono totale pessimismo su un possibile cessate il fuoco. Il Presidente Vladimir Putin guarda al vertice con forte scetticismo. Questa diffidenza nasce anche dai recenti rapporti sui raid ucraini. Infatti, l’intelligence statunitense avrebbe aiutato direttamente Kiev a colpire le regioni interne della Russia. Pertanto, il Cremlino dichiara che valuterà i piani di pace solo se terranno conto dell’avanzata delle truppe russe sul terreno.
