(AGENPARL) - Roma, 2 Luglio 2026 - L’Unione Europea corre ai ripari per tutelare la propria base industriale e i consumatori, varando due misure decisive per limitare il crescente squilibrio commerciale con la Cina. Con un deficit commerciale verso Pechino che ha raggiunto i 360 miliardi di euro nel 2025, Bruxelles ha deciso di passare all’azione.
Stop all’esenzione doganale per l’e-commerce Per contrastare la marea di prodotti a basso valore, l’UE ha rimosso l’esenzione doganale “de minimis” per i pacchi di valore inferiore a 150 euro, introducendo un dazio di 3 euro. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha giustificato la misura parlando di “equità per le imprese europee” e protezione dei consumatori contro prodotti spesso non conformi agli standard di sicurezza. La mossa punta dritta ai colossi dell’e-commerce come Temu e Shein, che controllano circa il 90% di questo traffico. Bruxelles denuncia come l’espansione aggressiva di queste piattaforme abbia messo i rivenditori europei in una posizione di netto svantaggio ingiusto, alterando le dinamiche di mercato e minando la competitività del commercio locale.
Protezione siderurgica: nuove quote e dazi Parallelamente, Bruxelles ha serrato le fila per proteggere la siderurgia europea. Le nuove norme fissano le quote esenti da dazi a 18,3 milioni di tonnellate annue, imponendo un dazio del 50% su 26 tipologie di importazioni di acciaio che eccedono tale limite. La misura impone inoltre una maggiore trasparenza sull’origine produttiva (“fusione e colata”), per evitare che paesi terzi vengano utilizzati come scalo per eludere le restrizioni. La situazione è critica: la produzione europea è scesa ai minimi storici nel 2026, spingendo le associazioni di categoria a chiedere interventi rapidi per evitare una perdita irreversibile di capacità industriale.
La tensione tra Bruxelles e Pechino Se da un lato l’UE cerca di difendere il proprio mercato, dall’altro Pechino promette battaglia, definendo le misure come “discriminatorie”. Gli analisti avvertono di un possibile “China Shock 2.0”, con il rischio di un “effetto branco di lupi”: ovvero una coalizione di diverse nazioni che, agendo in concerto, potrebbero degradare l’ambiente strategico e la reputazione commerciale internazionale della Cina. Nonostante Pechino definisca la relazione come partnership, Bruxelles ha fissato a ottobre la scadenza per risultati significativi nel riequilibrio commerciale, ribadendo che, per l’Europa, “lo status quo non è un’opzione”.
