(AGENPARL) - Roma, 13 Luglio 2026 - Il Memorandum di intesa siglato a Islamabad tra Iran e Stati Uniti sembra ormai destinato all’archiviazione, vittima di una spirale di sfiducia reciproca che ha riportato le relazioni bilaterali a un punto di rottura. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha chiarito in sede di briefing settimanale che, dal punto di vista di Teheran, la crisi non è scaturita da una scelta unilaterale iraniana, quanto piuttosto dall’incapacità di Washington di rispettare gli impegni sottoscritti già nelle fasi preliminari dell’accordo.
Al centro del contendere resta lo status dello Stretto di Hormuz, punto nevralgico della sicurezza regionale dove la “buona fede” dichiarata dalla Repubblica Islamica ha incontrato l’ostruzionismo statunitense. Secondo la ricostruzione di Teheran, Washington avrebbe mostrato un’impazienza tale da contravvenire alle disposizioni del paragrafo 5 del Memorandum — relativo agli obblighi reciproci nell’area — sin dai primissimi giorni di vigenza dell’intesa. Questa divergenza tra i tavoli negoziali di Muscat e la prassi operativa sul campo segna una disconnessione strutturale tra la retorica della diplomazia e le manovre militari, che impedisce la creazione di un meccanismo di transito sicuro e condiviso.
L’ombra dell’ingerenza esterna sulla sicurezza regionale
Il fallimento delle trattative condotte a Muscat non è un evento isolato. Teheran sostiene che l’unico obiettivo discusso con le autorità omanite fosse la creazione di un corridoio sicuro per il transito navale. Tuttavia, le pressioni — definite “esplicite e occulte” — esercitate da Washington avrebbero neutralizzato ogni tentativo di intesa. Per il Ministero degli Esteri iraniano, il ricorso dell’amministrazione USA alla menzogna è diventato un pattern comportamentale consolidato che mina alla radice la credibilità negoziale americana.
Europa: una postura di “subservienza”
Non meno severo è il giudizio rivolto al cosiddetto “E3” (Gran Bretagna, Francia e Germania). Secondo Baqaei, le nazioni europee insistono nel guardare alla regione con una visione distorta. Invece di porsi come attori costruttivi, i governi europei avrebbero scelto una linea di totale “subservienza” verso le politiche di Washington. Per Teheran, questa strategia di allineamento acritico è controproducente: non solo non risolve le tensioni, ma finisce per svuotare di significato il peso diplomatico dell’Europa stessa.
Difesa della sovranità e priorità nazionale
Sul piano militare, l’Iran ribadisce il carattere puramente difensivo della propria postura. Il portavoce ha precisato che nessuna operazione iraniana ha natura preventiva. Gli attacchi sono mirati esclusivamente a infrastrutture, basi e assetti logistici che il governo iraniano ritiene utilizzati da Stati Uniti e Israele per colpire la propria sicurezza nazionale.
Infine, il messaggio interno è chiaro: non esiste alcuna frattura tra il popolo e le istituzioni sulla necessità di proteggere l’integrità territoriale. La difesa della sovranità rimane, in ogni circostanza, l’unica vera priorità del Paese.
