(AGENPARL) - Roma, 15 Luglio 2026 - "L'emendamento della maggioranza è stato respinto perché era un vero e proprio imbroglio. Dietro il finto richiamo alle preferenze lasciava infatti intatto il meccanismo dei capilista bloccati, che avrebbero continuato a essere eletti automaticamente, penalizzando candidati capaci di raccogliere migliaia di preferenze sul territorio. Un paradosso democratico che si aggiunge a un impianto di legge che continuiamo a considerare incostituzionale". Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Peppe Provenzano. "Con questa legge Giorgia Meloni punta a costruirsi una maggioranza tale da poter eleggersi da sola un ex missino alla Presidenza della Repubblica. È un obiettivo politico dichiarato e per questo abbiamo contrastato dall'inizio un impianto che altera la rappresentanza e mortifica la scelta degli elettori. Noi abbiamo proposto i collegi uninominali per rafforzare il rapporto tra eletto ed elettore e abbiamo votato tutti gli emendamenti delle opposizioni che superavano le liste bloccate e introducevano le preferenze, senza però conservare questo impianto distorsivo".
"L'emendamento bocciato aggravava ulteriormente la situazione: manteneva il premio di maggioranza e introduceva una disparità inaccettabile tra capilista bloccati e candidati chiamati a raccogliere preferenze, con il rischio che chi avesse ottenuto anche 20 o 30 mila voti restasse fuori dal Parlamento mentre sarebbe passato soltanto il capolista. Un imbroglio che, per di più, si consumava sulla pelle delle donne, facendo saltare le garanzie sull'alternanza di genere".
"Adesso le conseguenze politiche non riguardano soltanto Giorgia Meloni, che in un paese normale avrebbe già aperto una crisi formale di governo. Le devono trarre anche Matteo Salvini e Antonio Tajani. Quel voto è stato un voto della Lega e di Forza Italia anche contro i leader dei loro partiti, che si erano messi d'accordo con Meloni su un emendamento costruito sulla pelle delle donne. Se davvero rivendicano coraggio e coerenza, prendano atto che la maggioranza è entrata in una crisi politica che non può essere nascosta".
Roma, 15 luglio 2026