(AGENPARL) - Roma, 16 Luglio 2026 - *Presidente Decaro lancia l'allarme su accordo preintese Stato-Regioni*
*"A rischio la tenuta della sanità pubblica del Mezzogiorno. Mettiamo da
parte gli schieramenti e difendiamo i pugliesi"*
Il presidente della Regione Puglia, *Antonio Decaro*, lancia un appello a
tutte le forze politiche rappresentate nel consiglio regionale pugliese per
avviare una seria discussione con il Governo nazionale, che si accinge a
portare avanti e a siglare le preintese sull'autonomia differenziata per
Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Sul fronte della sanità, gli accordi
attribuirebbero alle quattro Regioni la facoltà di fissare tariffe
differenziate per le strutture sanitarie, di gestire in autonomia i fondi
statali per ospedali e tecnologie, di istituire propri fondi sanitari
integrativi e di destinare risorse proprie ad assumere personale o a pagare
compensi aggiuntivi a chi è già in servizio. Leve che, potendo essere
attivate con pieno margine solo dalle Regioni a maggiore capacità fiscale,
rischiano – secondo *Decaro* – di trasformare un'autonomia formalmente
uguale per tutti in una competizione sostanzialmente diseguale tra
territori, sulla pelle dei pazienti del Sud.
"Da quando mi sono insediato, il 7 gennaio – sottolinea il presidente -, ho
lavorato prima di tutto per garantire la continuità dei servizi sanitari e
per affrontare il problema più grave che pesa sulle famiglie pugliesi: le
liste d'attesa. Capisco la tensione politica di queste settimane su
disavanzo e manovra, e apprezzo il ruolo di stimolo che l'opposizione sta
esercitando: fa parte del confronto democratico. Ma lo dico con la stessa
franchezza anche a chi mi critica: mentre discutiamo del passato, la vera
minaccia è nel futuro, e ha un nome preciso: autonomia differenziata.
Stiamo correndo verso un baratro con lo sguardo rivolto all'indietro,
litigando su chi guida mentre l'automobile sta per andare a sbattere. Se le
preintese (accordi tra Stato e Regioni) verranno approvate così come sono
scritte, sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo,
soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo. Non è
autonomia, è secessione a rate: perché non sposta soltanto competenze,
sposta risorse di mobilità passiva e professionisti, dal Sud verso il Nord,
un'emorragia silenziosa che svuoterà i nostri ospedali proprio mentre
lottiamo per accorciare le liste d'attesa. Rischiamo di trasformare il Sud
in terra da cui i medici partono, non in terra dove i pazienti guariscono.
Un disastro di questa portata si ferma solo con un fronte meridionale
unito, che parli con una voce sola: tutta la classe politica del
Mezzogiorno, senza distinzione di schieramento, risponderà domani di questo
passaggio se lascerà travolgere la sanità del Sud. Non è una battaglia di
parte, è una battaglia di sopravvivenza. Per questo mi rivolgo a tutte le
forze civili e politiche pugliesi: fermiamo insieme questo disegno, prima
che diventi irreversibile".