(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2026 - *INDUSTRIA. CIRIANI (FDI-ECR): "CBAM, IL MIO NO A DIFESA DELLE NOSTRE
FILIERE PRODUTTIVE"*
Un confronto costante con il territorio per portare a Bruxelles gli
interessi delle filiere produttive del Nordest, contro una crisi di sistema
di cui il caso Electrolux rischia di essere solo la punta dell'iceberg. È
quanto sta facendo l'eurodeputato *Alessandro Ciriani*, responsabile per
Fratelli d'Italia-ECR in Commissione ITRE del Parlamento Europeo, che ha
illustrato il proprio impegno e spiegato il proprio voto ai vertici e agli
associati delle Confindustrie Alto Adriatico, Udine, Veneto Est, Verona,
Vicenza e Belluno Dolomiti. Attraverso una lettera, l'esponente di FDI ha
voluto aggiornarli direttamente sui lavori di revisione del Meccanismo di
adeguamento del carbonio alle frontiere, noto come CBAM. Ciriani ha
esplicitato le motivazioni politiche e industriali che lo hanno spinto a
esprimere un voto contrario sul compromesso finale riguardante l'estensione
del dazio ambientale, a partire dal 2028, ai prodotti semilavorati e
complessi a valle che incorporano acciaio e alluminio, come la
componentistica, l'automotive e gli elettrodomestici.
*Passi avanti ma non risolutivi*"Nel compromesso finale riconosco alcuni
miglioramenti tecnici, frutto anche del recepimento dei miei emendamenti –
si legge nel testo –. Sono positivi il rafforzamento delle misure contro le
pratiche elusive, cioè contro i tentativi di aggirare il CBAM, e
l'attenzione al cosiddetto resource shuffling, ossia lo spostamento
artificiale verso il mercato europeo dei prodotti con minori emissioni,
senza una vera riduzione complessiva delle emissioni da parte del
produttore extra-UE. È positivo anche il rafforzamento della tracciabilità
per l'acciaio attraverso il meccanismo del melt and pour, cioè l'obbligo di
dimostrare dove l'acciaio è stato effettivamente fuso e colato. Questo
serve a verificare con maggiore precisione l'origine reale della produzione
siderurgica e a contrastare possibili aggiramenti. Tuttavia, questi passi
avanti non sono sufficienti a rendere il compromesso complessivamente
accettabile. La ragione del mio voto contrario è semplice: nel testo finale
sono venute meno alcune garanzie industriali che ritengo essenziali per
tutelare l'insieme delle filiere produttive europee, soprattutto gli
utilizzatori a valle".
*Eliminata la clausola di salvaguardia *Nel testo della lettera viene
evidenziato come sia stata eliminata una norma chiave, l'articolo 27a, che
prevedeva una vera e propria clausola di salvaguardia per sospendere
temporaneamente l'applicazione del CBAM in presenza di circostanze
eccezionali, rincari anomali o gravi crisi di approvvigionamento per le
aziende europee. Nel testo finale questa protezione è stata sostituita da
una più debole compensazione economica a posteriori che, secondo Ciriani,
interviene solo dopo che il danno alle catene produttive si è già
consumato. L'eurodeputato ha inoltre contestato la mancanza di un
paracadute normativo che blocchi la revoca graduale delle quote gratuite
ETS nel caso in cui il CBAM si dimostrasse inefficace nel prevenire la
delocalizzazione industriale, oltre alla mancata esclusione dell'urea,
considerata una materia prima strategica non sostituibile per molteplici
comparti produttivi europei. Ciriani ha chiarito che il CBAM deve difendere
la competitività europea proteggendo l'intera filiera e non trasformarsi in
un boomerang per chi continua a produrre in Europa con enormi sacrifici.
*Non finisce qui…*"Il mio voto contrario è dovuto al fatto che il testo,
così come formulato, non è sufficiente a proteggere chi con sacrificio
continua a produrre in Europa – conclude Ciriani –. Il CBAM deve diventare
uno strumento serio di difesa della competitività europea. Ma per esserlo
davvero deve tenere conto di tutte le filiere: non solo dei produttori a
monte, ma anche delle imprese che utilizzano materiali soggetti al costo
del carbonio, producono beni complessi, operano in catene di fornitura
lunghe e competono ogni giorno con prodotti provenienti da Paesi che non
sostengono gli stessi costi ambientali, energetici e regolatori. La
battaglia, però, non finisce qui. Continuerò a lavorare nelle prossime fasi
del dossier, dal passaggio in plenaria fino al negoziato con il Consiglio,
per reinserire le garanzie che sono state cancellate o indebolite: una vera
clausola di salvaguardia, un legame chiaro tra funzionamento del CBAM e
sospensione dell'eliminazione graduale delle quote gratuite ETS, maggiore
attenzione agli utilizzatori a valle e correzioni mirate sui codici che
rischiano di produrre costi sproporzionati senza benefici ambientali reali.
Lo farò in piena coerenza con l'azione del Governo italiano, che in Europa
sta difendendo competitività, lavoro e filiere produttive. L'obiettivo
resta quello di costruire una politica climatica che tuteli l'ambiente
senza trasformarsi in un fattore di deindustrializzazione, difendendo il
Made in Italy, il Made in Europe e la capacità produttiva del nostro
continente".