(AGENPARL) - Roma, 12 Luglio 2026 - *Decennale del disastro ferroviario Andria Corato*
*Discorso presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro *
Signor Presidente della Repubblica,
autorità civili e militari, sindaci, amministratori e cittadini,
oggi qui ad Andria il sole splende forte. È lo stesso sole che bruciava
sulle macerie del disastro ferroviario del 12 luglio di dieci anni fa,
nelle campagne tra Andria e Corato.
Alle 11:05 di una calda giornata d'estate, un boato ha squarciato i cieli
sereni e ha spezzato la vita di 23 persone, distruggendo per sempre le loro
famiglie. Una ferita profonda che non si rimarginerà mai e che ha segnato
per sempre la storia della Puglia e dei pugliesi.
Da quel giorno sono passati dieci anni, ma l'atrocità di quel disastro
resterà impressa nei nostri occhi e nei nostri cuori. Perché una vita
spezzata lo è per sempre. E mentre tutto intorno a noi, seppur a fatica, ha
inseguito disperatamente il tentativo di tornare alla normalità, a voi,
familiari delle vittime, nessuno restituirà i vostri figli, le vostre
sorelle, i vostri fratelli, le vostre madri e i vostri padri.
A voi, superstiti e custodi di questa tragedia, resta il compito più duro:
fare i conti con il dolore. A noi resta il dovere della memoria e la
speranza, in occasioni come questa, di saper trovare parole di conforto
capaci di testimoniare che il vostro dolore è anche il nostro. Parole che
sappiano dirvi, con sincera vicinanza, che quel 12 luglio 2016 voi avete
perso i vostri affetti più cari e la Puglia ha perso 23 suoi cittadini;
figli di questa terra che quel giorno avevano affidato la propria vita a un
treno.
Sì, Presidente, perché come lei sa, qui al Sud spesso salire su un treno
rappresenta la speranza di raggiungere un traguardo. Un esame
all'università, il posto di lavoro, una visita medica o una giornata di
svago. In quel momento stai affidando la tua vita nelle mani di qualcun
altro che, a sua volta, a quel treno aveva dedicato la sua intera esistenza
di lavoratore.
Questo è il tragico destino che, la mattina di dieci anni fa, ci ha portato
via: *Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria
Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua Carnimeo, Enrico
Castellano, Luciano Caterino, Michele Corsini, Albino De Nicolo, Salvatore
Di Costanzo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Donata Pepe,
Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinzari, Antonio Summo, Francesco
Ludovico Tedone e Gabriele Zingaro*.
Li ho voluti nominare uno ad uno per dire a chi oggi ha la forza di essere
qui con noi che la Puglia non ha dimenticato il vostro dolore. Non abbiamo
dimenticato le donne e gli uomini che su quel treno hanno perso la vita e
la speranza di ogni traguardo possibile.
Quello che però non possiamo permetterci di fare è perdere mai la speranza.
La speranza di una Puglia che lotta per i suoi diritti e per i suoi
cittadini. Di una Puglia che esige un trasporto pubblico moderno, sicuro e
capace di trasformare il diritto alla mobilità in un'opportunità concreta
di sviluppo e di futuro.
Quello che è accaduto a pochi chilometri da qui, lungo quel maledetto
binario, è stata una tragedia che non è solo costata la vita a 23 persone,
ma che ha ridotto in macerie l'idea stessa di una Puglia efficiente, di una
regione che vuole conquistarsi il proprio posto tra le grandi realtà del
Paese, capace di garantire sicurezza e mobilità.
Quel giorno, le lacrime dei parenti che si mescolavano al sudore dei
soccorritori ci hanno riportato brutalmente con i piedi per terra, davanti
a un dramma che si è consumato sulla crudeltà di un binario unico. Quasi a
ricordarci l'ineluttabile destino di un Sud a cui sembra, a volte, proibito
sperare.
Eppure, noi oggi dobbiamo trovare il coraggio di guardarci negli occhi e
andare avanti.
Dobbiamo trovare la forza di continuare a credere che anche noi, qui,
abbiamo diritto a sistemi di trasporto più sicuri, più moderni, più
efficienti, per tutti i figli di una Puglia che non si vuole arrendere.
Purtroppo, signor Presidente, è proprio sui troppi binari unici che
attraversano la nostra bellissima terra che corre veloce il divario tra
Nord e Sud. Ancora oggi. Perché un Meridione che non riceve adeguati
investimenti sulle infrastrutture è un Meridione abbandonato alla fragile
speranza che tragedie simili non accadano mai più.
Chiedo io per tutti scusa ai pugliesi se non abbiamo lottato abbastanza
affinché il diritto della nostra gente a viaggiare in sicurezza fosse
pienamente rispettato. Chiedo scusa se troppo spesso ci siamo abbandonati
alla rassegnazione del "ci dobbiamo accontentare".
Io ce la metterò tutta in questa battaglia. Lo farò per il rispetto di chi
su quel binario ha perso la vita, lo farò per le famiglie che oggi sono qui
con straordinaria dignità a condividere il loro dolore. Ma lo farò
soprattutto per i nostri giovani, che hanno il diritto di non abitare in un
Paese che deve ancora finire di fare i conti con i ritardi del passato.
Signor Presidente, la sua presenza qui oggi è un segno prezioso di
attenzione verso questa terra e la sua gente. In più di un'occasione, nelle
sue parole, abbiamo trovato conforto nei momenti più bui, ma anche il
coraggio per difendere i principi costituzionali che sanciscono
l'uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini.
"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale che, limita di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini…"
recita l'articolo 3 della nostra Carta Costituzionale. È su questo
principio cardine che si fonda il nostro diritto di pretendere che non ci
siano più divari infrastrutturali tra le diverse aree del Paese.
Essere qui, per me, è due volte più difficile.
Da un lato sento forte la responsabilità di guidare una comunità ancora
alla ricerca di risposte definitive, sapendo che nessuna sentenza potrà mai
risarcire il dolore che accompagna queste vite da dieci anni.
Dall'altro, essere qui oggi mi tocca profondamente sul piano umano. Le
immagini di quella drammatica giornata, ancora nitide nella mia mente,
fanno a pugni con i ricordi di me bambino, quando sognavo di accompagnare
mio padre al lavoro a bordo di un treno. Perché per me il treno è sempre
stato il simbolo della libertà, del riscatto sociale. Sono il figlio di un
ferroviere, di un macchinista delle Ferrovie dello Stato che grazie a quel
lavoro ha potuto farmi studiare, laureare e permettermi di essere qui
davanti a voi oggi.
Per me il treno ha sempre rappresentato il futuro. Ed è su questo binario
del futuro, verso la modernità e in sicurezza che vorrei viaggiasse la
Puglia di oggi. Senza dimenticare quello che è accaduto ma con la forza e
il dovere di guardare avanti per garantire un servizio pubblico eccellente,
che assicuri ai cittadini diritti, e concrete opportunità di vita.
Signor Presidente, mi permetta di chiudere rievocando l'immagine di lei a
bordo di quel tram storico che, qualche mese fa, l'ha condotta
simbolicamente alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di
Milano-Cortina.
Un tram storico che univa generazioni e storie diverse: donne, uomini,
bambini, sportivi. Quell'immagine racchiude il valore immenso che la
mobilità ha per l'identità e il tessuto sociale di una comunità. Quel tram
l'ha accompagnata verso un traguardo di successo per l'intero Paese.
Mi piace pensare che il viaggio della Puglia, da oggi in poi, possa
procedere sullo stesso binario di successo, dignità e modernità; un viaggio
in cui nessun cittadino venga più lasciato indietro e dove muoversi non
significhi più rischiare la vita, ma viaggiare, finalmente sicuri, verso il
futuro che meritiamo.
Grazie.
Privo
di virus.