(AGENPARL) - Roma, 17 Luglio 2026 - La tensione in Medio Oriente raggiunge un nuovo picco. Una nottata convulsa è stata segnata da attacchi coordinati delle forze iraniane contro installazioni statunitensi, in un clima di crescente ostilità.
Gli attacchi in Siria e la minaccia su Hormuz
L’IRGC ha annunciato il successo dell’undicesima ondata dell’operazione “Nasr 2”, battezzata con il nome in codice “Aba Abdullah Al-Hussein (AS)”. I missili hanno colpito un centro di comando USA nel distretto siriano di Al-Tanf. Secondo il comunicato, l’operazione ha causato la distruzione di sistemi radar e di diversi elicotteri per operazioni speciali, oltre all’uccisione di un gran numero di militari americani.
Teheran definisce questa azione una rappresaglia diretta per l’uccisione di soldati iraniani avvenuta a Iranshahr. L’IRGC ha inoltre ribadito il controllo operativo sullo Stretto di Hormuz. L’avvertimento è perentorio: nessun carico di petrolio o gas sarà esportato finché proseguiranno le operazioni ostili degli Stati Uniti.
Il raid in Bahrain: l’operazione “Saegheh”
Anche l’Esercito regolare iraniano è entrato in azione, rivendicando l’undicesima fase dell’operazione “Saegheh”, ovvero “Lampo”. L’attacco ha colpito le basi statunitensi in Bahrain tramite l’impiego di droni suicidi “Arash”. I bersagli sono stati i siti di dispiegamento di elicotteri e velivoli da ricognizione P-8 presso la base aerea di Al-Sakhir. Le autorità militari hanno definito l’attacco una risposta proporzionale alle offese subite dalle infrastrutture e dai civili iraniani, avvertendo che ogni ulteriore mossa avversa incontrerà una replica rapida e decisiva.
La posizione del Qatar
In questo scenario critico, Doha interviene per smentire le voci su un suo presunto coinvolgimento bellico. Le autorità qatariote hanno respinto con fermezza le notizie circolate sui media israeliani, definendole “pure menzogne”. L’ufficio stampa di Doha ha sottolineato che tali accuse sono orchestrate da attori terzi con l’obiettivo di minare il ruolo di mediazione del Qatar e di spingere l’intera area verso un’escalation incontrollata.
Le mosse della nottata segnano dunque un punto di non ritorno nella dialettica tra Iran e Washington. La regione resta in attesa di capire come evolverà questa spirale di ritorsioni, con gli occhi puntati non solo sui fronti aperti in Siria e Bahrain, ma anche sulla tenuta degli sforzi diplomatici che, nonostante le smentite e le tensioni, rimangono l’unico argine a un conflitto su scala totale.
