(AGENPARL) - Roma, 20 Luglio 2026 - La strategia degli Stati Uniti in Libia si trova di fronte a una svolta rischiosa. Massad Boulos, consigliere speciale di Donald Trump per gli affari arabi e mediorientali, sta promuovendo un accordo transitorio di trentasei mesi. L’intesa punta a unire il Primo Ministro di Tripoli, Abdel Hamid Dabaiba, e il generale Saddam Haftar. Quest’ultimo ricopre attualmente il ruolo di vicecomandante delle forze orientali libiche. Secondo il rapporto pubblicato oggi dal think tank britannico Chatham House, questa formula ignora le cause profonde della crisi. La Casa Bianca privilegia una stabilità superficiale per blindare i contratti petroliferi occidentali nella Sirte.
Il motore della corruzione: il business del carburante e dei farmaci
Il pilastro invisibile che sostiene lo stallo libico non è l’ideologia politica. Il vero motore è la gestione centralizzata delle risorse attraverso la Banca Centrale. L’analisi di Chatham House evidenzia come l’accordo forzato tra i clan di Tripoli e Bengasi punti a legalizzare una spartizione dei proventi illegali.
Il fulcro del sistema corruttivo risiede nel contrabbando di carburante. Lo Stato libico spende ogni anno miliardi di dollari per sovvenzionare la benzina. Il combustibile viene poi sistematicamente sottratto dalle milizie locali. I gruppi armati lo rivendono al mercato nero transfrontaliero. Questo meccanismo genera profitti immensi per gli apparati militari di entrambe le fazioni.
A questo scenario si aggiunge il controllo illecito sui canali di importazione dei medicinali. I farmaci e le forniture sanitarie pubbliche vengono dirottati verso mercati paralleli. Di conseguenza, gli ospedali civili rimangono privi dei beni di prima necessità. La popolazione locale è costretta a pagare prezzi speculativi per i trattamenti salvavita.
L’illusione della stabilità e il rischio di nuovi scontri sul campo
L’esclusione formale delle altre forze politiche sta già producendo forti tensioni. I potenti cartelli militari di Misurata rifiutano la legittimazione istituzionale della famiglia Haftar. I comandanti occidentali percepiscono il piano come una minaccia diretta alla loro autonomia territoriale.
Le recenti manovre delle brigate orientali nelle regioni meridionali dimostrano la fragilità della tregua. Anche le sparatorie registrate tra le fazioni di Tripoli confermano il pericolo di scontri sul campo. Senza riforme strutturali sulla trasparenza finanziaria, il patto economico promosso dagli Stati Uniti rischia di fallire. Infine, l’accordo petrolifero si trasformerà nel detonatore per una nuova e violenta frammentazione militare del Paese.
