(AGENPARL) - Roma, 25 Giugno 2026 - WASHINGTON – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha impresso una svolta radicale alla giurisprudenza in materia di diritti umani. Il massimo organo giudiziario americano ha stabilito un limite importante. Ha infatti deciso che l’Alien Tort Statute del 1789 non può più essere invocato per cause che coinvolgono la politica estera. Questo statuto permetteva in precedenza di perseguire abusi commessi all’estero.
Il caso Cisco: sorveglianza e persecuzione
La decisione nasce dal contenzioso contro il colosso tecnologico statunitense Cisco Systems. L’azienda era stata accusata di aver progettato sistemi di sorveglianza avanzati per il Partito Comunista Cinese. Secondo l’accusa, le autorità di Pechino hanno usato tale infrastruttura per monitorare e arrestare i membri del Falun Gong. I perseguitati hanno subito torture e detenzioni arbitrarie. Il ricorso mirava a responsabilizzare la multinazionale americana per il suo ruolo di “facilitatore” negli abusi.
La nuova dottrina giudiziaria
La Corte ha approvato la sentenza con una maggioranza di 6-3, riflettendo una netta frattura ideologica. Il blocco conservatore ha votato compatto a favore. La giudice Amy Coney Barrett ha scritto il provvedimento della Corte argomentando che le controversie sui diritti umani invadono il campo della politica estera. Pertanto, questa materia spetta esclusivamente al Presidente e al Congresso, sottraendola al controllo dei tribunali. Questa interpretazione ribalta un precedente consolidato da vent’anni, limitando drasticamente lo spazio di manovra legale per le vittime straniere.
Un cambio di passo critico
L’impatto di questa decisione è duplice. Da un lato, viene eliminato lo strumento legale che permetteva di “nominare e svergognare” (name and shame) aziende e governi colpevoli di violazioni. Difatti, questo strumento scoraggiava in passato le imprese americane dal collaborare con regimi autoritari. Dall’altro lato, la sentenza conferma una tendenza isolazionista che solleva dubbi sulla tenuta dell’impegno americano a tutela dei diritti umani globali.
Le critiche non si sono fatte attendere. Il professor Noah Feldman di Harvard ha espresso un giudizio netto, affermando che “L’era in cui gli Stati Uniti si preoccupavano dei diritti umani in altri paesi è ufficialmente finita”. Pertanto, per le vittime di abusi, le porte dei tribunali americani si chiudono. Di conseguenza, si segna un precedente che allinea la giustizia statunitense a una visione più restrittiva e meno interventista sullo scacchiere internazionale.
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