(AGENPARL) - Roma, 10 Luglio 2026 - Mentre le diplomazie tentano ancora (invano) di dare un senso ai memorandum di giugno, la cronaca precipita in un bollettino di reciproche accuse che riporta il conflitto a uno stato di guerra aperta. L’ultima indiscrezione, rilanciata dal Wall Street Journal, parla di un presunto complotto iraniano per assassinare il Presidente Donald Trump, un’informazione che l’intelligence israeliana avrebbe condiviso con gli Stati Uniti.
Questo lancio, se confermato, si inserisce nel quadro di un’escalation che ha ormai travolto ogni accordo pregresso. Solo pochi giorni fa, nella notte tra il 7 e l’8 luglio, gli Stati Uniti hanno ripreso massicci bombardamenti su larga scala contro l’Iran, accusando Teheran di aver violato gli intese riguardanti lo Stretto di Hormuz.
È un salto indietro rispetto a quel mese di giugno, in cui Qatar e Pakistan avevano mediato colloqui in Svizzera tra Washington e Teheran, descritti come “costruttivi” e volti a implementare il memorandum di cessate il fuoco. Oggi, quel clima di dialogo appare un ricordo lontano, sostituito da una dinamica in cui la logica del sospetto alimenta la necessità politica di una linea dura — una linea che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha sempre caldeggiato — mentre gli attacchi militari colpiscono obiettivi sempre più sensibili, compresa la leadership suprema del Paese.
In questo scenario, la notizia del WSJ rischia di diventare l’ennesimo tassello di un gioco a incastro dove ogni parte insegue l’altra in un’escalation senza fine. In attesa di smentite o conferme, la verità dei fatti sembra contare meno della necessità strategica di mantenere alta la tensione, trasformando ogni nuovo aggiornamento in un ulteriore passo verso l’incognita.
