(AGENPARL) - Roma, 1 Luglio 2026 - "L'approvazione all'unanimità della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio dedicata al confronto tra le legislazioni dei Paesi dell'Unione europea conferma una realtà evidente: in Europa la tutela delle donne procede ancora a velocità diverse. Lo studio mette in luce differenze profonde tra gli ordinamenti. Ci sono ancora Paesi che non hanno ratificato la Convenzione di Istanbul, manca una disciplina omogenea e perfino la definizione di femminicidio non è condivisa. Questo rende più difficile prevenire il fenomeno, confrontare i dati e costruire una strategia europea realmente efficace". Lo ha detto il deputato di Fratelli d'Italia Cristina Almici, componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere.
"L'Italia, invece, ha imboccato da tempo una strada precisa. È stata tra i primi Stati a ratificare la Convenzione di Istanbul e negli ultimi anni il Parlamento e il Governo hanno rafforzato in modo significativo gli strumenti di tutela. Il Governo Meloni ha proseguito con determinazione questo percorso, intervenendo sul Codice Rosso, introducendo il delitto autonomo di femminicidio e rendendo ancora più incisivi gli strumenti di protezione delle vittime e di contrasto agli autori delle violenze. Come componente della Commissione ritengo che oggi l'Italia abbia il dovere di mettere questa esperienza a disposizione dell'Europa. Non per impartire lezioni, ma per contribuire a costruire regole comuni più efficaci e garantire gli stessi diritti a tutte le donne europee. La violenza di genere non si ferma davanti ai confini nazionali. Per questo – conclude Almici – anche la risposta delle istituzioni deve diventare sempre più europea. Se vogliamo combattere davvero questo fenomeno, serve un quadro normativo più uniforme, capace di assicurare ovunque gli stessi livelli di prevenzione, protezione e giustizia".
