(AGENPARL) - Roma, 29 Luglio 2026 - Comando Provinciale Carabinieri Palermo
Palermo, 29 luglio 2026
43° anniversario dell'assassinio del giudice Rocco Chinnici, del Mar. Ord. Mario trapassi e dell'App. Salvatore Bartolotta, addetti alla scorta, e del sig. Stefano Li Sacchi
Successivamente, all'interno della chiesa di "Santa Maria Regina Pacis", è stata celebrata una Messa in suffragio dei caduti, officiata dal parroco Don Antonio D'ANNA, unitamente al Cappellano Militare Don Salvatore FALZONE.
Al termine della funzione religiosa, si sono susseguiti gli interventi delle Autorità civili e militari presenti. Ha aperto i saluti l'Avv. Giovanni CHINNICI, figlio del magistrato, che ha rivolto un commosso ringraziamento ai presenti sottolineando quanto sia vivo e profondo il ricordo di suo padre e degli uomini che hanno perso la vita insieme a lui.
A seguire, sono intervenuti il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Palermo, dott.ssa Lia SAVA, il Presidente della Corte di Appello di Palermo, dott. Antonio BALSAMO, il Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (giunta distrettuale di Palermo), dott. Giuseppe TANGO, e il Presidente della Sezione Distrettuale di Palermo dell'Associazione Nazionale Magistrati, dott. Carlo Salvatore HAMEL. Nei loro interventi i Magistrati hanno ricordato la figura di Rocco CHINNICI come quella di un uomo rigoroso e coraggioso che ha messo con consapevolezza la sua vita al servizio delle Istituzioni, della Giustizia e della Democrazia. È stato sottolineato come il giudice Chinnici, attraverso la creazione del Pool Antimafia e l'introduzione di un metodo investigativo fortemente innovativo, abbia segnato una svolta decisiva nel contrasto a Cosa Nostra, tracciando un percorso destinato a rivoluzionare l'azione giudiziaria e investigativa. Il suo esempio, unitamente ai valori di legalità, coraggio e dedizione che ne hanno contraddistinto l'opera, continua ancora oggi a ispirare e orientare l'impegno quotidiano delle Istituzioni al servizio della collettività.
A conclusione della cerimonia è intervenuto il Comandante della Legione Carabinieri "Sicilia", Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, che ha ricordato la figura del giudice Rocco Chinnici quale precursore di straordinarie intuizioni investigative e promotore di fondamentali innovazioni sul piano normativo. L'Alto Ufficiale ne ha evidenziato la lungimiranza nell'aver compreso, per primo, la necessità di aggredire i patrimoni e gli interessi economico-finanziari di Cosa Nostra, nonché il costante impegno profuso nella diffusione della cultura della legalità.
Il Generale Del Monaco ha inoltre sottolineato come Chinnici fosse un uomo animato da profondi valori morali e da una sincera fede nelle Istituzioni, alle quali dedicò la propria esistenza fino all'estremo sacrificio. Richiamando la brutalità della violenza mafiosa, ha quindi espresso sentimenti di profonda gratitudine nei confronti di quanti, come i due Carabinieri della scorta, hanno onorato fino in fondo il giuramento prestato, testimoniando con il proprio esempio valori che devono essere quotidianamente coltivati e tradotti in azioni concrete al servizio della collettività.
CENNI STORICI – MOTIVAZIONE M.O.V.C. ALLA MEMORIA
Il Maresciallo, preposto al servizio di tutela al giudice Rocco Chinnici, veniva trucidato in un proditorio agguato, immolando la propria vita nella lotta alla criminalità organizzata. Venne insignito della Medaglia d'Oro al Valor Civile "alla memoria" con la seguente motivazione:
"Capo del servizio di scorta a magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell'ordine giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni.". Palermo, 29 luglio 1983.
Venne insignito della Medaglia d'Oro al Valor Civile "alla memoria" con la seguente motivazione: "Preposto al servizio di tutela a magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell'ordine giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni." Palermo, 29 luglio 1983.


