(AGENPARL) - Roma, 20 Luglio 2026 - Papa Leone XIV a Lampedusa, tredici anni dopo la storica visita di Papa Francesco
Come Papa Bergoglio, figlio di immigrati piemontesi in Argentina, anche Papa Prevost è figlio della storia dell'immigrazione straniera nelle Americhe. Forse è proprio per questo che lo scorso 4 luglio, anniversario dei 250 anni di indipendenza degli Stati Uniti, Leone XIV abbia scelto Lampedusa, la "porta dell'Europa", per lanciare ai potenti del mondo il suo accorato appello all'accoglienza e alla cooperazione internazionale in continuità con il magistero del suo predecessore che esattamente tredici anni prima e proprio dalla piccola isola del Mediterraneo ci ricordò che "siamo tutti migranti!"
Sì, "tutti", anche se c'è sempre qualcuno che ancora oggi si diletta a fare le classifiche tra "immigrati di serie A e di serie B" dimenticando che l'intera storia dell'umanità è di fatto "storia delle migrazioni" e che le sofferenze e i sacrifici dei nostri immigrati di fine ottocento e inizio novecento non sono poi così diversi da quelli di coloro che ancora oggi fuggono dalla guerra e dalla fame per cercare altrove un futuro migliore.
Eppure in Europa e nel mondo crescono sempre di più le forze xenofobe e razziste che soffiano sul fuoco dell'intolleranza impedendo ai governi di prendere decisioni coraggiose e lungimiranti in materia di immigrazione, anche quando queste sarebbero necessarie per lo sviluppo di quei Paesi.
Il Papa lo ha detto senza mezzi termini: "C'è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate."
L'America "Maga" di Trump ha scelto senza infingimenti né ipocrisie la strada dei muri e dei respingimenti; la stessa Unione Europea, invece di promuovere una immigrazione regolare e regolata, magari in ragione della sua tradizione migratoria e dei suoi valori di civiltà e accoglienza, preferisce la politica dello struzzo e le scorciatoie securitarie; unica eccezione, forse, la Spagna che anche grazie a coraggiose scelte in materia di regolarizzazione degli immigrati e di apertura ai migranti latino-americani è oggi uno dei pochi Paesi europei a crescere in maniera significativa e costante. Ma si tratta di un caso isolato.
E tutto ciò nonostante, come ci ricorda sempre Papa Prevost, "la sua posizione geografica e il suo assetto istituzionale" che consentirebbero al vecchio continente "di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, cosicché nessuno sia costretto a emigrare."
Le parole del Papa a Lampedusa hanno la forza prorompente della profezia e ci ricordano che nessun uomo e nessuna donna è straniero o straniera; e che abbiamo il dovere di agire ogni giorno per una società in cui ogni persona si senta cittadino, riconosciuto nella sua identità e rispettato nella sua dignità .
Parole che non a caso sono state pronunciate nell'ultimo lembo dell'Italia e quindi dell'Europa, una nazione ed un continente dove storia e destini sono profondamente legati alle tragedie delle due guerre mondiali e alla grande epopea dell'emigrazione nelle Americhe. Una storia che troppo spesso dimentichiamo o preferiamo riscrivere, forse per paura di rileggerla negli occhi dei nuovi migranti.
